L'associazione Fondamente ha
avuto l'onore ed il piacere di presentare presso la sua sede a Venezia
una grande opera di Gabriella Bianco, scrittrice, sceneggiatrice,
studiosa, ricercatrice e direttrice di vari Istituti di Cultura Italiani
all'Estero, un autentico romanzo storico, un drammatico romanzo d'amore
in cui la struggente storia d'amore vissuta da Magdalena Pokorny in
Hofdemel per il suo grande e geniale maestro Wolfgang Amadeus Mozart
avvince ed ha un notevole effetto catartico e terapeutico degno delle
più grandi tragedie. Gabriella Bianco tratta di questo amore
incondizionato con grande perizia contestualizzando il tutto nei precisi
e dettagliati eventi degli ultimi 3 anni di vita di Mozart, con
un'intensa e illuminante indagine introspettiva sui sentimenti e le
fortissime emozioni che animano i suoi personaggi e che a loro volta
influenzano e si evocano con forza nell'animo anche dei meno
appassionati lettori. In questa sede l'autrice ha anche raccontato come
attraverso le sue ricerche in mezzo Mondo e attraverso le testimonianze
dirette di una sua amica erede e postera parente di Magdalena Pokorny
sia riuscita a svelare verità sulle cause reali della morte di Mozart
che sinora non erano venute compiutamente alla luce. E' un libro scritto
bene, scorrevole che non stanca mai, anche a livello di racconto
cinematografico che meriterebbe la consacrazione in un grande film a
Hollywood. Alla fine del video vi è un recitativo su musiche Mozartiane
della giovane, bella e sensuale Giulia Saya che interpreta con
freschezza e autenticità alcuni passi dei sentimenti vissuti e descritti
di Magdalena. Interviene anche l'erudito e grande cultore dell'arte in
tutte le sue forme Franco Zannini che si complimenta in maniera
entusiasta con Gabriella Bianco. Ringrazio Gabriella per avermi dato
l'opportunità di leggere e introdurre il suo romanzo. Auguri e alla
prossima.
P.S.: alcuni volumi del romanzo sono a disposizione presso la Casa dei Mori. in campo dei Mori a Venezia.
Vito Simi de Burgis
Sono passati ormai alcuni mesi
dal “terremoto” del 4 giugno, ma gli esiti della larga
coalizione Orsoni & Co. sono purtroppo ancora in azione.
E’ all’opera la sfiducia
corrosiva nei confronti di una democrazia locale sotto scacco, dove i cittadini
si convincono, giorno dopo giorno, che nulla sia davvero riformabile, che i
problemi reali della Città siano irrisolvibili.
E’ all’opera una gestione
commissariale (arrogante e/o inconsapevole ?) che un giorno pensa,
col Documento Direttore Arsenale, di non toccare le concessioni
“illegittime” della passata Giunta (in quel pezzo urbano unico da cui
potrebbe ripartire una nuova storia veneziana, capace di ridare forza e vita a
una Città sotto assedio), e il successivo smonta interi pezzi della memoria
cittadina (è questo il caso della messa in vendita del primo stralcio di Villa
Hériot), proseguendo sulla via della svendita patrimoniale della passata
Amministrazione ancora all'opera in Comune con la "sua" dirigenza.
E’ in
atto un’operazione soporifera da parte di una coalizione politica –
uscente ma magicamente ricostituita - che vuol convincere tutti noi che nulla è
successo, che basterà qualche piccola correzione, qualche volto nuovo, e tutto,
magicamente, tornerà come prima. Perché: tutto cambi perché nulla cambi.
E’, infine, all’opera
un’operazione, che potremmo ribattezzare, senza tanta fantasia, “mani sulla
Città” (ve lo ricordate il bellissimo e tristissimo film di Francesco Rosi sul
sacco di Napoli?), da parte di due padroni delle ferriere – il primo al Porto,
Paolo Costa, e il secondo all’aeroporto, Enrico Marchi – che ostinatamente
cercano di rendere impossibile il governo del Comune e del suo territorio. Lo
fanno – il primo con il Contorta e il secondo con il Master Plan 2021 su
Tessera – per far sì che domani, cioè dopo le elezioni della primavera 2015,
sia nei fatti impossibile tornare indietro, tornare cioè a un governo vero
della Comunità. Questi signori parlano di sviluppo ma preparano il disastro
ambientale; parlano di turismo ma ipotecano la futura salvaguardia della Laguna
di Venezia.
Di fronte a tutto questo, non
abbiamo molte scelte. Possiamo solo mobilitare la Cittadinanza. E’ una via
obbligata per rimettere in piedi una Politica che sia all’altezza delle
questioni e delle sfide, ormai improrogabili, che abbiamo dinanzi.
La scelta è chiara: da una parte
il fronte della conservazione, composto da piccoli e grandi interessi chiusi
nella loro miope difesa, interessi tesi solo a riprodursi, ancora un po’, il
più possibile; dall’altro, ci sono i cittadini - sia come
individui singoli sia come associazioni attive e diffuse - i quali
sperimentano quotidianamente un insopportabile stato di degrado, di sofferenza
e di frustrazione. E’ a questa parte, vera e sana, che vorremmo parlare,
dicendo, semplicemente e pianamente: guardate che possiamo ancora reagire, che
possiamo ancora reinventare un’idea seria e utile di Città, perché siamo in
tanti che non vogliamo arrenderci, perché siamo in tanti ad avere
idee, competenze e risorse per reagire.
Ma per ridare speranza alle forze
del cambiamento, bisogna che la partecipazione sia il metro di misura di ogni
politica futura. Occorre mettere in campo una mobilitazione ampia, inedita e
orizzontale, durante la prossima campagna elettorale, per alimentare un
confronto autentico, senza infingimenti, che obblighi le forze della
conservazione (che non hanno colore: stanno a destra, al centro e a sinistra) a
rimettersi in questione. Sia chiaro, i partiti veneziani da soli non lo
faranno. Solo se li obbligheremo con un’ampia e convinta mobilitazione, si
vedranno costretti.
Le forze del rinnovamento non
chiedono “permesso” ma rendono necessario il cambiamento, anche a
chi, fino all’ultimo, si oppone al rinnovamento, alla rinascita di
una comunità che non ne può più.
L'Associazione Fondamente (www.gruppoculturapolitica.blogspot.com) ha inaugurato presso la Casa dei Mori in Campo dei Mori a Venezia
la mostra "Opere" di Franco Zannini: introdurranno Saverio Simi de Burgis insegnante di storia dell'Arte presso l'Accademia di Belle Arti di
Venezia e Vito Simi de Burgis socio dell'Associazione Fondamente.
Oltre ad ammirare le sue opere, è stata una
vera e propria lezione sull’arte, le sue rappresentazioni e la storia
dell’arte, tenuta sia con l’introduzione di Franco Zannini, che con la presentazione
di Saverio Simi de Burgis che ha intessuto e inserito le opere di Franco
Zannini nel contesto della produzione dei pittori del 900 in particolare con
atmosfere tipiche Veneziane. Franco Zannini oltre ad essere giurista ed esperto in
antropologia e psicanalisi forense, conosciuto studioso e uomo di cultura, è
anche valido, appassionato e apprezzato pittore sin dall'adolescenza: i suoi
dipinti di paesaggi e di simboli sono rappresentati nei suoi quadri in ampie
oniriche visuali e visioni evidenzianti elementi di contrasto tra la vita
pubblica e la vita privata con persone spesso raffigurate con volti e sguardi
turbati; una mostra di quadri comunicanti intense emozioni e inviti a
soffermarsi e pensare, oggi più che mai attuale. Bellissimi e molto suggestivi i paesaggi rappresentati. Sue opere sono tuttora visibili oltre che a Venezia anche a
Parigi e a New York dove Franco ha esposto in anni precedenti. E, a proposito di Venezia, valorizziamo le competenze e i meriti dei suoi cittadini spesso più famosi e dacantati all'Estero che in Patria: "nemo propheta in patria" non è sempre vero, anzi... Vi suggerisco per maggiori dettagli e per visualizzare almeno alcuni quadri di Franco in anteprima, di vedere la videoregistrazione incorporata, e soprattutto visitate la mostra aperta usualmente dalle 18.00 alle 20.00 nella sede di Fondamente presso Campo dei Mori a Cannaregio, Venezia (eventuale contatto email: fondamente@gmail.com). Vito Simi de Burgis
Due poteri negativi e autoreferenziali controllano il destino di un'intera comunità. Due poli, l'Aeroporto e il Porto, nati come funzione pubblica al servizio di un miglior sviluppo territoriale e sociale sono ormai diventate mere strutture di interesse privato. Perché tutte le loro scelte rispondono a questa logica.
A capo di questi poteri ci sono due persone, con storie e percorsi certo molto diversi ma accomunate oggettivamente da un medesimo destino e dal medesimo binomio: potere e denaro.
Il primo, Paolo Costa, ex-sindaco ed ex-ministro, detta legge sulle acque e sulla Laguna; il secondo, vecchio sodale di Galan e Ghedini, Enrico Marchi, domina sulla terraferma.
Non si tratta di illazioni. Le prove sono a portata di mano e la recente cronaca giornalistica ne dà un'amara conferma.
Paolo Costa ha fatto approvare, da un governo supino alle sue volontà, la costruzione di un Canale di navigazione, il Contorta-Sant'Angelo, assurdo e che, semmai realizzato, coinciderebbe con la letterale distruzione della Laguna di Venezia.
Enrico Marchi, dopo essersi impossessato totalmente di SAVE (con il beneplacito della Regione, della Provincia e del Comune di Venezia che hanno messo in vendita per una manciata di lenticchie le loro quote pubbliche), detta legge al Ministero delle Infrastrutture (Lupi), all'ENAV e alle Ferrovie dello Stato.
Tutto questo non è frutto della furba abilità di due manager; no, tutto questo è frutto di una Politica incapace e prona ai loro interessi. Una Politica che a Roma come a Venezia ha assecondato i loro interessi; una Politica che ieri ha avallato gli interessi del Consorzio Venezia Nuova di Mazzacurati e oggi ripete il reato approvando i progetti di Costa e di Marchi.
Una politica fatta da persone senza alcuna visione, senza competenze, e, soprattutto, senza valori civici.
Ora, o noi cittadini metteremo fine con la nostra volontà e con il nostro voto a tutto questo, oppure Venezia e la sua Storia saranno destinate a un tragico e triste epilogo.
Qualcuno, da tempo, si augura che la Magistratura intervenga e sveli (del resto, non ci vorrebbe molto!) le azioni illecite di questi signori. Ma delegare alla Magistratura questa azione riparatrice e risanatrice non basta, e non è giusto.
Solo una Comunità determinata e organizzata cambia davvero il proprio Destino.
Qui di seguito la videoregistrazione dell'incontro svoltosi presso la Casa dei Mori effettuato con Vito Simi de Burgis che ha condotto un'introduzione scientificamente più appropriata e attuale alla lettura, allo studio ed interpretazione dei
lineamenti e delle fattezze dei volti umani, quella che comunemente viene denominata
Morfopsicologia termine coniato dallo psichiatra e studioso dott. Louis Corman.
Vito Simi de Burgis:
"La fisiognomica, ma soprattutto la morfopsicologia è una materia, uno studio
che mi è sempre interessato e che secondo me al giorno d’oggi andrebbe
ripreso e approfondito in maniera più diffusa e cosciente in quanto credo
che possa costituire un valido aiuto come griglia interpretativa dell'essere umano attraverso un' idonea osservazione e “codifica” di alcuni "segni" di un volto.
Con una esplorazione di un volto umano, che deve essere assolutamente scevra da
qualsiasi giudizio morale ed etico, possiamo essere in grado di intuire, evidenziare e distinguere non solo alcuni approcci comportamentali che altrimenti, solo
ascoltando e/o esaminando discorsi e parole, ci possono sfuggire e/o
ingannare, ma anche la reattività, la riflessività, la tonicità, l'atteggiamento affettivo, la perseveranza, la predisposizione ad un atteggiamento più attivo o più passivo nei confronti degli avvenimenti, la facoltà di concentrazione e/o di avere una notevole o ridotta/concentrata ampiezza di coscienza, e per finire l'energia di base che un individuo possiede e che viene più o meno utilizzata nel corso della vita a seconda delle stimolazioni che gli provengono dall'ambiente esterno più o meno favorevole in cui vive: in sostanza il volto umano non è solamente frutto dell'eredità genetica di un umano, ma si modfica e assume nel tempo a partire dalla nascita sino alla vecchiaia, assumendo ed evidenziando segni che senz'altro sono il risultato di forze che possono esprimersi sia sinergicamente, che in opposizione a quelle che potrebbero essere le nostre più intime aspettative e profonde esigenze.
Forze che sono di espansione/dilatazione e di retrazione, di istinto/pulsione alla vita o istinto di sopravvivenza, che, a seconda degli avvenimenti rinforzanti, più o meno siamo in grado di attivare.
Sin dagli albori della storia dell’umanità
l’animale sociale che è l’uomo ha avuto la prima impressione, quella più dettagliata del riconoscimento di un altro individuo guardandolo negli occhi e nel volto e modulando in tal modo il
proprio comportamento perlomeno a livello istintivo ed inconscio: ora si
tratta di portare a livello più conscio certe informazioni che ci
vengono date dall’osservazione dei volti altrui e in conseguenza
prendere anche maggior consapevolezza delle modificazioni che al
riguardo possono avere anche i nostri volti (sia a livello immediato
mimico/espressivo, che a seconda del vissuto più intimo che noi attribuiamo a determinati eventi che ci riguardano e che "scavano","modellano" e "rinpolpano" i nostri connotati) e e relativi nostri comportamenti. Guardiamoci in faccia.
In conclusione posso azzardare a dire a mo' di esempio e semplificando, che
una persona con un “grande viso” (il quadro con terminologia morfopsicologica, quindi con buona dose di
energia) in cui un maggior sviluppo del piano cerebrale (piano 1) associato ad
un altrettanto maggior sviluppo del piano istintivo/masticatorio/realizzatorio (piano
3) rispetto ad un minor sviluppo in percentuale del piano
intermedio/respiratorio/affettivo (piano 2) con i recettori oculari piuttosto
vicini e convergenti, possiede in generale buone capacità manageriali e di
gestione finalizzate specialmente al conseguimento concreto di uno scopo
prefissato, mentre una persona ugualmente con un grande viso che abbia i tre
piani del viso e quindi anche quello respiratorio in simile espansione percentuale
e coni recettori oculari più
distanziati, può ugualmente esprimere ottime capacità manageriali/realizzative
rispetto ad uno scopo, tenendo però maggiormente conto dell’ambiente che lo
circonda e conseguentemente delle possibili mutue relazioni che si possono
instaurare, in poche parole “ha naso”, può attuare un atteggiamento più affettivo e sente di più l’ambiente circostante
coinvolgendolo maggiormente, anche se sacrificando leggermente e quindi ponendo in
minor rilievo, diciamo in secondo piano, lo stretto conseguimento dello scopo
pratico prefissato.
Iniziamo a studiare i visi e le loro evoluzioni per sapere
anche chi e come andremo a scegliere i
nostri prossimi rappresentanti politici basandoci non solamente sulle parole,
sulle dichiarazioni d’intenti e sui discorsi che vengono e verranno pronunciati. Sulla pagina di questo blog http://vitosideb.wordpress.com/2014/05/22/guardiamoci-in-faccia-introduzione-alla-lettura-dei-volti/ vi è il link da cui potete scaricare il file delle diapositive presentate all'incontro."
In questa videoregistrazione che vi invitiamo a seguire, molti cittadini Veneziani provenienti da varie associazioni operanti nel territorio Comunale di Venezia si sono incontrati presso il Palaplip di Mestre per comprendere, discutere e proporre idee e scenari possibili futuri e immediati considerati gli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto negativamente la città ed i cittadini di Venezia e Mestre nel loro complesso. Per Veneziacambia2015 (www.veneziacambia2015.org ) sono intervenuti Giampietro Pizzo e Maria Rosa Vittadini a seguito dell'appello già rivolto ai cittadini veneziani precedentemente agli avvenimenti che hanno coinvolto il Comune di Venezia e l'affaire MOSE, il 15 maggio 2014 in tempi non sospetti quasi prevedendo questa debacle.
Organizzato da Fondamente, si è svolto a Venezia
presso la Casa dei Mori lo scorso 17 aprile (http://goo.gl/maps/pVUgO ) l'incontro con Stefano Levi
della Torre che ci ha presentato e illustrato il suo interessantissimo
(consigliato da leggere per i precisi e lucidissimi ragionamenti!) libro edito
da Einaudi "Laicità, grazie a Dio". E' seguito un interessante
dibattito con domande all'autore ed esaurienti risposte, il tutto con la
mediazione dello Storico Goivanni Levi fratello dell'illustre Ospite. Qualche
appunto: «Il laico e il credente, - scrive Levi Della Torre, - sono
consanguinei che interferiscono tra loro anche nella stessa persona, e litigano
come Giacobbe ed Esaú nel ventre della stessa madre. L'uno col vessillo del
conoscere, l'altro col vessillo del credere, ma entrambi fanno l'una e l'altra
cosa, in luoghi però diversi della mente e del cuore. Talvolta il laico e il
credente si spartiscono il territorio (a questo le cose del mondo, a quello le
cose di Dio) per un compromesso di pace, ma a rischio di falsificare le
rispettive nature che, per entrambi, sono invadenti e pervasive".
Le fonti, gli stimoli che hanno indotto Stefano Levi della
Torre a scrivere il suo pamphlet edito da Einaudi sono un passo del libro biblico
di Giobbe, il giusto e pio Giobbe che alla fine protesta per il male e le
angustie che riceve continuamente nella sua vita e chiede a Dio di conoscerne
il perché: tutto ciò porta alla teodicea ovvero alla conclusione che Dio è
sempre imperscrutabilmente giusto e ha sempre ragione; questo fatto viene qui
declinato e interpretato in maniera opposta e originale da Levi della Torre,
che individua Dio che si arrabbia e pensa: “cosa ne sapete voi uomini religiosi
di me? La pretesa di sapere come funziona Dio è assolutamente deteriore e
blasfemo, perché Dio è mistero: qui vi è la laicità di Dio nei confronti dei
religiosi.”
Altro testo fondamentale di riferimento è un passo dallo
Zibaldone dei pensieri di Giacomo Leopardi che Levi della Torre considera
fondante della laicità: “La metafisica che va dietro alle ragioni occulte delle
cose, che esamina la natura, le nostre immaginazioni, ed idee etc.; lo spirito
profondo e filosofico, e ragionatore, sono i fatti della incredulità. Ora
queste cose furono massimamente propagate dalla religione Giudaica e Cristiana,
che insegnarono ed avvezzarono gli uomini a guardar più alto del campanile, a
mirar più giù del pavimento, insomma alla riflessione, alla ricerca delle cause
occulte, all’esame e spesso alla condanna ed abbandono delle credenze naturali,
delle immaginazioni spontanee e malfondate ec. (V. p.1065. capoverso 2). E sebben
tutte le religioni sono una specie di metafisica, e quindi tutte le religioni
un poco formate si possono considerare come cause dell’irreligione, ossia del
loro contrario, (mirabile congegnazione del sistema dell’uomo, il quale non
sarebbe irreligioso se non fosse stato religioso); con tuttociò questa qualità
principalmente, come ognun vede, appartiene alla Religione giudaica e
Cristiana.”
Qui vi è un indubbio riconoscimento storico che la laicità
deriva dalla religione. L’oggetto dell’incredulità sono anche le nostre immaginazioni
e idee: un pensiero che pensa se stesso, grazie a Dio siamo arrivati alla
critica dell’idea stessa di Dio.
Citando da Sant’Agostino “Il comprendere è premio della
fede, quindi non cercare di capire per credere, ma credi per capire”, Levi
della Torre identifica i due vettori inversi del pensiero religioso e del
pensiero non religioso (laico) quello del credente il cui vessillo è la fede,
il credere, e quello del non credente il cui vessillo è il conoscere.
L’intento principale di Stefano L.D.T. è definire una forma
della filosofia della laicità.
Sia il credente sia il non credente hanno da conoscere e
riconoscere il mistero, ma lo trattano in maniera differente: emerge il
coraggio del pensiero laico che non trova le rassicurazioni che dà la
religione.
Dio è depositario del senso dell’obiettivo finale: è una proiezione
dell’esigenza primaria dell’essere umano che è il dare senso ultimo delle cose.
Intento di LdT è di arrivare a schemi semplificati: esistenzialmente la verità
è una realtà dotata di senso. Dio è l’inspiegabile con cui tutto si spiega.
In negativo siamo spinti al sapere per la paura del buio, per
necessità di sopravvivenza, per uscire dall’angoscia.
In positivo siamo spinti al sapere dal desiderio di realizzare
ciò cui aspiriamo.
Paura e desiderio quindi sono le pulsioni fondamentali dell’animale
uomo sin dalla nascita.
La paura ci spinge a creare confini, limiti e chiarezza, per
eliminare la sensazione di caos e di buio; il desiderio è la pulsione di
travalicare i confini, di avventurarsi è vedi Ulisse.
L’essere umano è un animale sociale e simbolico sin da
bambino.
La religione coglie questo strato fondamentale
dell’esistere. Invece la laicità ha come suo paradigma fondamentale quello
dell’essere adulto, del connettere razionalmente le cose.
LdT cerca di essere e di promuovere il pensiero laico nel
confronto stesso della laicità.
La domanda è: come funziona la ragione? La ragione è la capacità
di un discorso di trovare connessioni logiche che però naviga su un binario che
è irrazionale e che è il linguaggio. La ragione si muove e vive in un ambiente
fortemente simbolico e irrazionale come appunto è il linguaggio.
Atto di fede sulla ragione: no anche qui va fatta una
critica!
Insomma Stefano ci conducein un affascinante percorso di consapevolizzazionee coscientizzazione sul fatto che la ragione
naviga in un ambiente simbolico e si appunta su punti che son scelti per
passione!
La ragione comincia a funzionare per passioneèautoconsapevolezza
del pensiero laico.
Per esempio Freud ha iniziato per passione della ragione a
pensare e studiare le ragioni delle passioni!
Attraverso queste ed altre profonde intuizioni, analisi e
brillanti speculazioni si svolge tutto il pensiero di Stefano Levi della Torre
che qui invitiamo a vedere e ascoltare nella videoregistrazione del suo
incontro per scopi sia didattici che evolutivi.
Un'ultima sua citazione:
«Da laico, non obietto alla religione di essere troppo
metafisica, ma di esserlo troppo poco. Perché pretende di dare un volto
definitivo all´abisso. I veri, grandi mistici laici del moderno sono proprio
Leopardi e Kafka. Perché accettano l´abisso e ci sprofondano dentro. Senza
riempire il mistero di parole volte ad addomesticare quell´abisso, per
addolcirne l´angoscia. Senza tradurre la vertigine dell´insondabile in liturgie
consolatorie. Freud sosteneva che si investono più energie nel ripararsi dagli
stimoli che nel riceverli. Ecco, le religioni costruiscono delle formidabili
fantasmagorie proprio per incistare lo scandalo del caos, per dare senso alla
realtà e al contempo ripararsi da essa». V.S.d.B.