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giovedì 10 luglio 2014

Sulla lettura e interpretazione dei volti umani

Qui di seguito la videoregistrazione dell'incontro svoltosi presso la Casa dei Mori effettuato con Vito Simi de Burgis che ha condotto un'introduzione scientificamente più appropriata e attuale alla lettura, allo studio ed interpretazione dei lineamenti e delle fattezze dei volti umani, quella che comunemente viene denominata Morfopsicologia termine coniato dallo psichiatra e studioso dott. Louis Corman.
Vito Simi de Burgis:
"La fisiognomica, ma soprattutto la morfopsicologia è una materia, uno studio che mi è sempre interessato e che secondo me al giorno d’oggi andrebbe ripreso e approfondito in maniera più diffusa e cosciente in quanto credo che possa costituire un valido aiuto come griglia interpretativa dell'essere umano attraverso un' idonea osservazione e “codifica” di alcuni "segni"  di un volto.
Con una esplorazione di un volto umano, che deve essere assolutamente scevra da qualsiasi giudizio morale ed etico, possiamo essere in grado di intuire, evidenziare e distinguere non solo alcuni approcci comportamentali che altrimenti, solo ascoltando e/o esaminando discorsi e parole, ci possono sfuggire e/o ingannare, ma anche la reattività, la riflessività, la tonicità, l'atteggiamento affettivo, la perseveranza, la predisposizione ad un atteggiamento più attivo o più passivo nei confronti degli avvenimenti, la facoltà di concentrazione e/o di avere una notevole o ridotta/concentrata ampiezza di coscienza, e per finire l'energia di base che un individuo possiede e che viene più o meno utilizzata nel corso della vita a seconda delle stimolazioni che  gli provengono dall'ambiente esterno più o meno favorevole in cui vive: in sostanza il volto umano non è solamente frutto dell'eredità genetica di un umano, ma si modfica e assume nel tempo a partire dalla nascita sino alla vecchiaia, assumendo ed evidenziando segni che senz'altro sono il risultato di forze che possono esprimersi sia sinergicamente,  che in opposizione a quelle che potrebbero essere le nostre più intime aspettative e profonde esigenze.
Forze che sono di espansione/dilatazione e di retrazione,  di istinto/pulsione alla vita o istinto di sopravvivenza, che, a seconda degli avvenimenti rinforzanti, più o meno siamo in grado di attivare.
Sin dagli albori della storia dell’umanità l’animale sociale che è l’uomo ha avuto la prima impressione, quella più dettagliata del riconoscimento di un altro individuo guardandolo negli occhi e nel volto e modulando in tal modo il proprio comportamento perlomeno a livello istintivo ed inconscio: ora si tratta di portare a livello più conscio certe informazioni che ci vengono date dall’osservazione dei volti altrui e in conseguenza prendere anche maggior consapevolezza delle modificazioni che al riguardo possono avere anche i nostri volti (sia a livello immediato mimico/espressivo,  che a seconda del vissuto più intimo che noi attribuiamo a determinati eventi che ci riguardano e che "scavano","modellano" e "rinpolpano" i nostri connotati) e  e relativi nostri comportamenti. Guardiamoci in faccia.

In conclusione posso azzardare a dire a mo' di esempio e semplificando, che una persona con un “grande viso” (il quadro con terminologia  morfopsicologica, quindi con buona dose di energia) in cui un maggior sviluppo del piano cerebrale (piano 1) associato ad un altrettanto maggior sviluppo del piano istintivo/masticatorio/realizzatorio (piano 3) rispetto ad un minor sviluppo in percentuale del piano intermedio/respiratorio/affettivo (piano 2) con i recettori oculari piuttosto vicini e convergenti, possiede in generale buone capacità manageriali e di gestione finalizzate specialmente al conseguimento concreto di uno scopo prefissato, mentre una persona ugualmente con un grande viso che abbia i tre piani del viso e quindi anche quello respiratorio in simile espansione percentuale e con  i recettori oculari più distanziati, può ugualmente esprimere ottime capacità manageriali/realizzative rispetto ad uno scopo, tenendo però maggiormente conto dell’ambiente che lo circonda e conseguentemente delle possibili mutue relazioni che si possono instaurare, in poche parole “ha naso”, può attuare un atteggiamento più affettivo e sente di più l’ambiente circostante coinvolgendolo maggiormente, anche se  sacrificando leggermente e quindi ponendo in minor rilievo, diciamo in secondo piano, lo stretto conseguimento dello scopo pratico prefissato.
Iniziamo a studiare i visi e le loro evoluzioni per sapere anche chi e come  andremo a scegliere i nostri prossimi rappresentanti politici basandoci non solamente sulle parole, sulle dichiarazioni d’intenti e sui discorsi che vengono e verranno pronunciati. Sulla pagina di questo blog http://vitosideb.wordpress.com/2014/05/22/guardiamoci-in-faccia-introduzione-alla-lettura-dei-volti/  vi è il link da cui potete scaricare il file delle diapositive presentate all'incontro."

giovedì 22 maggio 2014

Appassionato appello ai cittadini Veneziani

Il 15 maggio 2014, si è svolto in Campo dei Mori a Venezia un incontro organizzato dai cittadini Veneziani aderenti a Veneziacambia2015 (www.veneziacambia2015.org ) in cui è stato letto con voce sicura da alcuni promotori un appello a tutti i cittadini Veneziani in vista delle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno a venezia nel 2015. Un appello a cui si sono aggiunte le voci dei numerosi ed interessati presenti che hanno convenuto ed hanno contribuito con le loro osservazioni ad individuare e incrementare le tematiche che si vogliono affrontare con la costituzione di relativi tavoli di lavoro che si pensa di organizzare al più presto con l'augurabile  partecipazione di tutti i cittadini Veneziani interessati a rendere migliore la vita nella propria città , nel proprio territorio e nel proprio Comune. E' stato anche presentato il neonato sito www.veneziacambia2015.org in cui si può leggere l'appello ed a cui si può aderire o semplicemente  partecipare postando i propri commenti e contributi.
Qui di seguito la videoregistrazione dell'evento:

giovedì 20 febbraio 2014

Il prof. Giovanni Levi introduce agli ultimi scritti di grande erudizione del prof. Franco Zannini



Fondamente ha organizzato a Venezia presso la casa dei Mori in Campo dei Mori l'incontro con i professori Giovanni Levi e Franco Zannini su 2 pamphlets scritti dallo stesso Franco Zannini avvocato e giurista, ovvero "Marxismo nelle coscienze e nel tempo" e "Archeologia della decisione": ampie analisi su ciò che sta alla base dell'azione e delle scelte anche in politica.
Da una disamina  ed analisi precisa e ricchssima dei classici tra cui Kant, Montesquieu, Platone, Democrito, Isocrate e  Marx ricco di citazioni  e incisi, Franco Zannini trae il suo pensiero che Giovanni Levi definisce in parte pessimista con una quasi totale sfiducia nelle nuove generazioni.
In particolare nella lettura di Marx che può dar adito alla scelta di 2 differenti possibilità,  quella prediletta scelta da Franco nella lettura di Marx è la possibilità riformista.
Una contrapposizione tra quello che si dice in pubblico e quello che si pensa in privato, il  contrasto tra vita pubblica e vita privata è messo in evidenza negli scritti di Franco con piglio critico. A questo proposito per Giovanni Levi il punto centrale su cui si basa il Francopensiero è quella da lui viene denominata psicanalisi forense, unione della psicanalisi e di un “diritto negoziale”: è una relazione fra gli uomini programmata da un diritto negoziale realistico che assume il problema della debolezza della razionalità umana (forse influenze di Pareto delle azioni logiche e non logiche?).
In parole semplici la razionalità umana è ben lungi dall’essere perfetta.
Altro elemento è la sua analisi del dolore che per Franco è, diciamo, immanente e implicito nella società (influenza Freudiana).
Nella società odierna in cui possiamo avere tutto quello che desideriamo almeno dal punto di vista materiale, predomina il desiderio del superfluo.
Realismo contro idealismo, Isocrate contro Platone, sfiducia passiva terza via di uscita da un modello di società che non ci piace, non solo uscita o protesa come alternative.
Levi dice che Franco è molto critico verso questa società
Il tema principale su cui si impernia il volumetto “Archeologia della decisione” è la psicanalisi forense.
Questo pamphlet che mi son letto con attenzione e anche con una certa difficoltà (da leggere e rileggere per raccogliere e legare (leggere dal latino Legere= legare, raccogliere) il senso di quanto afferma questo raffinato "analista" dell'animo umano e di come certe decisioni influenzino in profondità le visioni della società interpretate anche nel diritto e in politica) per seguire le precisissime e dattagliate analisi proposte ricche di citazioni classiche anche dalla più remota letteratura e da fatti storici, è veramente una summa che spiega nei minimi particolari come si addiviene ad una decisione ragionata realmente cosciente e forse giusta! Cito: "Considerare le decisioni umane con l'orgoglio della Ragione sempre e comunque ..omissis..prima ancora che presunzione è soprattutto ...omissis..."una ignobile menzogna". Vengono delineate 5 possibili classificazioni di archeologia della decisione ovvero e qui cito:
"1) la prospettiva di una psicopatologia della vita quotidiana, in una accezione peraltro assai più ampia delle note tesi freudiane in merito,
2) la prospettiva di nevrosi;
3) la prospettiva di psicosi;
4) la decisione tragica;
5) la decisione cosciente."
Considero un buono sforzo fruttuoso e utile per se stessi e per quanto riguarda il nostro modo di agire socialmente e politicamente, leggere sine ira ac studio e con la dovuta attenzione le analisi proposte da Franco Zannini, per poter, attraverso questo generoso contributo, formarsi e sintetizzare il proprio modo di essere e di decidere coscientemente.
Rimando alla videoregistrazione dell'incontro per sentire dalla viva voce di Franco Zannini e dal suo commentatore Giovanni Levi la presentazione dei 2 saggi.
Per chi volesse procurarseli lasci pure un messaggio qui sotto o si rivolga direttamente all'autore.
Cordiali saluti. 
Vito Simi de Burgis 




sabato 28 dicembre 2013

giovedì 26 dicembre 2013

I consiglieri comunali di Venezia ci raccontano: Jacopo Molina (PD), settimo incontro.



Promosso da Fondamente per la serie "I consiglieri Comunali ci raccontano", il 10 dicembre 2013 presso la Casa dei Mori in Campo dei Mori a Venezia (http://goo.gl/maps/pVUgO ) è stato organizzato l'incontro (il settimo della serie) con il consigliere comunale di Venezia Jacopo Molina del PD che ci ha raccontato la sua attuale esperienza in Consiglio Comunale con molti particolari e vicende interessanti di cui è stato partecipe e protagonista anche con spunti autonomi ed indipendenti rispetto alle linee politiche del suo partito. Jacopo Molina svolge contemporaneamente  la sua professione di avvocato che per lui è un modo di tenersi in contatto quotidiano con la realtà senza lasciarsi coinvolgere in maniera totalizzante dall’impegno politico. A seguito dei numerosi e stimolanti interventi dei partecipanti, delle dettagliate e ampie illustrazioni e osservazioni di Molina e dell’interessante dibattito che si è svolto, son state sviscerate a 360 gradi le attuali problematiche in cui è coinvolta la città di Venezia ed il suo territorio.
In ogni caso ecco di seguito alcuni punti salienti sia della sua biografia, che degli argomenti trattati e dibattuti: iscritto dal 2002 nei DS che poi si è “trasformato” in PD, Jacopo è presente nel consiglio comunale di Venezia già dal 2008, e, in prospettiva delle elezioni del 2015 e di un rinnovamento della politica cittadina da quell’anno, ha sostenuto in prima fila la candidatura di Matteo Renzi alle ultime primarie per l’elezione del segretario a guida del PD.
A tale scopo è stato uno dei fondatori dell’”Associazione Adesso Venezia Mestre” costituita al fine di far partecipare qualsiasi cittadino che ne avesse l’intenzione alla vita politica senza essere necessariamente iscritto ad un partito politico e come superamento dei comitati cittadini che avevano sostenuto Matteo Renzi l’anno precedente nelle primarie in cui era stato eletto Bersani.
Jacopo sente l’esigenza di una spinta al rinnovamento della politica e spesso ha svolto un forte controllo sull’operato del Consiglio comunale, anche sostenendo il ruolo di “grillo parlante” all’interno dell’attuale maggioranza con posizioni di autonomia e critica rispetto alle questioni affrontate. J. Molina si ritiene progressista e riformatore di sinistra e alle domande di Gilberto Brait che chiede sostanzialmente se con l’affermazione di Renzi cambierà qualcosa qui a Venezia all’interno del PD, Molina sostiene che qualcosa necessariamente deve cambiare perché il PD non può rimanere sulle posizioni in cui sinora è stato in città allo scopo principale di mantenere determinati bacini di voti.
Jacopo Molina evidenzia che senz’altro nel PD è subentrata una certa stanchezza fisiologica dopo tanti anni di governo della città dal 1993 ininterrottamente e/o dal 1975 se si vuole considerare un intermezzo consigliare di centro destra: a tal fine afferma che è ora di distinguere nettamente tra parte politica e parte burocratica mantenendo le rispettiva competenze su piani distinti evitando che ci sia un’osmosi che è negativa ai fini dell'amministrazione della città.
Come i consiglieri intervenuti nei precedenti incontri, anche Molina fa notare che pur essendo il consiglio comunale l’unico organo eletto direttamente dai cittadini, in realtà questo ha un peso funzionalmente residuale nella conduzione politico/amministrativa della città, con conseguenze che possono essere anche gravi: per esempio i piani urbanistici attuativi fino a circa 2 anni fa venivano adottati dalla Giunta e approvati dal Consiglio, mentre ora dal 2011 invece sono adottati ed anche approvati dalla Giunta, a meno che non comportino delle difformità dallo strumento urbanistico generale.
Aggiunge che anche altre questioni ed interventi importanti per la città non vengono esaminati dal Consiglio, per non parlare dei 3 commissariamenti governativi straordinari (per il Lido, per l’escavo dei fanghi di porto Marghera e per i problemi degli allagamenti della Terraferma) chiamati dagli ultimi 2 Sindaci (Cacciari ed Orsoni): così il Consiglio Comunale è stato ancor più messo in un angolo!
Jacopo Molina vuole anche sottolineare che in città anche la candidatura di Civati alla primarie è stata molto votata, per cui è evidente che le 2 candidature più di rottura hanno ottenuto maggiori consensi, segno questo che sia nel PD che in città è necessario cambiare qualcosa.
Alle primarie non hanno votato solo gli iscritti, ma moltissimi cittadini, e numericamente ci sono le condizioni per cambiare passo, anche se è opportuno attendere le fasi congressuali comunale e regionale per individuare un prossimo segretario che segni una discontinuità con il passato e che sia amministrativamente competente.
Jacopo fa notare che tanti si sono avvicinati alla mozione Renzi, alcuni anche per convenienza: in Giunta ci sono assessori che sino a poco tempo fa hanno appoggiato e sostenuto Bersani, per cui non è sufficiente che da poco si siano convertiti a Renzi, devono cambiare passo con atteggiamenti maggiormente autonomi e indipendenti, anche se si sa che le delibere di Giunta sono per regola votate all’unanimità.
Nei circoli senz’altro le cose possono cambiare, anche se il tema del rinnovamento in generale è complesso.
Giampietro Pizzo chiede come ci si attiva per rinnovare il patto fiduciario con i cittadini senza perdita di pezzi di democrazia ed evitando il possibile grosso problema del “gattopardismo”.
Molina spiega che bisognerà aspettare il 2015 per iniziare a vedere qualche risultato.
Jacopo Molina cita alcuni esempi di mala e/o cieca amministrazione come la vendita delle azioni Save per problemi col bilancio a dicembre 2012, il bilancio fatto a colpi di assestamenti, atti di straordinaria amministrazione per sostenere la spesa corrente, cita l’esempio dell’operazione Casinò, (perché 140 milioni di euro nel primo biennio per coprire spesa sino al 2015 vera ipoteca di una scelta politica che viene messa su chi governerà la città nei prossimi 5 anni e forse anche più); Giampietro Pizzo: insipienza, incapacità o interessi in queste manovre?
Molina: bisogna avere obiettivi di medio/lungo termine, non pensare solo all’immediato domani!
Parlando sempre dell’esempio del Casinò, Molina fa notare come in Italia solo 4 Comuni hanno la possibilità di avere un casinò, e farlo passare come una palla al piede si potrebbe dire sia deplorevole.
Continuando Molina affronta l’argomento delle partecipate e nota come tra Comune e sue partecipate vi siano più o meno circa 10.000 dipendenti, ed è normale che tale amministrazione appaia spesso come un inefficiente enorme carrozzone, mentre bisognerebbe valorizzare maggiormente chi ha veramente voglia di fare, e qui cita l’esempio della vergognosa cessione da parte di Veritas di una fiore all’occhiello della sua costituita Veritas Energia di cui è stato ceduto il 51% alla sua maggior concorrente Ascopiave.
Il rapporto tra società partecipate ed Ente locale si sfilaccia sempre di più perché alcune società a loro volta ne costituiscono altre: a questo proposito Giampietro Pizzo fa notare come vi sia un deficit d’informazione allarmante sia per mancanza di comunicazione ai vari livelli, sia per gemmazione di società commerciali di diritto privato, anche con lo scopo di bypassare il patto di stabilità.
Alcuni partecipanti all’incontro lamentano una quasi totale mancanza d’informazione, il cittadino non sa niente e con questo si inficia lo stato della democrazia: l’informazione non solo dovrebbe essere chiara e trasparente, ma anche completa.
Il dibattito attorno alla democrazia ed alla partecipazione democratica ha assunto e sta assumendo un ruolo sempre più importante e centrale anche se ad esempio ancora oggi le varie consulte costituite sono state solo degli “sfogatoi” senza contare veramente nella costruzione e nella progettualità della vita cittadina.
Giovanni Levi interviene affermando che le partecipate sono un atto criminale, gran parte dell’attività comunale così sfugge a qualsiasi controllo: è più importante governare che partecipare!
Molina auspica che siano eliminate le partecipate delle partecipate per almeno accorciare la filiera e rendere tutto più trasparente.
Molina fa notare come ancora oggi la Giunta si tiene a porte chiuse e a volte si fa difficoltà a conoscere persino l’Ordine del Giorno anche per i Consiglieri medesimi.
Viene affrontata la questione della trasparenza dell’azione politica e sociale comunale: le determine che impegnano l’ammninistrazione verso l’esterno devono essere pubblicate in modo sistematico, non a spot: ’albo pretorio on line ha anche valore legale non solo di notizia.
Da alcuni dei partecipanti comunque viene rilevata la mancanza di orientamento, la capacità di capire dove siano i veri problemi: quali sono le vere priorità, e chi fa l’esercizio di priorità e dei pesi?
Molina ammette che vi è ancora carenza nella costruzione delle delibere.
Altri punti affermati nei discorsi di Molina: nel 2015 in città il candidato sindaco dovrà essere individuato per il tramite di primarie; bisogna dare un segnale di cambiamento nel gettito tributario; maggior chiarezza e verifiche sui fondi che arrivano dalla City tax; viene citato il caso di un emendamento di Giunta che destina il trasferimento di 300mila euro alla Fondazione Musei per un buco di 276.00,00 effettuato per una mostra (Manet); citato a proposito del rapporto tra pubblico e privato il caso del “monstrum” giuridico che è Venezia Nuova (polo di imprese private perché c’è ancora attività d’impresa) che si concentra solo sul Mose (mentre vi sarà da risolvere dal 2016 il problema della sua manutenzione!): qui il direttore generale fa anche l’Amministratore delegato di Tetis; Vega: altro problema con 10 milioni di debiti (nemmeno sati capaci di fare speculazione edilizia!); conflitti d’interessi in Comune a Venezia, inopportunità politica, questione morale e penale; bisogna separare le partite correnti dai piani d’investimento, ricostruire la dimensione della finanza straordinaria per investimenti straordinari; affrontato il tema della legge speciale per Venezia; tema della città metropolitana e delle opportunità per Venezia e Mestre.
Giampietro Pizzo fa notare con un suo intervento che bisogna evitare che siano manovre in cui vi siano lacrime e sangue: vi è una privatizzazione eccessiva del territorio (Costa va per conto suo, Marchi, Mantovani e Consorzio Venezia Nuova son privati) per cui vi è una mancanza di visione e di coesione d’azione.
Molina aggiunge che neanche il canal Grande e quello di Murano fanno parte del territorio del Comune di Venezia (sono dello Stato) e la gronda lagunare nord è della Save!
Il dibattito è poi proseguito toccando diverse altre questioni tra cui commercio, residenzialità etc. etc., con i contributi di gran parte dei presenti: si consiglia di ascoltare la videoregistrazione effettuata per una maggior completezza dell’informazione.