domenica 30 novembre 2014

Di fronte al teatrino della politica, la Città non può far finta di niente

Sono passati ormai alcuni mesi dal “terremoto” del 4 giugno, ma gli esiti  della larga coalizione Orsoni & Co. sono purtroppo ancora in azione.
E’ all’opera la sfiducia corrosiva nei confronti di una democrazia locale sotto scacco, dove i cittadini si convincono, giorno dopo giorno, che nulla sia davvero riformabile, che i problemi reali della Città siano irrisolvibili.
E’ all’opera una gestione commissariale  (arrogante e/o inconsapevole ?) che un giorno pensa, col Documento Direttore Arsenale, di non toccare le concessioni “illegittime” della passata Giunta (in quel pezzo urbano unico da cui potrebbe ripartire una nuova storia veneziana, capace di ridare forza e vita a una Città sotto assedio), e il successivo smonta interi pezzi della memoria cittadina (è questo il caso della messa in vendita del primo stralcio di Villa Hériot), proseguendo sulla via della svendita patrimoniale della passata Amministrazione ancora all'opera in Comune con la "sua" dirigenza.
E’ in atto un’operazione soporifera da parte di una coalizione politica – uscente ma magicamente ricostituita - che vuol convincere tutti noi che nulla è successo, che basterà qualche piccola correzione, qualche volto nuovo, e tutto, magicamente, tornerà come prima. Perché: tutto cambi perché nulla cambi.
E’, infine, all’opera un’operazione, che potremmo ribattezzare, senza tanta fantasia, “mani sulla Città” (ve lo ricordate il bellissimo e tristissimo film di Francesco Rosi sul sacco di Napoli?), da parte di due padroni delle ferriere – il primo al Porto, Paolo Costa, e il secondo all’aeroporto, Enrico Marchi – che ostinatamente cercano di rendere impossibile il governo del Comune e del suo territorio. Lo fanno – il primo con il Contorta e il secondo con il Master Plan 2021 su Tessera – per far sì che domani, cioè dopo le elezioni della primavera 2015, sia nei fatti impossibile tornare indietro, tornare cioè a un governo vero della Comunità. Questi signori parlano di sviluppo ma preparano il disastro ambientale; parlano di turismo ma ipotecano la futura salvaguardia della Laguna di Venezia.
Di fronte a tutto questo, non abbiamo molte scelte. Possiamo solo mobilitare la Cittadinanza. E’ una via obbligata per rimettere in piedi una Politica che sia all’altezza delle questioni e delle sfide, ormai improrogabili, che abbiamo dinanzi.
La scelta è chiara: da una parte il fronte della conservazione, composto da piccoli e grandi interessi chiusi nella loro miope difesa, interessi tesi solo a riprodursi, ancora un po’, il più possibile; dall’altro,  ci sono i cittadini - sia come individui  singoli sia come associazioni attive e diffuse - i quali sperimentano quotidianamente un insopportabile stato di degrado, di sofferenza e di frustrazione. E’ a questa parte, vera e sana, che vorremmo parlare, dicendo, semplicemente e pianamente: guardate che possiamo ancora reagire, che possiamo ancora reinventare un’idea seria e utile di Città, perché siamo in tanti che  non vogliamo arrenderci, perché siamo in tanti ad avere idee, competenze e risorse per reagire.
Ma per ridare speranza alle forze del cambiamento, bisogna che la partecipazione sia il metro di misura di ogni politica futura. Occorre mettere in campo una mobilitazione ampia, inedita e orizzontale, durante la prossima campagna elettorale, per alimentare un confronto autentico, senza infingimenti, che obblighi le forze della conservazione (che non hanno colore: stanno a destra, al centro e a sinistra) a rimettersi in questione. Sia chiaro, i partiti veneziani da soli non lo faranno. Solo se li obbligheremo con un’ampia e convinta mobilitazione, si vedranno costretti.
Le forze del rinnovamento non chiedono “permesso” ma rendono necessario il cambiamento, anche a chi,  fino all’ultimo, si oppone al rinnovamento, alla rinascita di una comunità che non ne può più.

Giampietro Pizzo


Venezia Cambia 2015

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