Interventi, analisi e proposte per Venezia emerse nel terzo incontro con Maurizio Ruzzene e Giampietro Pizzo presso la Casa dei Mori : nel video alcuni spunti emersi dal dibattito seguito agli interventi.
mercoledì 10 luglio 2013
Terzo incontro promosso da Fondamente su finanze alternative e modelli di partecipazione democratica
Etichette: politica, economia, welfare, etica
alternativa,
amministrazione pubblica,
analisi politica,
cittadini,
economia,
finanza,
Giampietro Pizzo,
Maurizio Ruzzene,
patrimonio pubblico,
prelievo fiscale,
Sinistra,
Venezia,
Veritas
Ubicazione:
Campo dei Mori, 30121 Venezia, Italia
venerdì 5 luglio 2013
Per una legge elettorale davvero rappresentativa
Il dibattito politico in Italia è praticamente scomparso. Nessun tema rilevante, nessun luogo fisico o simbolico in cui discuterne. Del resto, il messaggio che la politica istituzionale ha dato in questi mesi è stato chiaro e devastante: non ci interessano i segnali che vengono dal Paese. Risultato: un governo senza programma, senza identità, destinato a durare non si sa quanto. Una democrazia sospesa. Ma, soprattutto, nessuna agenda che ci dica quando usciremo da questa palude: con queste premesse la riforma della legge elettorale non arriverà mai, perché PD-PDL sembrano contenti così e non hanno alcuna intenzione di ascoltare il silenzio assordante che proviene dall'astensione. Intanto il divario tra società e istituzioni non smette di allargarsi.
Forse l'unica cosa da fare sarebbe raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare che chieda il ripristino del proporzionale puro. Abbiamo bisogno di voci vere in Parlamento. Le tre realtà politiche - PD, PDL e M5S - che attualmente coprono più del 75% dei seggi parlamentari non sembrano in grado di produrre alcun cambiamento politico rilevante. Un'ulteriore prova che la logica del maggioritario non funziona: nessuna governabilità e una partecipazione democratica ridotta al minimo. Due Partiti bidone pigliatutto (PD e PDL) e un movimento che non ha saputo proporre un progetto politico praticabile (M5S). Ridare voce diretta ai cittadini (una testa un voto) con il proporzionale potrebbe ridare speranza a una democrazia, quella italiana, in altissima sofferenza.
Giampietro Pizzo
Forse l'unica cosa da fare sarebbe raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare che chieda il ripristino del proporzionale puro. Abbiamo bisogno di voci vere in Parlamento. Le tre realtà politiche - PD, PDL e M5S - che attualmente coprono più del 75% dei seggi parlamentari non sembrano in grado di produrre alcun cambiamento politico rilevante. Un'ulteriore prova che la logica del maggioritario non funziona: nessuna governabilità e una partecipazione democratica ridotta al minimo. Due Partiti bidone pigliatutto (PD e PDL) e un movimento che non ha saputo proporre un progetto politico praticabile (M5S). Ridare voce diretta ai cittadini (una testa un voto) con il proporzionale potrebbe ridare speranza a una democrazia, quella italiana, in altissima sofferenza.
Giampietro Pizzo
martedì 25 giugno 2013
Finale di partita
Un governo che non sa fare di conto e un Paese alla deriva.
Cercano 8 miliardi - per coprire un punto di IVA e l'IMU prima casa - e ne spendono senza battere ciglio 14 per gli F35.
Un mix di incompetenza, di interessi privati, mascherati da disegni strategico-militari, e di inettitudine. Nel mentre Berlusconi tratta per salvare come sempre sé stesso: tratta nel Palazzo e minaccia nelle piazze.
Siamo un popolo ormai rassegnato: in qualsiasi altro Paese europeo avrebbero messo termine da un pezzo a questa tragicomica e interminabile farsa. Invece - ed è forse il segnale più preoccupante - siamo psicologicamente vinti e finiamo con sopportare le cose più indecenti.
C'è puzza di fascismo dietro l'angolo, se non reagiremo presto.
Cercano 8 miliardi - per coprire un punto di IVA e l'IMU prima casa - e ne spendono senza battere ciglio 14 per gli F35.
Un mix di incompetenza, di interessi privati, mascherati da disegni strategico-militari, e di inettitudine. Nel mentre Berlusconi tratta per salvare come sempre sé stesso: tratta nel Palazzo e minaccia nelle piazze.
Siamo un popolo ormai rassegnato: in qualsiasi altro Paese europeo avrebbero messo termine da un pezzo a questa tragicomica e interminabile farsa. Invece - ed è forse il segnale più preoccupante - siamo psicologicamente vinti e finiamo con sopportare le cose più indecenti.
C'è puzza di fascismo dietro l'angolo, se non reagiremo presto.
domenica 9 giugno 2013
Un esonero forzoso dalla Politica
L’astensione politica non è più una scelta. Siamo, giorno
dopo giorno, sempre più obbligati al silenzio, al non voto.
Questa affermazione va ben al di là della cronaca; trascende
il voto amministrativo che occupa i giornali in questi giorni.
Ha invece molto a che fare con la perdita secca di
democrazia di cui ogni cittadino è vittima.
Siamo afasicamente schiacciati –in molti casi storici, anche
quando si è oppressi, rimane il grido della vittima; purtroppo non è questo il nostro
caso – tra la gabbia emergenziale dei realisti della Politica (e costoro
argomentano: “di un Governo abbiamo bisogno, costi quel che costi!) e un
populismo dilagante e virale che contagia la nostra stessa volontà di
cambiamento.
Ci hanno ridotto (ma chi?) a una scelta impossibile: da un
lato, il doroteismo efficiente di Enrico Letta, che sa dialogare benissimo anche
con la peggiore Destra europea e che immagina di trasformare il proprio governo
di transizione in una risposta permanente, e, dall’altro, il grido cancheroso
di Grillo che, nei panni di un nuovo Savonarola, predica e giudica il
comportamento di noi umani mortali. Tertium non datur.
L’Italia è così condannata a due impossibili vie: la prima è
una crescente produzione di “conflitto a mezzo di conflitto” – a cui sembrano
aspirare minoritari gruppuscoli, perfettamente integrati alle logiche locali
dello scambio politico; gruppi disposti amoralmente a tutto, che progettano di
rendere sempre più invivibile la società e impraticabili le istituzioni purché
cresca il loro peso politico e la loro capacità di negoziazione; la seconda strada è ancor più triste e
desolata: un’assenza quasi permanente di vita attiva da parte della maggioranza
cittadina. Dentro questo disastroso dilemma si esaurisce il dibattito sulla
riformabilità o meno della forma-partito; dentro e fuori di questo modo di
intendere il vivere civile si distruggono quantità enormi di capitale sociale e
di preziosa cultura politica.
Eccesso di pessimismo? Solipsistica visione di un frangente
storico destinato invece a essere smentito nel giro di pochi giorni? Tutto vero,
e per nulla vero.
La sola cosa certa è che l’accelerazione sociale e storica che
ci percorre e nella quale siamo ahinoi rinchiusi, ci lascia un grado minimo se
non nullo di previsione.
Ma chi al contrario è portatore di una diversa doxa, lanci subito
la propria ipotesi!
Sarebbe molto facile smentire questo nero argomentare di
Cassandra ricordando quanto ricca sia la sperimentazione, la pratica della
democrazia locale: migliaia di associazioni, di gruppi costruiscono
quotidianamente luoghi di scambio, riflessione, proposta. Tutto questo ha
aperto un cantiere che chiamiamo per brevità Democrazia Partecipativa.
Eppure, a guardare bene, liberi dall’autocompiacimento e
rigorosi nella lettura dei segni del cambiamento, dobbiamo pianamente ammettere
quanto fragili e deboli siano le tracce lasciate da questo lavoro sociale nel
tessuto politico e istituzionale. Certo, ci ricorda un grande intellettuale ed
economista di recente scomparso, A.O. Hirschman, i fiumi sotterranei
dell’innovazione sociale attingono alle nostre debolezze e ai nostri
fallimenti per riemergere, chissà dove chissà quando, con improvvisi successi
democratici e inattese vittorie popolari.
Ma è sul discorso politico, qui e ora, che tutto s’infrange.
Annullata è la nostra voce quando si tratta di scrivere l’agenda politica
italiana ed europea: sembriamo totalmente prigionieri di un ineluttabile flusso
tecnocratico che non si lascia scalfire dalla vita nuda delle persone. Questa è
la sconfitta odierna: i dati del dolore, del disagio, dell’infelicità
collettiva sono sistematicamente ignorati dai decisori pubblici. La rabbia, la
sfiducia, la voglia di mandare tutto all’aria non trova alcun ascolto negli
autoreferenziali mondi della politica formale.
Ecco perché siamo condannati in tanti, troppi, a una morte
civile divenuta ormai insopportabile.
Una morte civile e un esilio politico foriero di tragedie se
da qualche parte non verrà un segnale, un progetto che riapra presto il ritorno
alla partecipazione e alla decisione sul proprio destino da parte di una
comunità stremata e offesa.
Giampietro Pizzo
giovedì 16 maggio 2013
Venezia. Ordinanza comunale: "E' iniziata la bella stagione!"
A Venezia ci si comporta come nell'esercito di una volta: quando arriva la bella stagione si cambia la divisa. Punto.
Per questo oggi, di fronte a cotanta tempesta, le passerelle, che normalmente permettono il transito anche con l'acqua alta, non erano disponibili- così mi hanno spiegato - perché "è iniziata la bella stagione".
Il risultato è stato che in Lista di Spagna (per i non veneziani, stiamo parlando dell'unica strada di accesso che collega la città alla stazione ferroviaria e a Piazzale Roma) si è formato un vero e proprio imbottigliamento di persone che non avevano alcun modo di avanzare, né in entrata né in uscita.
Gli unici a godere di questa situazione di disagio sono stati i baracchini che assediano quel tratto di via e che hanno così realizzato ottimi guadagni vendendo stivali e altre amenità impermeabili.
Si tratta dell'ennesima difficoltà in una città che fatica già troppo tutti i giorni a vivere e a lavorare. Una città che è sempre più una mucca turistica da mungere, usata e strumentalizzata solo per fare soldi. Ma i soldi li fanno sempre gli stessi: i grossi pescecani e i piccoli e medi senza scrupoli. Così anche in Lista di Spagna, mentre la gente non sapeva come uscire da una situazione di paralisi, qualcuno ne ha approfittato.
Vale la pena aggiungere che i due pseudo-negozi (dei veri container), che da anni ostruiscono il Rio Terà a fianco dell'Hotel Continental vendendo ogni sorta di inutilità e brutture, rendono di fatto inagibile il Campo che si apre proprio lì dietro. Uno spazio aperto (dotato di panchine!) preziosissimo per decongestionare quel punto ad altissimo carico di passaggio.
Se l'Amministrazione Comunale usasse il buon senso, sposterebbe immediatamente quegli orrendi container di paccottiglia. Ne guadagnerebbe la circolazione e la sicurezza - dato che in quel punto di fronte a qualsiasi problema di intasamento non c'è modo di mettere in sicurezza le persone - per non parlare dei cavi elettrici che liberamente penzolano dappertutto: la famosa sicurezza! Ma soprattutto senza quei due container in pieno centro storico sarebbe possibile depositare e lasciare a disposizione dei cittadini le passerelle per l'acqua alta, passerelle utilizzabili anche in situazioni eccezionali come oggi.
Forse è troppo chiedere, perché l'Amministrazione Comunale di Venezia preferisce usare la ferrea logica militare e opporsi caparbiamente alle bizze metereologiche. Già, perché per il Sindaco Orsoni è il clima che si deve piegare ai regolamenti comunali e non viceversa.
Speriamo comunque che il buon senso dei cittadini veneziani faccia presto cambiare idea agli amministratori. Oppure - e forse sarà più facile - i cittadini decidano di cambiare semplicemente gli amministratori. GP
Per questo oggi, di fronte a cotanta tempesta, le passerelle, che normalmente permettono il transito anche con l'acqua alta, non erano disponibili- così mi hanno spiegato - perché "è iniziata la bella stagione".
Il risultato è stato che in Lista di Spagna (per i non veneziani, stiamo parlando dell'unica strada di accesso che collega la città alla stazione ferroviaria e a Piazzale Roma) si è formato un vero e proprio imbottigliamento di persone che non avevano alcun modo di avanzare, né in entrata né in uscita.
Gli unici a godere di questa situazione di disagio sono stati i baracchini che assediano quel tratto di via e che hanno così realizzato ottimi guadagni vendendo stivali e altre amenità impermeabili.
Si tratta dell'ennesima difficoltà in una città che fatica già troppo tutti i giorni a vivere e a lavorare. Una città che è sempre più una mucca turistica da mungere, usata e strumentalizzata solo per fare soldi. Ma i soldi li fanno sempre gli stessi: i grossi pescecani e i piccoli e medi senza scrupoli. Così anche in Lista di Spagna, mentre la gente non sapeva come uscire da una situazione di paralisi, qualcuno ne ha approfittato.
Vale la pena aggiungere che i due pseudo-negozi (dei veri container), che da anni ostruiscono il Rio Terà a fianco dell'Hotel Continental vendendo ogni sorta di inutilità e brutture, rendono di fatto inagibile il Campo che si apre proprio lì dietro. Uno spazio aperto (dotato di panchine!) preziosissimo per decongestionare quel punto ad altissimo carico di passaggio.
Se l'Amministrazione Comunale usasse il buon senso, sposterebbe immediatamente quegli orrendi container di paccottiglia. Ne guadagnerebbe la circolazione e la sicurezza - dato che in quel punto di fronte a qualsiasi problema di intasamento non c'è modo di mettere in sicurezza le persone - per non parlare dei cavi elettrici che liberamente penzolano dappertutto: la famosa sicurezza! Ma soprattutto senza quei due container in pieno centro storico sarebbe possibile depositare e lasciare a disposizione dei cittadini le passerelle per l'acqua alta, passerelle utilizzabili anche in situazioni eccezionali come oggi.
Forse è troppo chiedere, perché l'Amministrazione Comunale di Venezia preferisce usare la ferrea logica militare e opporsi caparbiamente alle bizze metereologiche. Già, perché per il Sindaco Orsoni è il clima che si deve piegare ai regolamenti comunali e non viceversa.
Speriamo comunque che il buon senso dei cittadini veneziani faccia presto cambiare idea agli amministratori. Oppure - e forse sarà più facile - i cittadini decidano di cambiare semplicemente gli amministratori. GP
domenica 5 maggio 2013
Un Governo automatico
Ricordate l'automa descritto da Walter Benjamin nella sua prima tesi di Filosofia della Storia? Ebbene il governo attuale ne è purtroppo una fedele riproduzione: Letta è il fantoccio, ma sotto, con un sistema neppure troppo illusorio di specchi, siede, provvisto di tutti gli strumenti del caso, un nano. Costui è un asso nel gioco delle manipolazioni e delle illusioni e guida per mezzo di fili mediatici e istituzionali la mano del burattino. Qualcosa di simile a questo congegno è quanto ci ha apparecchiato e servito nelle settimane scorse Re Giorgio I. Ma diversamente dalla Tesi di Benjamin non è il fantoccio a riportare la vittoria nella partita a scacchi ma inesorabilmente il nano B. E questo naturalmente sinché noi cittadini non ci decideremo a cambiare sia gioco che tavolo.
Meno tasse sulla casa aiuta certo chi ha una casa o più case (grandi, piccole? monolocali o Palazzi?).
Ma come si aiuta chi non ha una casa, né un lavoro, né soddisfatti i diritti essenziali, i servizi di base? Un tempo per la Sinistra era chiaro che una politica anti-recessiva voleva dire prima di tutto più spesa pubblica, cioè più Istruzione, più Sanità, più aiuti ai deboli, più lavori e servizi pubblici. Ora nessuno parla più di questo con forza e autorità. Anzi molti si vergognano di usare questa parola: SPESA PUBBLICA.
E' purtroppo la conferma che in questo Paese la Sinistra è moribonda, o comunque gravemente malata. Prendiamone atto.
Per ricostruire una nuova stagione e una nuova visione della Società bisognerà rovesciare quel paradigma privatistico, competitivo e discriminatorio che in questi anni ha fatto breccia nelle nostre vite e nel nostro pensiero producendo enormi danni sociali ed etici.
Eppure la stessa società di mercato americana ha imparato la lezione e sta cominciando a invertire la rotta rispetto a quel modello che noi invece riceviamo e assimiliamo quotidianamente in dosi massicce dai media e dalle istituzioni.
Gli USA di Barak Obama hanno creato nel solo mese di aprile 165 mila posti di lavoro e il tasso di disoccupazione federale è tornato ai livelli precedenti alla crisi del 2008. All'opposto, in Italia continuiamo a occuparci della cosiddetta stabilità finanziaria mentre la disoccupazione non smette di crescere.
Rompere subito il Patto di Stabilità, dire no al Fiscal Compact (che come un vampiro succhierà 40 miliardi di risorse pubbliche preziose per l'economia italiana), rilanciare la ricerca, l'Università, i servizi pubblici essenziali con un Piano straordinario di investimenti, introdurre subito il reddito di cittadinanza. Le risorse? Ci sono, basta volerlo: solo la spesa militare italiana può contribuire senza ridurre gli organici con almeno 35 miliardi di euro (leggetevi l'ultima inchiesta de l'Espresso).
Su questo dovremo misurare nelle prossime settimane le proposte politiche di questo Governo. Il resto è solo placebo. E un placebo molto ma molto amaro.
giovedì 2 maggio 2013
Un sindaco che a Venezia (purtroppo) non sa far di conto
Leggo sul Gazzettino di oggi 1 maggio l'intervista al Sindaco Orsoni sul futuro assetto delle partecipate veneziane. Al di là dei ragionamenti sugli equilibri interni e sul ruolo politico delle nomine che saranno presto di dominio pubblico, considero molto offensivo il giudizio di Orsoni sulle candidature presentate. Il nostro Sindaco sembra mancare non solo di sensibilità politica (è un fatto di grande democrazia che moltissimi cittadini abbiano deciso di mettere a disposizione le loro competenze e il loro tempo) ma anche dei rudimenti di logica matematica. Liquidare 800 (ottocento!) candidature con uno sprezzante e offensivo giudizio: "sono sempre gli stessi", è inaccettabile. E' inaccettabile per qualsiasi Amministrazione Comunale d'Italia e lo è ancora di più a Venezia dove purtroppo i manager e i dirigenti di molte aziende comunali e territoriali non hanno certo brillato per bravura e capacità. Se un Sindaco non ha rispetto per i propri cittadini e per le regole elementari della Democrazia, allora è bene che faccia un altro mestiere. Del resto, da tempo, caro Sindaco Orsoni, siamo ormai in molti a pensare che tre anni fa abbiamo sbagliato a sostenerla immaginando che Lei fosse davvero intenzionato a far voltare pagina alla politica veneziana. Ci siamo sbagliati una volta. Ma non lo faremo di certo una seconda.
Nel mentre, speriamo che la notte le porti consiglio e che domani mattina si appresti a rettificare le sue dichiarazioni chiedendo formalmente scusa a tutti quei cittadini che con rettitudine e senso civico hanno presentato nelle settimane scorse la loro candidatura a seguito di una sua formale richiesta di disponibilità. Se questo invece le arrreca disturbo, le consiglio la prossima volta di astenersi da pubblicare Avvisi che portano la sua firma. Giampietro Pizzo
Nel mentre, speriamo che la notte le porti consiglio e che domani mattina si appresti a rettificare le sue dichiarazioni chiedendo formalmente scusa a tutti quei cittadini che con rettitudine e senso civico hanno presentato nelle settimane scorse la loro candidatura a seguito di una sua formale richiesta di disponibilità. Se questo invece le arrreca disturbo, le consiglio la prossima volta di astenersi da pubblicare Avvisi che portano la sua firma. Giampietro Pizzo
Iscriviti a:
Post (Atom)