martedì 15 ottobre 2013

Giustizia a cura del professor Giovanni Levi

Giustizia a cura del prof Giovanni Levi
Della serie 4 Valori per un patto sociale giustizia, solidarietà, uguaglianza e libertà, incontro videoregistrato dell'incontro sulla giustizia condotto dallo storico Giovanni Levi


XXV giornata Mondiale della Poesia: poesia degli Indiani d'America


Con l’Adesione del Presidente della Repubblica d’Italia, mercoledì 2 ottobre 2013 alle ore 18.00 presso la sede di Fondamente nella Casa dei Mori  in Campo dei Mori a Cannaregio, Venezia, è stata celebrata, organizzata dall'Associazione Poesia - 2 ottobre, la XXV Giornata Mondiale della Poesia che è stata dedicata alla Poesia degli Indiani d’America con lettura a cura di Giulio Maria Coniglio di alcuni canti e poesie tratti dal libro dell'esploratore Silvio Zavatti “Canti degli Indiani d’America” edita nel 1977, mentre
Renata - Canzone della Pioggia – Carnegini (http://www.earthlodge.it/chisiamo.htm ) ci ha condotto attraverso la “Preghiera della Via benedetta della Bellezza” degli Indiani Navajo a scoprire la Bellezza dentro di noi.

mercoledì 21 agosto 2013

Perché gli Italiani non si fidano delle Istituzioni? Conferenza di Giovanni Levi.

Incontro/lezione di Giovanni Levi, professore di Storia Moderna presso l'Università di Ca' Foscari a Venezia, che analizza anche dal punto di vista antropologico, oltre che storico, la generale mancanza di fiducia dei cittadini Italiani verso le Istituzioni.
Alcuni estratti dai discorsi di Giovanni Levi: lo slogan libera Chiesa in libero Stato è quasi impossibile.
Giovanni Levi poi cita Francisco Suarez che nel 1616 affermava che gli uomini si devono dare un governo e anche se si crea un Impero (Suarez si riferiva all'Impero Spagnolo) può capitare il caso che lo stesso imperatore sia imperatore di paesi diversi e deve rispettare la differenza delle varie scelte degli uomini, non si può obbligare a una uniformità di gestione. Nei Paesi Cattolici esiste la "Parrocchia" ed esiste il mondo, il cosmopolitismo. La tradizione Ortodossa  è completamente diversa, esistono tanti papi Ortodossi quante sono le Chiese Ortodosse.
I Paesi cattolici hanno più leggi di tutti gli altri Paesi del Mondo.
Il Risorgimento era la guerra contro l'Austria o la guerra contro il Papato? Invito a riflettere su questo aspetto di come viene visto ancora tutt'oggi il Risorgimento.
In Italia non si è creato un mito fondativo dello Stato, come avvenuto per altre Nazioni Europee, sulle guerre civili che pur ci son state in Italia a partire dal Risorgimento per finire alla stessa Resistenza.
Le ideologie hanno una dimensione sacrale.
Domanda sul carattere del sacro: quanto c'è bisogno del monopolio del sacro o quanto le sacralità possono esser concorrenti, ovvero pluralità di dimensioni sacrali.
Nei Paesi a pluralità religiosa si vive meglio, più liberamente?
Ma per saperne di più ascoltate quanto detto in questo video dal prof. Giovanni Levi:


mercoledì 10 luglio 2013

venerdì 5 luglio 2013

Per una legge elettorale davvero rappresentativa

Il dibattito politico in Italia è praticamente scomparso. Nessun tema rilevante, nessun luogo fisico o simbolico in cui discuterne. Del resto, il messaggio che la politica istituzionale ha dato in questi mesi è stato chiaro e devastante: non ci interessano i segnali che vengono dal Paese. Risultato: un governo senza programma, senza identità, destinato a durare non si sa quanto. Una democrazia sospesa. Ma, soprattutto, nessuna agenda che ci dica quando usciremo da questa palude: con queste premesse la riforma della legge elettorale non arriverà mai, perché PD-PDL sembrano contenti così e non hanno alcuna intenzione di ascoltare il silenzio assordante che proviene dall'astensione. Intanto il divario tra società e istituzioni non smette di allargarsi.
Forse l'unica cosa da fare sarebbe raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare che chieda il ripristino del proporzionale puro. Abbiamo bisogno di voci vere in Parlamento. Le tre realtà politiche - PD, PDL e M5S - che attualmente coprono più del 75% dei seggi parlamentari non sembrano in grado di produrre alcun cambiamento politico rilevante. Un'ulteriore prova che la logica del maggioritario non funziona: nessuna governabilità e una partecipazione democratica ridotta al minimo. Due Partiti bidone pigliatutto (PD e PDL) e un movimento che non ha saputo proporre un progetto politico praticabile (M5S). Ridare voce diretta ai cittadini (una testa un voto) con il proporzionale potrebbe ridare speranza a una democrazia, quella italiana, in altissima sofferenza.


Giampietro Pizzo

martedì 25 giugno 2013

Finale di partita

Un governo che non sa fare di conto e un Paese alla deriva.
Cercano 8 miliardi - per coprire un punto di IVA e l'IMU prima casa - e ne spendono senza battere ciglio 14 per gli F35.
Un mix di incompetenza, di interessi privati, mascherati da disegni strategico-militari, e di inettitudine. Nel mentre Berlusconi tratta per salvare come sempre sé stesso: tratta nel Palazzo e minaccia nelle piazze.
Siamo un popolo ormai rassegnato: in qualsiasi altro Paese europeo avrebbero messo termine da un pezzo a questa tragicomica e interminabile farsa. Invece - ed è forse il segnale più preoccupante - siamo psicologicamente vinti e finiamo con sopportare le cose più indecenti.
C'è puzza di fascismo dietro l'angolo, se non reagiremo presto.

domenica 9 giugno 2013

Un esonero forzoso dalla Politica


L’astensione politica non è più una scelta. Siamo, giorno dopo giorno, sempre più obbligati al silenzio, al non voto.
Questa affermazione va ben al di là della cronaca; trascende il voto amministrativo che occupa i giornali in questi giorni.
Ha invece molto a che fare con la perdita secca di democrazia di cui ogni cittadino è vittima.
Siamo afasicamente schiacciati –in molti casi storici, anche quando si è oppressi, rimane il grido della vittima; purtroppo non è questo il nostro caso – tra la gabbia emergenziale dei realisti della Politica (e costoro argomentano: “di un Governo abbiamo bisogno, costi quel che costi!) e un populismo dilagante e virale che contagia la nostra stessa volontà di cambiamento.
Ci hanno ridotto (ma chi?) a una scelta impossibile: da un lato, il doroteismo efficiente di Enrico Letta, che sa dialogare benissimo anche con la peggiore Destra europea e che immagina di trasformare il proprio governo di transizione in una risposta permanente, e, dall’altro, il grido cancheroso di Grillo che, nei panni di un nuovo Savonarola, predica e giudica il comportamento di noi umani mortali. Tertium non datur.
L’Italia è così condannata a due impossibili vie: la prima è una crescente produzione di “conflitto a mezzo di conflitto” – a cui sembrano aspirare minoritari gruppuscoli, perfettamente integrati alle logiche locali dello scambio politico; gruppi disposti amoralmente a tutto, che progettano di rendere sempre più invivibile la società e impraticabili le istituzioni purché cresca il loro peso politico e la loro capacità di negoziazione;  la seconda strada è ancor più triste e desolata: un’assenza quasi permanente di vita attiva da parte della maggioranza cittadina. Dentro questo disastroso dilemma si esaurisce il dibattito sulla riformabilità o meno della forma-partito; dentro e fuori di questo modo di intendere il vivere civile si distruggono quantità enormi di capitale sociale e di preziosa cultura politica.
Eccesso di pessimismo? Solipsistica visione di un frangente storico destinato invece a essere smentito nel giro di pochi giorni? Tutto vero, e per nulla vero.
La sola cosa certa è che l’accelerazione sociale e storica che ci percorre e nella quale siamo ahinoi rinchiusi, ci lascia un grado minimo se non nullo di previsione.
Ma chi al contrario è portatore di una diversa doxa, lanci subito la propria ipotesi!
Sarebbe molto facile smentire questo nero argomentare di Cassandra ricordando quanto ricca sia la sperimentazione, la pratica della democrazia locale: migliaia di associazioni, di gruppi costruiscono quotidianamente luoghi di scambio, riflessione, proposta. Tutto questo ha aperto un cantiere che chiamiamo per brevità Democrazia Partecipativa.
Eppure, a guardare bene, liberi dall’autocompiacimento e rigorosi nella lettura dei segni del cambiamento, dobbiamo pianamente ammettere quanto fragili e deboli siano le tracce lasciate da questo lavoro sociale nel tessuto politico e istituzionale. Certo, ci ricorda un grande intellettuale ed economista di recente scomparso, A.O. Hirschman, i fiumi sotterranei dell’innovazione sociale attingono alle nostre debolezze e ai nostri fallimenti per riemergere, chissà dove chissà quando, con improvvisi successi democratici e inattese vittorie popolari.
Ma è sul discorso politico, qui e ora, che tutto s’infrange. Annullata è la nostra voce quando si tratta di scrivere l’agenda politica italiana ed europea: sembriamo totalmente prigionieri di un ineluttabile flusso tecnocratico che non si lascia scalfire dalla vita nuda delle persone. Questa è la sconfitta odierna: i dati del dolore, del disagio, dell’infelicità collettiva sono sistematicamente ignorati dai decisori pubblici. La rabbia, la sfiducia, la voglia di mandare tutto all’aria non trova alcun ascolto negli autoreferenziali mondi della politica formale.
Ecco perché siamo condannati in tanti, troppi, a una morte civile divenuta ormai insopportabile.
Una morte civile e un esilio politico foriero di tragedie se da qualche parte non verrà un segnale, un progetto che riapra presto il ritorno alla partecipazione e alla decisione sul proprio destino da parte di una comunità stremata e offesa.
Giampietro Pizzo