<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094</id><updated>2011-12-13T23:52:56.614+01:00</updated><title type='text'>Fondamente</title><subtitle type='html'>Gruppo di cultura politica</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>60</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-1013753810416832110</id><published>2011-12-13T23:33:00.002+01:00</published><updated>2011-12-13T23:52:56.641+01:00</updated><title type='text'>Imbecilli e gattopardi</title><content type='html'>La grande fatica di questi giorni è sapere/potere distinguere tra le analisi che cercano soluzioni ai problemi e le prese di posizione che tendono a difendere, in modo più o meno velato, interessi preordinati.&lt;br /&gt;L'onestà intellettuale potrebbe essere un buon criterio per dirimere i confronti democratici. Ma più si ingarbuglia la matassa, più è difficile separare gli interessi di vita da quelli illeciti o, ed è un fatto ancor più grave sul piano morale, semplicemente indecenti. E allora, come direbbero i matematici, la matrice si complica: in basso a sinistra, gli onesti con interessi essenziali; in alto a destra, i retori corporativi; in mezzo, molte composizioni intermedie da leggere e interpretare caso per caso. &lt;br /&gt;Intanto, più passa il tempo, più il dibattito pubblico diventa ingovernabile - nel mentre il populismo ipocrita avanza. E' per questo che considero disonesto ammantare il governo attuale della qualifica di "tecnico", come se tecnica fosse la natura delle soluzioni di cui abbiamo bisogno. Chi parla di soluzioni univoche, difende semplicemente il predominante paradigma di mercato, lo stesso che ci ha portato laddove oggi siamo. Lor signori, stanti questi presupposti, o sono incapaci o sono disonesti. E intendo per "disonesto" quell'atavico gattopardismo che ha una responsabilità morale pesantissima nelle crescenti iniquità, ingiustizie, impunità. Propendo senz'altro per questa seconda interpretazione, sapendo che gli interessi organizzati che legittimano il vigente "ordine del discorso" sono potenti (e certo non banali). Guardando a questo stato delle cose, ha davvero ragione il vecchio Habermas: qui rischiamo di mandare a puttane quel poco di civiltà che abbiamo costruito negli ultimi cinquanta anni. E' poco meno della mia età, ma non vorrei rivedere dal vivo cose che sinora ho letto solo sui libri di storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-1013753810416832110?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/1013753810416832110/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=1013753810416832110' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/1013753810416832110'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/1013753810416832110'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/12/imbecilli-e-gattopardi.html' title='Imbecilli e gattopardi'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-8714109533077987013</id><published>2011-11-27T19:32:00.002+01:00</published><updated>2011-11-27T19:51:27.065+01:00</updated><title type='text'>Leggere un classico: Luigi Einaudi</title><content type='html'>Di fronte alla lacerante crisi che attraversa  l’Europa, e che insiste in modo particolarmente nefasto sul nostro Paese, l’unico rifugio, per riprendere fiato e per conservare un briciolo di lucidità, sembra trovarsi in qualche testo classico.&lt;br /&gt;E così, mentre si susseguono mille consigli e innumerevoli ricette su cosa sarebbe meglio fare per rimettere in ordine i conti della nostra disastrata finanza pubblica, vale la pena prendere per un attimo la distanza dai fatti quotidiani e recuperare la migliore memoria del pensiero economico italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco una precisa descrizione (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;ex-ante&lt;/span&gt;) di come si è andato formando il nostro debito pubblico nelle parole di un grande economista e politico italiano, Luigi Einaudi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Supponiamo che uno Stato (…) voglia provvedere alle spese ordinarie col debito; e siano le spese ordinarie di un miliardo all’anno.&lt;br /&gt;Il primo anno i contribuenti (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;supposto che si possano emettere titoli pubblici con una rendita perpetua del 5% contro un capitale sottoscritto di 100&lt;/span&gt;) sentono un beneficio poiché pagano 50 milioni d’imposta-interessi invece che un miliardo; ma il secondo anno  già pagheranno 50 milioni per il debito di un miliardo dell’anno precedente e 50 milioni per il debito di un miliardo dell’anno. Nel terzo pagheranno 150 milioni, finché nel ventesimo anno dovranno pagare un miliardo di imposta-interessi sui 20 miliardi di debito accumulato in ossequio alla teoria; ed in seguito l’imposta-interessi continuamente crescerà, superando l’onere che i contribuenti dovrebbero sopportare se ogni anno avessero fatto fronte alle spese ordinarie con l’imposta.&lt;br /&gt;Adunque fa d’uopo non esagerare nei prestiti pubblici, i quali devono essere conclusi esclusivamente per far fronte a delle spese veramente straordinarie.*”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Einaudi ricorda qui un sano e semplice principio di finanza pubblica: occorrono entrate ordinarie per spese ordinarie ed entrate straordinarie (imposte straordinarie o debito pubblico) per spese straordinarie (investimenti pubblici e/o spese eccezionali).&lt;br /&gt;Giova ricordarlo in un Paese che ha trascurato gli investimenti pubblici essenziali (scuola e ricerca) e usato il debito per coprire le spese ordinarie (buone e cattive) e per sopperire alle mancate entrate ordinarie (elusione fiscale su taluni redditi e patrimoni ed elevatissima evasione fiscale ).&lt;br /&gt;Giova ricordarlo nel momento in cui il Governo si appresta ad adottare misure tributarie che dovrebbero cominciare a rimettere i conti in ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma di quali imposte ordinarie abbiamo bisogno? Una seconda citazione di Luigi Einaudi, a proposito di imposta patrimoniale, può ancora assisterci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“L’imposta sul capitale o patrimonio complessivo del contribuente vuole essere il congegno correttore della sperequazione  (ovvero: “ un sistema tributario che è considerato dai più come sperequato, perché tutte le fonti di reddito sono trattate alla medesima stregua, nonostante che la loro disponibilità sia variabile)”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, un ultimo pensiero va al purtroppo quasi certo aumento dell’IVA – imposta, ahinoi, facilmente riscuotibile (per chi la paga, ovvero per il consumatore) ma terribilmente regressiva (dato che grava maggiormente su chi meno ha). Una terza riflessione einaudiana sulla ricerca ossessiva degli avanzi (primari) di bilancio che speriamo ispiri ai nostri “tecnici” qualche esitazione in più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Prima di parlare di avanzo disponibile per ridurre il debito pubblico, bisogna avere perciò diminuito o abolito le imposte che troppo gravano sui contribuenti meno provveduti, o più disturbano la produzione od il commercio.”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: se tutti i liberali odierni fossero di questa statura, l’Italia sarebbe già salva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Tutte le citazioni sono tratte da: Luigi Einaudi, “Principi di Scienza della Finanza”, Torino, 1948.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-8714109533077987013?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/8714109533077987013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=8714109533077987013' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8714109533077987013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8714109533077987013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/11/leggere-un-classico-luigi-einaudi.html' title='Leggere un classico: Luigi Einaudi'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-8112928603856021028</id><published>2011-11-11T09:01:00.002+01:00</published><updated>2011-11-11T09:06:06.620+01:00</updated><title type='text'>Il Governo Goldman Sachs e i consoli Mario e Mario</title><content type='html'>Mi sembra ormai chiaro: il governo non lo decide il popolo sovrano; né sono i governi a nominare i governatori europei. &lt;br /&gt;Le coincidenze, a volte, non sono casuali; anzi rivelano spesso vere e proprie relazioni causa-effetto.&lt;br /&gt;Guardiamo ai fatti. L'ex- vice-presidente di Goldman Sachs, Mario Draghi, diventa prima Governatore di Bankitalia, poi Presidente della Banca Centrale Europea. &lt;br /&gt;L' international advisor di Goldman Sachs, Mario Monti, viene ora indicato come il candidato più credibile a diventare Presidente del Consiglio italiano. Coincidenze? Dietrologie? Forse. Ma per fugare i nostri dubbi, il modo più semplice è che a una domanda diretta si possa avere una risposta esauriente. &lt;br /&gt;Quali sono in questo momento gli interessi della banca d'affari Goldman Sachs in Europa? E come si sta comportando in queste ore nell'evoluzione della crisi finanziaria europea? &lt;br /&gt;E ancora: quali sono stati, nel 2008, 2009, 2010 e 2011, gli atti dei nostri due super-Mario nelle loro funzioni direttive in Goldman Sachs? Come hanno separato e distinto in questi anni e in questi mesi i loro passati interessi privati dagli attuali e futuri interessi pubblici che saranno chiamati a rappresentare? Perché, purtroppo, non solo Berlusconi ha conflitti di interesse.&lt;br /&gt;Sia chiaro: non siamo noi cittadini a pensare male; ma sono loro, per il ruolo che rivestono/rivestiranno, che ci devono spiegazioni. E dettagliate. Grazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-8112928603856021028?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/8112928603856021028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=8112928603856021028' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8112928603856021028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8112928603856021028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/11/il-governo-goldman-sachs-e-i-consoli.html' title='Il Governo Goldman Sachs e i consoli Mario e Mario'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5008110028745214131</id><published>2011-11-08T12:00:00.001+01:00</published><updated>2011-11-08T12:07:17.633+01:00</updated><title type='text'>Prendersi cura</title><content type='html'>Non so che cosa accadrà domani a Berlusconi.  Non credo sia indispensabile almanaccare in queste ore su quali saranno i nuovi equilibri politici che si determineranno dopo la fine di questo governo.&lt;br /&gt;Non mi voglio neppure interrogare sulle possibili fortune della parte politica nella quale milito. Certo, mi auguro che la mia parte sia capace di interpretare al meglio il proprio ruolo; spero abbia la forza  e la lucidità di rimettere in circolo quelle idee, quelle intelligenze e quei saperi, oggi così vilipesi ma così preziosi, così essenziali per la nostra vita.&lt;br /&gt;Invece di fronte a quello che è accaduto di straordinario in questi anni non possiamo fare finta di nulla. Non possiamo ignorare il fatto che qualcosa di essenziale si è rotto nel nostro vivere insieme; qualcosa di determinante è venuto meno in quella che a volte un po’ pomposamente chiamiamo: convivenza civile.&lt;br /&gt;Dobbiamo riflettere a fondo sui cambiamenti sociali, sulle mutazioni antropologiche che si sono prodotte. Non possiamo fare finta di nulla; non possiamo semplicemente pensare che tutto scivolerà via, nell’indistinto borbottio della cronaca. &lt;br /&gt;Sono tragedie vere quelle che abbiamo sotto i nostri occhi: si chiamano povertà, solitudine, violenza, dissesto del territorio, morti.&lt;br /&gt;Questi sono i dati veri con cui fare i conti. Una politica che non abbia il senso e la misura di queste cose non ha alcuna autorevolezza né capacità di rappresentazione. Affinché la politica torni a essere cosa grande, nobile - una cosa per la quale “valga la pena spendere la propria vita” - qualcosa di fondamentale e di preventivo va ricostruito. &lt;br /&gt;Quel qualcosa di preventivo riguarda  il nostro essere cittadini. Ha a che fare con il potere originario del cittadino: una persona cosciente del proprio essere, che riconosce la propria dimensione di vita, che sa qual è il peso della propria voce all’interno della comunità.&lt;br /&gt;E’ vero, la democrazia è oggi in grande difficoltà; qualcuno  pensa in modo sempre più insistente che il popolo non sia in grado di scegliere, di decidere del proprio destino. &lt;br /&gt;Rossana Rossanda, qualche giorno fa, sul Manifesto, è arrivata a dire che è in atto un progetto politico sciagurato che ha come obiettivo quello di sciogliere il Popolo. Se Rossanda ha ragione, se la crisi della rappresentanza ha raggiunto questo stadio della crisi, allora qualcosa di inedito  sta accadendo, e qualcosa di straordinario deve ancora accadere.&lt;br /&gt;Giunti a questo punto o siamo in grado di riavviare un’autentica fase costitutiva oppure l’involuzione sarà inarrestabile.&lt;br /&gt;Sia chiaro: ricostruire una sovranità popolare non è cosa ordinaria, banale. Occorre prima di tutto che il popolo si riconosca; occorre che la comunità ritrovi sé stessa. In questo non c’entra assolutamente nulla la dimensione locale, nazionale o sovranazionale delle decisioni. Senza comunità e senza territorio, nessuna democrazia resiste agli attacchi degli uragani internazionali; nessuna politica sopravvive alle zone grigie dell’anomia che rende obsoleti gli Stati sovrani, l’Unione Europea, le istituzioni globali.&lt;br /&gt;Vario è il panorama europeo, contradditorio è il contesto delle grandi macroregioni del Mondo, ma da un punto fermo occorre partire. E questo punto, per quel ci riguarda, siamo noi, qui, in Italia, in questo inizio di secolo  per molti versi già logoro.&lt;br /&gt;Una prima, indispensabile,  per nulla istintiva risposta, è quella di prenderci cura di noi stessi. Prenderci davvero cura di noi  significa andare oltre la dimensione idiotistica che ha segnato gli ultimi venti anni. Prenderci cura di noi significa uscire letteralmente fuori, per guardare in faccia il mondo della nostra prossimità. Com’è il Mondo davanti casa? Il mio, ad esempio, è spesso pieno di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;scoasse&lt;/span&gt;, piccole e grandi, lasciate da cittadini ignari che sanno quello che consumano ma non quello che sono. Il mio  Mondo è sempre più pieno di indifferenza per come quel fragile ecosistema che si chiama Laguna è trattato. Il mio Mondo è a volte fatto di persone infelici che annaspano nella loro esistenza piena di difficoltà materiali ed emotive. E poi, il mio Mondo non è molto diverso dal vostro Mondo.&lt;br /&gt;Non occorre perciò andare oltre - anche se molti di noi percorrono tutti i giorni altri territori regionali e nazionali; navigano quotidianamente nella Rete e magari, di tanto in tanto, viaggiano all’estero.  E’ qui, per ora, davanti casa, che dobbiamo misurarci. Senza alibi né &lt;span style="font-style:italic;"&gt;escamotage&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;La dimensione alienante delle nostre vite ci proietta troppo spesso oltre la nostra vita. Malati di presbiopia vediamo solo più in là, e mai dove dovremmo davvero vedere.  Quel Mondo non visto, per noi si chiama Laguna, per altri si chiama Genova. Per noi si chiama una città che va in malora nell’assedio di piccoli e grandi pescecani; per altri si chiama degrado e abbandono, come nei territori della Camorra.&lt;br /&gt;Prendersi cura della nostra vita “larga”: è questo l’unico modo per riaprire il futuro, per poter giocare una partita non truccata.  Altrimenti rimangono due  miserande opzioni: o diventare scimmie cieche-mute-sorde che negano  alla radice il proprio  essere, oppure - e non so quale sia il destino più tragico -  abbandonarsi alla dolorosa frustrazione dello spettatore, che è  lucido ma inesorabilmente impotente. Lucido nel dolore, lucido nella fine.&lt;br /&gt;Dite, diciamo, ai nostri figli, a noi stessi, di uscire e di spazzare, lavare, con un grande atto simbolico, il pezzo di calle, di fondamenta che abbiamo davanti casa.  Da lì, potremo poi andare un po’ più in là. Qualcuno  andrà a raccogliere il fango amaro che ha invaso la città di Genova, altri staranno a  presidiare gli scani del Delta del Po contro le Centrali della Morte; altri ancora a ridare vita, liberando interi popoli dalla speculazione, alle tante Magliane di Roma o agli altrettanti Zen di Palermo.&lt;br /&gt;Solo dopo questa rioccupazione profonda e sistematica dei nostri territori, delle nostre vite civili, saremo pronti a occupare, in modo definitivo ed efficace, i Palazzi delle Istituzioni.&lt;br /&gt;Sia chiaro: nessuna gradualità, nessuno si illuda su una politica dei due tempi, perché i tempi di questa nuova partecipazione, di questo nuovo essere italiano potrebbero essere molto brevi, ma necessari. &lt;br /&gt;Per pulire una piazza invece di divellere un sanpietrino; per piantare un fiore invece di imbrattare un muro o di buttare a terra una bottiglia vuota. Per salvare una riva o rifare un muro a secco.&lt;br /&gt;Perché noi vogliamo essere rivoluzionari. E allora voi, speculatori e azzeccagarbugli di ogni risma, dovrete semplicemente tremare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5008110028745214131?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5008110028745214131/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5008110028745214131' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5008110028745214131'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5008110028745214131'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/11/prendersi-cura.html' title='Prendersi cura'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-9174291074564292772</id><published>2011-09-26T23:51:00.001+02:00</published><updated>2011-09-26T23:56:15.877+02:00</updated><title type='text'>Crisi e paradossi finanziari.   Ovvero come uscire dal pantano?</title><content type='html'>Dopo il tracollo del settembre 2008, la finanza pubblica dell’Occidente ha iniettato nel sistema bancario enormi quantità di denaro per far fronte alla crisi di liquidità che l’esplodere della bolla speculativa aveva generato. Mai nel dopoguerra si era assistito a un piano di salvataggio di così ampie e sistemiche proporzioni realizzato a suon di miliardi di euro/dollari per ricapitalizzare il sistema bancario americano ed europeo. Con quella manovra si voleva evitare che il collasso del sistema finanziario trascinasse con sé l’intera economia mondiale dando il via a una recessione analoga a quella degli anni ’30.&lt;br /&gt;Nel 2010, nel giro di pochi mesi, i principali istituti finanziari e bancari sono tornati a macinare profitti, grazie agli impieghi realizzati proprio con la liquidità addizionale messa a disposizione dagli Stati. Impieghi finanziari che solo in minima parte hanno favorito progetti imprenditoriali e industriali diretti. La stragrande maggioranza di quelle risorse sono invece tornate – come se nulla fosse successo pochi mesi prima – a puntare sui prodotti offerti dalla finanza speculativa e d’azzardo.&lt;br /&gt;Insomma, mentre gli Stati s’indebitavano, buttando nel cestino, nel volgere di pochi giorni, decenni di dichiarazioni solenni sull’inderogabilità dei patti di stabilità, stracciando impegni sovranazionali basati sul rigido rispetto di politiche monetarie restrittive quale unico baluardo contro l’instabilità (chi si ricorda più dei vincoli di Maastricht oggi?), ebbene di fronte a questa svolta epocale, le Banche con totale non chalance confermavano quelle stesse regole di gestione e di massimizzazione dei profitti che le avevano condotte tra il 2007 e il 2009 sull’orlo della bancarotta.&lt;br /&gt;Per usare un’immagine speriamo efficace, la storia a cui abbiamo assistito nell’ultimo biennio è quella di un naufrago che, salvato dai flutti nei quali, a scienza certa, stava affogando, appena riprende fiato, non trova nulla di meglio che correre a comprare una pistola con la quale uccidere il proprio salvatore. Basta guardare ai crudi fatti perché ne risulti confermata questa paradossale ma purtroppo autentica storia.&lt;br /&gt;Le decisioni di investimento, di impiego e di smobilizzo messi in atto dagli operatori finanziari, direttamente o indirettamente, corrispondono a questa immagine: infatti un buon numero di queste istituzioni hanno puntato sul fallimento di alcuni Stati dell’Unione europea, gli stessi che pochi mesi prima avevano anch’essi deciso il loro salvataggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un dato di fatto che dagli attacchi speculativi a Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia – i cosiddetti PIGS - alcuni investitori ribassisti hanno ricavato ingenti margini. Dove sono ora finite quelle prese di profitto? Certamente al sicuro, in qualche banca svizzera o in qualche fondo off-shore, o semplicemente su altre piazze finanziarie mondiali considerate più sicure. L’effetto cumulativo delle ondate speculative torna ora come un boomerang e sembra non voler risparmiare nessuno.&lt;br /&gt;Così, a piangere e a lamentarsi, oltre ai piccoli risparmiatori, ai dipendenti pubblici  e privati, ai precari, ai disoccupati, ai giovani e ai pensionati, ecco aggiungersi, ancora una volta, le banche, europee e americane senza distinzione. Alcune piangono di più, ad esempio le francesi e le tedesche, e altre di meno.&lt;br /&gt;Di che si lamentano? Le banche si lamentano della qualità dei loro portafogli, pieni zeppi di titoli di stato dei PIGS, comprati non secoli fa ma pochi mesi fa o anche solo l’altro ieri, allettate dai considerevoli rendimenti che la speculazione ha originato. Ma se domani  la Grecia prima e dopodomani l’Italia dichiarassero lo stato di default, quegli attivi diventerebbero automaticamente carta straccia.  &lt;br /&gt;Qual è allora l’ultima trovata del G20 e del Fondo Monetario Internazionale? Creare un Fondo salva-Stati che entrando nel capitale delle Banche permetta loro di assorbire le perdite che  si creeranno quando quei titoli del debito pubblico non varranno più nulla. &lt;br /&gt;Sorge subito un dubbio: ma perché se si devono salvare gli Stati, si salvano innanzitutto le banche? Non sarebbe più semplice con l’emissione di eurobond sostituire in parte i titoli nazionali rendendo quel debito sovrano meno rischioso?&lt;br /&gt;E a proposito di banche, non è proprio per il fatto che i titoli dei PIGS sono così rischiosi che esse, in quanto principali investitori istituzionali, ricevono per la loro sottoscrizione tassi di interesse stratosferici, del 4, 10 e sino al 20% in più degli interessi pagati sui titoli tedeschi?&lt;br /&gt;Del resto, se si trattasse di debito privato saremmo già oltre il tasso di usura! &lt;br /&gt;Certo, con l’intervento europeo, scomparirebbe il rischio (perché pagato dal pubblico) e quei tassi dovrebbero ritornare su livelli normali – salvo che continueremmo a non sapere che fine hanno fatto le prese di profitto. &lt;br /&gt;E sia, diciamo che questo ennesimo sacrificio pubblico mira a rimettere in ordine le cose, a evitare il peggio. Ma allora, ci chiediamo: chi ci garantisce che la storia non si ripeterà?&lt;br /&gt;Perché non si ripeta la beffa della capitalizzazione del 2009, quali condizionalità saranno imposte alle banche, quale sarà il potere di veto dell’azionista pubblico sulle scelte di investimento e di gestione dei banchieri? Oppure, ancora una volta, in nome della “sacralità del mercato” le nuove risorse bancarie torneranno ad abbattersi, come letali armi di distruzione di massa, sulla vita dei cittadini che gli stessi Governi dovrebbero tutelare?&lt;br /&gt;Questa nuova fase sarebbe doppiamente fatale – e così per certi versi è già negli annunci: da un lato, si scatenerebbe un’ondata supplementare di privatizzazioni per saldare i nuovi debiti originati dal Fondo salva-banche e, dall’altro, quelle risorse sarebbero impiegate proprio per comprare a prezzi stracciati interi comparti del patrimonio pubblico.&lt;br /&gt;L’inevitabile risultato sarebbe il secco impoverimento della popolazione e il corrispettivo aumento del  tasso di finanza cattiva nei gangli dell’economia mondiale.&lt;br /&gt;Il paradosso è dunque quello di un mondo alla rovescia in cui  più ti comporti male e più vieni premiato? Purtroppo, la beffa è che in nome dell’infallibilità dei mercati, le sanzioni applicate appaiono totalmente asimmetriche: se il debito pubblico non è credibile, bisogna licenziare, tagliare, vendere; se invece la finanza privata non sta in piedi, allora va salvata, perché altrimenti il panico dei mercati si potrebbe estendere a macchia d’olio, eccetera, eccetera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morale lapalissiana: se il mondo è storto, vuol dire che non è dritto. Occorre dunque ricostruire un mondo equilibrato e portatore di un’etica degna di questo nome. &lt;br /&gt;Le banche debbono semplicemente tornare a fare il loro mestiere: cioè utilizzare i risparmi delle persone per concedere crediti a chi ha progetti validi ed è capace di  produrre lavoro e ricchezza. Né più né meno che questo.&lt;br /&gt;I Governi, d’altro canto, hanno il sacrosanto dovere di consolidare il debito storico ormai ingestibile, un fardello che non può pesare ad infinitum sul futuro nostro e dei nostri figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un mondo così complesso, le cose a volte possono essere a tratti meravigliosamente lineari e comprensibili. Renderle tali è compito della Politica, ottemperando ai propri fini che sono quelli dell’interesse pubblico e non quello di pochi, voraci e autodistruttivi pescecani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-9174291074564292772?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/9174291074564292772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=9174291074564292772' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/9174291074564292772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/9174291074564292772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/09/crisi-e-paradossi-finanziari-ovvero.html' title='Crisi e paradossi finanziari.   Ovvero come uscire dal pantano?'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-8452985628162621204</id><published>2011-09-19T12:49:00.001+02:00</published><updated>2011-09-19T12:52:08.809+02:00</updated><title type='text'>Il Paese non può aspettare</title><content type='html'>I provvedimenti contenuti nella manovra finanziaria costituiscono il punto di non ritorno della separazione tra il Paese reale e le istituzioni pubbliche.&lt;br /&gt;Il Governo, con le sue scelte scellerate, con il coacervo di interessi, di pressioni e di condizionamenti torbidi e immorali che lo contraddistinguono, non rappresenta più la volontà della maggioranza degli italiani ma solo l’arrogante disperazione di un blocco politico in disfacimento, vuoto ormai di ogni legittimità costituzionale e sociale.&lt;br /&gt;Sono parole pesanti queste, ma pesantissima e straordinaria è la situazione politica e sociale in cui il Paese si trova. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sciopero del 6 settembre ha mobilitato ancora una volta le forze vive dell’Italia: i lavoratori e i giovani che non si arrendono allo sfascio e al collasso sociale. Ora a quella domanda di cambiamento, a quella voce di popolo, occorre rispondere, con determinazione e con chiarezza, subito. Non è più tempo per mediazioni, esitazioni o equilibrismi.&lt;br /&gt;Occorre che un ritrovato soggetto politico – dentro e fuori dai partiti politici della sinistra – si alzi e dica con fermezza che cosa fare. Dica che cosa bisogna fare per salvare le istituzioni; che cosa si può fare per rimettere i conti pubblici in ordine; che cosa è possibile fare per proteggere il lavoro dalla precarietà e la vita delle persone dagli sciacalli della speculazione e della finanza assassina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo bisogno di un soggetto politico con la forza e l’autorevolezza per dire:&lt;br /&gt;“ Caro Presidente Napolitano, difendere la Costituzione della Repubblica significa ridare subito la parola agli italiani, perché è nel Paese che la maggioranza parlamentare non esiste più.&lt;br /&gt;Caro Governatore Draghi, rispondere davvero ai mercati significa fermare subito le speculazioni finanziarie e non affondare il Paese nella recessione e nella disperazione.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su poche scelte, dirette e chiare, si può costruire – ma bisogna fare presto! - un progetto di Governo credibile e rinnovato; su pochi punti fermi è necessario fare esprimere la volontà popolare.&lt;br /&gt;O i partiti di opposizione colgono davvero la portata del cataclisma in atto, oppure non ci sarà speranza per nessuno e le fruste logiche della bieca conservazione e dell’auto-riproduzione dell’attuale ceto politico suoneranno il de profundis di ogni possibilità di cambiamento.&lt;br /&gt;Nei mesi scorsi, con le elezioni amministrative e con i referendum sull’acqua e sul nucleare, i cittadini italiani hanno detto con chiarezza qual è il cambiamento che attendono.&lt;br /&gt;Sembrano passati decenni da allora, da quella rinnovata e vitale passione civile: il dibattito politico è ripiombato nel grigiore, nell’idiotismo, nella vacuità a cui ci ha abituato il berlusconismo. Ma la responsabilità più grossa – perché è in quella direzione che guardano le passioni civili e le domande di cambiamento – è quella dei partiti di opposizione.&lt;br /&gt;Costruire un programma di governo e un progetto di società significa rispondere ad alcune fondamentali domande su quale architettura debba avere la società italiana degli anni a venire.&lt;br /&gt;Proviamo a formulare alcuni di questi quesiti:&lt;br /&gt;L’Italia di domani sarà fondata sul lavoro o sulla rendita?&lt;br /&gt;Si valorizzeranno i beni comuni o si privatizzerà in modo irreversibile ogni sfera della vita umana – dalla salute alla conoscenza, dalla mobilità all’abitare, dalla cultura all’ambiente?&lt;br /&gt;L’Italia di domani sarà un Paese povero con una élite straricca, rinchiusa nei propri fortini dorati, oppure costruiremo un’Italia delle opportunità per tutti, un’Italia libera, aperta e giusta?&lt;br /&gt;Il Paese che verrà sarà fondato sui diritti oppure sui privilegi, sulle regole non scritte, sullo scambio politico? &lt;br /&gt;Un Paese che investe nella cultura, nella scuola, che costruisce la Pace oppure che continua a destinare ingentissime risorse pubbliche all’economia di guerra?&lt;br /&gt;L’Italia di domani sarà un Paese devastato, dipendente e brutto o un Paese bello, sostenibile e umano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono, cari Bersani, Di Pietro, Vendola, domande retoriche queste ma domande pressanti, assillanti, drammatiche, perché ne va della vita nuda di ognuno di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora occorrono risposte chiare, immediate, portatrici di un fare scevro di ambiguità, risposte attorno alle quali misurare il consenso e costruire un’unità di intenti. &lt;br /&gt;Certo, il mondo è complesso, contraddittorio, liquido, ma in tempi straordinari, chi fa Politica deve segnare una direzione, dare valore e senso all’agire collettivo, riaprire lo spazio della volontà e del futuro. Altrimenti, davvero la Politica muore. Altrimenti, davanti avremo le macerie della frustrazione, degli interessi immediati, crudi e violenti, dove ognuno di noi cercherà una propria personale e disperata salvezza, per essere infine sommersi dalla tragedia di un Paese perduto.&lt;br /&gt;Possiamo ancora evitare questa catastrofe. &lt;br /&gt;Ma dipende da tutti noi. Perché il tempo è adesso. Perché il Paese non può aspettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SEL Venezia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-8452985628162621204?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/8452985628162621204/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=8452985628162621204' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8452985628162621204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8452985628162621204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/09/il-paese-non-puo-aspettare.html' title='Il Paese non può aspettare'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-1756863316896742808</id><published>2011-08-08T16:04:00.000+02:00</published><updated>2011-08-08T16:06:53.501+02:00</updated><title type='text'>Economisti ed economisti</title><content type='html'>Mi è capitato di leggere, a poche ore di distanza, il punto di vista di due autorevoli economisti sulla crisi globale che stiamo vivendo.&lt;br /&gt;Il primo articolo, a firma di Paul Krugman, sul New York Times del 5 agosto 2011, dal titolo “Le preoccupazioni sbagliate”,  mette il dito nella piaga dell’economia americana: la recessione e la dilagante disoccupazione. Il suo “j’accuse” è chiarissimo: l’amministrazione Obama, succube del conservatorismo americano, ha continuato negli ultimi tempi a occuparsi e a preoccuparsi solo di inflazione e di stabilità fiananziaria -  l’ “ossessione del deficit”, come la definisce in modo secco ma efficace Krugman –, mentre i cittadini americani erano sempre più in difficoltà: senza soldi e senza lavoro. Il giudizio di Krugman è lucido e diritto: senza crescita e senza occupazione nessuna stabilità finanziaria sarà tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo articolo, a firma di Mario Monti, sul Corriere della Sera del 7 agosto 2011, dal titolo “Il podestà forestiero”, ricorda subito, ai pochi distratti,  la fede piena e incondizionata che nutre nei mercati l’autorevole economista nostrano. Una fede che lo porta a fare addirittura proprio il titolo di “mercatista”.  Ma soprattutto ad accogliere con entusiasmo le “misure impopolari, ma in realtà positive per gli italiani che verranno”  che giungono dai mercati e dall’Europa. Decisioni – sottolinea ancora Monti – prese da un “governo tecnico sopranazionale”.  Misure figlie di  un “imperativo della stabilità” sacrosanto e necessario. Ora, assunti con responsabilità questi “vincoli esterni”, spetterà  – conclude Monti – alla politica italiana disegnare il proprio impegno per la crescita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché così dissonanti questi articoli? Perché così lontani nell’analisi dei problemi e nel sentire i disagi sociali delle rispettive comunità americana e italiana? Perché così opposte le priorità da assegnare alle nostre economie? &lt;br /&gt;Stiamo forse parlando di due mondi distinti o di un unico Mondo – ahimé - in crisi?&lt;br /&gt;Perché oltre Atlantico la crescita è così chiaramente alternativa alle politiche di contenimento del bilancio e alla stabilità monetaria, mentre in Europa potremmo prima tagliare la spesa e poi tranquillamente crescere? &lt;br /&gt;C’è qualcosa di marcio in Danimarca! Qualcosa naturalmente non va in almeno uno dei due ragionamenti.&lt;br /&gt;Quel po’ di macroeconomia che ho imparato nelle aule universitarie mi dice che, a naso, ha ragione Krugman, almeno nel breve termine – e dato che tutta la partita purtroppo si gioca nel breve, nel brevissimo termine…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste sono le scelte: o si tutela in primis il lavoro, il potere di acquisto dei lavoratori e delle famiglie o la stabilità, che si raggiungerà forse domani, sarà tristemente inutile. Una soluzione che giungerà quando il paziente sarà ormai cadavere; anzi una soluzione che ne avrà provocato la morte. &lt;br /&gt;E’ cosciente di questo Mario Monti? Si rendono conto i nostri “tecnici” nostrani dello stato in cui versa davvero l’Italia che lavora, o che vorrebbe lavorare e/o che vorrebbe consumare quanto serve per vivere dignitosamente?&lt;br /&gt;Oppure quello che conta è “solo” tranquillizzare i mercati, e poi si vedrà?&lt;br /&gt;“Gli italiani che verranno” non saranno, caro Professor Monti, tutti uguali, perché da questa crisi alcuni usciranno vivi ed altri no. E allora, mentre i “tecnici” preparano nuovi tagli alla spesa sociale, nuovi tagli ai servizi pubblici o ancora, come proposto da un suo esimio collega della Cattolica di Milano, Alberto Quadrio Curzio, un aumento dell’IVA che colpirà solo e unicamente la spesa quotidiana delle famiglie, è ben difficile intravedere o anche solo immaginare la crescita dell’economia italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, piccolo particolare, dei contenuti veri della manovra concordata con l’Europa nessuno sa ancor niente. Forse li conosce il Professor Mario Monti quando definisce quelle scelte “impopolari ma necessarie”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’ultima preoccupata osservazione – e credo sia quella “giusta”, parafrasando Krugman - : se queste sono le scelte, fatte di lacrime e sangue per un popolo ormai allo stremo, che un governo tecnico “deve” adottare, era forse questa la ragione per cui qualcuno voleva chiamare Mario Monti a presiederlo? E il suo articolo di fondo sul Corriere una risposta affermativa e di disponibilità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-1756863316896742808?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/1756863316896742808/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=1756863316896742808' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/1756863316896742808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/1756863316896742808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/08/economisti-ed-economisti.html' title='Economisti ed economisti'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-7109107312081036754</id><published>2011-07-27T17:07:00.000+02:00</published><updated>2011-07-27T17:08:18.190+02:00</updated><title type='text'>I miliardi che uccidono due volte</title><content type='html'>Oggi tutto il Parlamento, eccezion fatta per l'IDV e un piccolo gruppo di senatori del PD, ha votato il rifinanziamento delle missioni di guerra.&lt;br /&gt;Un miliardo e mezzo di euro nell'ultimo anno è stato destinato alle spedizioni belliche, mentre si tagliano i servizi pubblici essenziali.&lt;br /&gt;Poche settimane fa, negli stessi giorni in cui si approvava una manovra finanziaria di 47 miliardi di euro, fatta di tagli alla salute, all'istruzione e ai servizi pubblici, si destinavano 30 miliardi (cioè circa l'65% di quelle risorse) all'acquisto di nuovi aerei ed elicotteri militari.&lt;br /&gt;"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa" (art.11).&lt;br /&gt;"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti".&lt;br /&gt;Ecco come la nostra carta costituzionale è gettata alle ortiche e calpestata impunemente tutti i giorni. Perché non interviene su questo, a difesa dei doveri e dei diritti costituzionali, il nostro Presidente della Repubblica? Perché il PD, che siede in Parlamento e che costituisce buona parte dell'opposizione parlamentare, non apre un dibattito pubblico e non ascolta i cittadini italiani? E' senso dello Stato questo? O non si fa altro che alimentare l'allontanamento di tutti noi dalle istituzioni e dalla politica? Mentre noi piangiamo - per i morti in Afghanistan e per i tagli allo stato sociale - Finmeccanica ringrazia. E il guerrafondaio Guarguaglini se la ride.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-7109107312081036754?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/7109107312081036754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=7109107312081036754' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7109107312081036754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7109107312081036754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/07/i-miliardi-che-uccidono-due-volte.html' title='I miliardi che uccidono due volte'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4250842635865645899</id><published>2011-06-15T17:36:00.002+02:00</published><updated>2011-06-15T17:38:59.177+02:00</updated><title type='text'>Per una nuova Politica: scegliamo noi</title><content type='html'>Dopo le due splendide vittorie delle amministrative e dei referendum, dopo che gli italiani hanno detto alto e forte che vogliono cambiare, è tempo che la Sinistra riprenda l'iniziativa. Può farlo in due modi: aprendo subito un cantiere politico nel quale possano confluire le idee e le passioni di tanti cittadini, associazioni e partiti; e lanciando senza esitazioni le primarie per scegliere direttamente le persone che saranno chiamate a rappresentarci nel futuro Parlamento nazionale. Primarie per il leader, ma non solo. C'è un modo di abrogare fattualmente il porcellum: far sì che nei territori i cittadini possano scegliere i loro candidati. E' molto semplice, basta volerlo. Per una nuova Politica: scegliamo noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4250842635865645899?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4250842635865645899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4250842635865645899' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4250842635865645899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4250842635865645899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/06/per-una-nuova-politica-scegliamo-noi.html' title='Per una nuova Politica: scegliamo noi'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-3954931921299068387</id><published>2011-01-31T23:26:00.001+01:00</published><updated>2011-01-31T23:34:22.585+01:00</updated><title type='text'>Il patrimonio e l’imposta.</title><content type='html'>Ovvero perché bisogna introdurre un’imposta patrimoniale ordinaria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non era mia intenzione scomodare lo spirito liberista di Luigi Einaudi nel prendere a prestito, parafrasando, il titolo di una sua famosa opera – &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La terra e l’imposta&lt;/span&gt; –, ma quello cha va ormai affrontato è una questione di rilevanza storica nazionale, perché occorre ridisegnare, senza più indugi,  un diverso rapporto tra lavoro, produzione e ricchezza. E se l’illustre economista e Presidente della Repubblica Italiana discorreva sul bisogno di difendere e premiare chi lavora e produce rispetto a chi vive di rendita, oggi si tratta, né più né meno, di  tutelare la collettività nazionale rispondendo positivamente al disagio che questa esprime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro Paese è il secondo in Europa quanto a dimensione del debito pubblico – 116% del PIL, ci dicono le statistiche – ma è, al contempo, il Paese europeo con il più alto livello di patrimonio privato: una ricchezza equivalente a quasi il doppio del nostro PIL annuo - un dato che ci colloca davanti a Regno Unito e Paesi Bassi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ questa la ragione per cui l’Italia è stata in questi mesi al riparo degli attacchi speculativi che hanno investito prima la Grecia e l’Irlanda e poi, in misura minore, il Portogallo e la Spagna.&lt;br /&gt;Fatta la somma algebrica del debito pubblico e della ricchezza privata, il nostro patrimonio netto è positivo: l’Italia rivela dunque una discreta solidità economica e finanziaria.&lt;br /&gt;La spiegazione di questo fenomeno è, per certi versi,  molto semplice: negli ultimi trent’anni di storia repubblicana, mentre i beni e i servizi pubblici venivano prodotti ed erogati in misura superiore a quanto consentissero le entrate fiscali, la ricchezza delle famiglie italiane è cresciuta a ritmi sostenuti. &lt;br /&gt;La descrizione di questo processo economico deve essere però accompagnata da due considerazioni. La prima è che la crescita abnorme della spesa pubblica non è derivata unicamente dalla maggiore offerta di servizi e beni pubblici resi disponibili alla comunità nazionale ma anche, e in un determinato momento in modo prevalente, da uno spreco sconsiderato di risorse pubbliche derivante da  fenomeni diffusi di corruzione, da comportamenti demagogici e illeciti. La seconda è che l’aumento della ricchezza privata ha interessato larghi strati della popolazione italiana; l’accresciuta disponibilità era sufficientemente diffusa da beneficiare non solo i ricchi ma anche il ceto medio e persino la popolazione italiana meno abbiente.&lt;br /&gt;Questo stato delle cose potrebbe giustificare, almeno in parte, il prevalere di una certa repulsione per la cosa pubblica e l’affermarsi di una cultura del privato e della privatizzazione delle nostre esistenze vissuta come strategia utile e coerente con  quanto stava accadendo nella società italiana. Affondano qui alcune delle radici del berlusconismo: fare da soli significava vivere meglio e con più risorse.&lt;br /&gt;Questo modello è entrato negli ultimi dieci anni gradualmente ma inesorabilmente in crisi.&lt;br /&gt;In particolare, per quanto riguarda la questione che qui ci interessa, è venuta meno la capacità propulsiva della ricchezza privata di crescere indipendentemente o a discapito della ricchezza pubblica.  Anzi, per alcune categorie di persone fra le più povere del nostro Paese, quella tendenza si è invertita e anno dopo anno la loro ricchezza complessiva si è ridotta in modo rilevante. Disoccupazione, precarietà economica, riduzione del potere d’acquisto e di accesso ai servizi e beni essenziali, tutto questo si è tradotto direttamente o indirettamente in un crescente indebitamento privato e/o nella riduzione complessiva del patrimonio personale e famigliare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’insieme di queste difficoltà sociali ed economiche - le fragilità dei più deboli, i problemi del mercato del lavoro, i ritardi infrastrutturali di un’economia abituata a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite - ha prodotto una domanda crescente e insoddisfatta di spesa pubblica. Una domanda non corrotta o demagogica ma reale: una domanda legittima e necessaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ipoteche storiche e i numeri dell’economia globale esigevano nello stesso momento una riduzione drastica della spesa pubblica anziché una crescita. A questa domanda - nei tempi ormai lontani di Maastricht – l’Italia tutta, e soprattutto l’Italia che lavora, rispose con sacrifici ingenti che consentirono di “rimettere i conti in ordine” - come dissero all’unisono in quegli anni Azeglio Ciampi e Romani Prodi.&lt;br /&gt;Poi, mentre l’Italia arrancava nella competizione globale e nella definizione di un nuovo ordine economico internazionale a noi ostile, ecco abbattersi con tutta la violenza e drammaticità delle crisi capitalistiche ottocentesche, la doccia fredda del settembre 2008. Una crisi finanziaria, economica e sociale che ha bruciato, nel breve volgere di alcuni mesi, quote consistenti  del benessere economico e sociale delle famiglie occidentali.&lt;br /&gt;Di fronte alla dimensione della crisi, Stati Uniti, Francia e Germania non hanno esitato a intervenire con ingenti risorse pubbliche, per far fronte ai problemi e ai bisogni immediati dei loro cittadini e delle loro imprese. In Italia questo non è accaduto, e forse non era semplicemente possibile: il fardello del nostro debito pubblico storico ha impedito oggettivamente un intervento all’altezza della situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tempi migliori verranno – hanno recitato, anche negli ultimi mesi,  il nostro ministro delle finanze e i guru dell’economia nazionale. Eppure – ahimé - è chiaro come il Sole che i limiti strutturali dell’economia italiana vanno al di là degli andamenti ciclici ordinari e straordinari. Peggio: il disagio sociale e la marginalità economica di intere fasce di popolazione rendono la loro e la nostra condizione di sofferenza una malattia cronica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ dunque quanto mai urgente un intervento forte, energico, lungimirante di politica economica e di finanza pubblica. Ma con quali risorse, diranno subito i nostri lettori e gli accorti cittadini di questo nostro disgraziato Paese? Risorse non ve ne sono, è la risposta unanime. Anzi, per far fronte ai deficit di bilancio, nuovi tagli a trecento sessanta gradi si stanno già preparando: tagli alla scuola e alla sanità, tagli alla ricerca e al welfare, tagli alla cultura e ai servizi pubblici essenziali. Tagli e ancora tagli: sino a dissolvere non solo l’apparato statale e pubblico ma anche i meccanismi stessi della nostra convivenza civile.&lt;br /&gt;E’ questo lo scenario nel quale vogliamo davvero incamminarci?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre, ora e con molta determinazione, prendere atto che lo squilibrio prodottosi negli ultimi trent’anni deve essere interrotto e rovesciato. Il grande processo di redistribuzione delle risorse a beneficio dei privati e a danno del pubblico non può più continuare: perché è ormai in gioco la stessa sostenibilità sociale e civile del nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta non solo di proporre e applicare una misura di equità sociale e di perequazione nella copertura degli oneri collettivi, ma si tratta ancor prima di conservare e riprodurre le regole fondanti della nostro vivere comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricchezza pubblica è stata dilapidata in molti modi – corruzione, spreco, incapacità di una o più classi dirigenti; la ricchezza privata è stata accresciuta in molti modi – capacità di lavoro e imprenditoriale, posizioni di rendita e corruzione, spirito di innovazione e flessibilità, evasione fiscale e opportunismo. Ma questo squilibrio non può più continuare così. Altrimenti il nostro destino è segnato: una minoranza vivrà asserragliata in fortini urbani e in lussuosi quartieri residenziali, mentre la maggioranza si farà sempre più violenta, disperata, emarginata. E’ purtroppo uno scenario molto reale, che conoscono e sperimentano giorno dopo giorno intere società, dal Messico alla Nigeria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo processo di redistribuzione del reddito in grado di  “rimettere (socialmente) i conti in ordine” non può attendere e non può essere praticato solo attraverso gli strumenti esistenti. &lt;br /&gt;Le imposte sul reddito intervengono regolando il flusso annuo della ricchezza. Anche questo è un obiettivo importante in un Paese nel quale l’evasione fiscale è stimata in 200 miliardi di euro; o quando assistiamo a forme più o meno occulte di elusione fiscale a beneficio dei profitti derivanti da speculazioni immobiliari e finanziarie. Ma non basta. &lt;br /&gt;Gli stock accumulati – positivo quello privato e negativo quello pubblico - stanno condizionando le scelte politiche ed economiche di intere società. &lt;br /&gt;E’ tempo che il loro contributo positivo sia rilevante. Per questo un’imposta patrimoniale ordinaria, capace di ridurre in pochi anni al 60% il nostro debito pubblico, è necessaria. Un’imposta ordinaria e non una misura pesante e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;una tantum&lt;/span&gt;, perché questo Paese ha bisogno di regole e di comportamenti virtuosi, senza giustizialismi di nessun tipo e tantomeno di un giustizialismo tributario. Ma occorre registrare che stiamo vivendo in una società in cui si può essere poveri lavorando e si può essere ricchi vivendo di rendita: e questo è sommamente ingiusto, diseducativo, incivile.&lt;br /&gt;Una patrimoniale giusta nel metodo e ma soprattutto utile nel fine: perché abbiamo bisogno di più ricerca e istruzione, di più sanità e infrastrutture, di più servizi ai cittadini e di aiuti veri ai lavoratori in difficoltà.&lt;br /&gt;Una società che vuole avere un futuro è una società nella quale la ricchezza o è comune oppure non è.  Un Paese, invece, nel quale il 50% della ricchezza prodotta appartiene a meno di un decimo della popolazione, non è un Paese ricco; anzi è un Paese infelice, insicuro, in definitiva, un Paese povero.&lt;br /&gt;Per questo è necessario ragionare di imposta patrimoniale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venezia, 31 gennaio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-3954931921299068387?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/3954931921299068387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=3954931921299068387' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3954931921299068387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3954931921299068387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2011/01/il-patrimonio-e-limposta.html' title='Il patrimonio e l’imposta.'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-3944419516081977607</id><published>2010-11-25T10:23:00.000+01:00</published><updated>2010-11-25T10:32:43.649+01:00</updated><title type='text'>Avvoltoi e macellai</title><content type='html'>In queste ore, i venti assassini della finanza speculativa sconquassano ancora una volta, a pochi mesi dalla drammatica crisi greca, i cieli europei. E’ la volta dell’Irlanda – la “bonne élève” delle politiche europee di  globalizzazione. &lt;br /&gt;Purtroppo, l’instabilità monetaria, che agita le cronache dei giornali, è solo il triste annuncio di quello che rischia di succedere nelle prossime settimane:  prima il prosciugamento delle già scarse risorse pubbliche comunitarie, poi, freddi e inesorabili, i tagli ai bilanci e alla spesa pubblica in molti Paesi europei.&lt;br /&gt;Francesco Giavazzi scrive sul Corriere della Sera del 24 novembre che sono  “l’incertezza e i ritardi della politica che preoccupano i mercati e che alimentano la speculazione”. &lt;br /&gt;Mercati e speculazione– sarebbe bene che lo ammettesse per una volta Giavazzi – non sono entità metafisiche e astratte. Anzi, a ben vedere, proprio in queste ore, “mercati” e “speculazione” rappresentano interessi ben precisi, con nomi e cognomi  tra i noti gruppi di investitori finanziari internazionali. Istituzioni finanziarie scientemente organizzate per lucrare sulle sciagure di interi comparti di economia pubblica e su ampie fasce di società. &lt;br /&gt;Occorre dare un nome a questi professionisti della speculazione finanziaria, e il loro nome è senza enfasi: avvoltoi. Avvoltoi che, in nome del libero mercato, guadagnano in pochi secondi enormi somme di denaro giocando al ribasso o al rialzo, poco importa, sulle quotazioni dei titoli pubblici; avvoltoi che aggrediscono, alla stregua di carogne, ieri la Grecia, oggi l’Irlanda, domani il Portogallo, dopodomani la Spagna e, infine, chissà?&lt;br /&gt;Sia chiaro: non sono investitori costoro e non è mercato codesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma di fronte a tanto disastro finanziario, ecco che l’economista, come ogni buon medico chiamato al capezzale del malato, emette la sua diagnosi e proclama la propria ricetta. E qual è la ricetta del medico Giavazzi? Occorre “limitare la garanzia (del Fondo europeo per la stabilità) al livello pattuito nel Trattato di Maastricht”, ovvero per un massimo del 60% del debito pubblico dei singoli Stati. Oltre quel limite – specifica Giavazzi – che ognuno si arrangi e faccia quello che meglio crede per salvarsi dagli avvoltoi, perché l’Europa intera nulla può di fronte alla potenza del mercato!&lt;br /&gt;“Quello che meglio crede” è da intendersi, con le politiche monetarie e fiscali prevalenti, né più né meno che cruda macelleria sociale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, questo significherebbe ancora una volta - e lo sappiamo già per esperienza diretta: tagli  indiscriminati alla scuola, alla sanità, al welfare, all’occupazione.&lt;br /&gt;Lo vediamo proprio in queste ore in Irlanda che cosa significhi macelleria sociale: decine di migliaia di posti di lavoro pubblico soppressi, tagli enormi agli investimenti, alla spesa sociale, ai consumi dei ceti medi e bassi della popolazione. Gli unici strumenti di  politica economica che non vengono toccati – “per non preoccupare i mercati” – sono le esenzioni e gli incentivi fiscali alle imprese.&lt;br /&gt;Tra gli analisti, qualcuno ha – mi chiedo – la più pallida idea di quali siano le conseguenze sociali di questo modo di agire? Qualcuno si interroga davvero su quale sia la valenza sociale di una redistribuzione di ricchezza di proporzioni bibliche come quella a cui assistiamo, dalle tasche di gente che fatica ad arrivare  a fine mese a beneficio dei conti blindati delle istituzioni finanziarie che in questi giorni macinano profitti giganteschi di miliardi di euro?&lt;br /&gt;All’indecenza morale degli avvoltoi, non è razionale né lecito rispondere con il cinismo dei macellai.&lt;br /&gt;Occorre invertire la rotta prima che sia troppo tardi. Prima che i disastri che questa crisi finanziaria sta provocando producano tali quantità di odio sociale da indurre una sequela di conflitti  e un caos civile che nessuno saprebbe governare.&lt;br /&gt;Per questo occorre andare oltre le ciniche pratiche di economia da guerra civile che attraversano l’Europa  per tornare il prima possibile alla Ragione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venezia, 25 novembre 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;PS: Se qualcuno volesse davvero esercitarsi con politiche di riduzione del deficit pubblico e di contenimento del debito pubblico italiano potrebbe, intanto, cominciare con fare due cose. La prima, sul fronte delle entrate, si chiama imposta sulle transazioni finanziarie, ovvero sulle speculazioni finanziarie. Ne deriverebbe un’entrata di proporzioni tali che molti dei nostri problemi fiscali assumerebbero tutt’altra proporzione. La seconda, sul fronte della spesa, si chiama riduzione drastica della spesa militare. Gli attacchi da cui dobbiamo difenderci non si arrestano certo con armi e aerei caccia.  Semmai il contrario. E sarebbe proprio un bel taglio alla spesa pubblica!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-3944419516081977607?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/3944419516081977607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=3944419516081977607' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3944419516081977607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3944419516081977607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/11/avvoltoi-e-macellai.html' title='Avvoltoi e macellai'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-2350265605892826973</id><published>2010-11-08T05:11:00.002+01:00</published><updated>2010-11-08T05:19:59.117+01:00</updated><title type='text'>I due Paesi</title><content type='html'>Per capire l’Italia di oggi non c’è bisogno di aprire i giornali, le televisioni, i media in generale. Anzi questo rende tutto più difficile, confuso, inutile. Per capire questo nostro povero e bistrattato Paese, bisogna avere occhi nuovi, ma capaci di memoria.&lt;br /&gt;E’ questo che si fa drammaticamente urgente: vedere, ascoltare, capire.&lt;br /&gt;Non vedono i politici che, in queste ore, ripropongono polemiche vuote, vecchi sotterfugi, giochetti tattici, dentro e fuori il Palazzo in nome di una crisi istituzionale, a sentir loro, da evitare a tutti i costi.&lt;br /&gt;Non ascoltano i ministri di questo governo ormai morto, né lo fanno i capitani di ventura di un capitalismo senza vergogna, mentre predicano all’unisono ricette marce e false sulla ripresa dell’economia italiana.&lt;br /&gt;Non capiscono gli esperti sondaggisti né gli analisti politici quello che di profondo, irreversibile, inedito sta accadendo nella società italiana.&lt;br /&gt;Per questo dobbiamo vedere, ascoltare, capire per conto nostro. &lt;br /&gt;Dobbiamo farlo fuori dal Palazzo e fuori dalle accademie; fuori dai consigli di amministrazione delle grandi società e fuori dalle riunioni di redazione dei giornali. Dobbiamo farlo noi che “fuori” da quel mondo autoreferenziale e spesso fasullo ci siamo già.&lt;br /&gt;Eppure non lo possiamo fare ognuno per proprio conto: dobbiamo essere in tanti ritrovando, soprattutto, il modo di stare insieme.&lt;br /&gt;Conosciamo la nostra condizione. Siamo poveri di strumenti di analisi, perché in questi anni hanno fatto &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tabula rasa&lt;/span&gt; delle pratiche di partecipazione cittadina. Siamo disorientati e spaventati, perché le mille sirene del berlusconismo sono entrate un po’ nelle orecchie di tutti: nessuno escluso. Siamo confusi e incerti nella ricerca di quali principi e regole sociali ci debbano guidare, perché l’amoralità, lo scetticismo, il qualunquismo hanno annullato decenni di democrazia.&lt;br /&gt;Eppure dobbiamo farlo. E credo che molti stiano pensando la stessa cosa: che nessuno si salva dinanzi alla catastrofe culturale di un Paese; nessuno uscirebbe indenne dai crolli sociali e nessuno potrebbe sottrarsi ai fiumi di fango che irromperebbero fino in fondo alle nostre vite private e pubbliche.&lt;br /&gt;E’ questa istanza, questa urgenza che io chiamerei, per intenderci, la “nuova Politica”. Una “nuova Politica” che sia un moto di salvezza, una reazione di vita, capace di attraversare le attuali appartenenze politiche sconvolgendole alla radice. &lt;br /&gt;Questa azione collettiva, chiamata a salvare l’Italia, non sarà certo indolore: bisognerà saper indicare responsabilità e omissioni, ipocrisie e inettitudini; per questo, occorrerà, fra l’altro, un “radicale” ricambio di classe dirigente.&lt;br /&gt;In tempi straordinari, la moderazione è cattiva consigliera e il buon senso comune è chiamato a dormire per un po’ il sonno dei giusti.&lt;br /&gt;In tempi nuovi, occorre essere aperti, lungimiranti e generosi, andando oltre i rancori e le idiozie competitive, trascurando i vili egoismi individuali.&lt;br /&gt;Questo accadde nei tempi bui della catastrofe fascista e dell’occupazione nazista. In quell’Italia martoriata e affamata, un ciclo nuovo si aprì. Chi ne fu protagonista non furono uomini e donne eccezionali ma persone comuni che assunsero su di sé il destino di un popolo.&lt;br /&gt;Io credo che questo possa e debba – pena il caos e la barbarie – succedere in Italia oggi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;A questo progetto politico, che non ha certo segnata la strada, ma che è memore di quanto di buono si è costruito in Italia nella seconda metà del Novecento, siamo chiamati a contribuire. Lo vogliamo fare da quella parte, che si chiama Sinistra, che incarna ancor oggi, in modo inequivocabile, i valori della giustizia, dell’eguaglianza e della libertà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pier Paolo Pasolini, nel suo ultimo anno di vita, quasi presagendo la fine, accelerò enormemente il proprio sforzo per vedere, ascoltare e capire che cos’era l’Italia. Vide una società che si arrendeva al peggio di sé stessa; ascoltò, con tutta la sua sensibilità di poeta e di intellettuale, i mille silenzi sulle stragi di Stato e le voci mute delle vittime; capì che una nuova forza politica doveva farsi carico, prima che fosse troppo tardi, “della salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche”.&lt;br /&gt;Ma quella forza politica – che per Pasolini era allora il Partito Comunista - doveva farlo andando oltre le separazioni, risolvendo innanzitutto il paradosso di accontentarsi di rappresentare “un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico”. &lt;br /&gt;Perché l’antica divisione dell’Italia “in due paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività”. &lt;br /&gt;Per questa ragione non possiamo essere solo una Parte/Partito, perché non possiamo rappresentare solo il migliore di quei due Paesi, ma dobbiamo far sì che quell’altro Paese, che ha, in questi decenni, invaso, distorto, distrutto le nostre vite, venga letteralmente meno, si dissolva, si annulli, per lasciare posto, pacificamente, a un solo grande pulito onesto intelligente colto Paese. &lt;br /&gt;E’ questo l’unico obiettivo della Politica che verrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 novembre 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-2350265605892826973?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/2350265605892826973/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=2350265605892826973' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2350265605892826973'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2350265605892826973'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/11/i-due-paesi.html' title='I due Paesi'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-2526873709704823697</id><published>2010-10-13T21:55:00.000+02:00</published><updated>2010-10-13T21:56:31.182+02:00</updated><title type='text'>Meno tasse, più imposte</title><content type='html'>Il federalismo fiscale è ormai  alle porte. E mentre la Lega canta vittoria, molti cittadini si interrogano su quale sarà l’effettivo impatto sulla loro condizione economica e sociale.&lt;br /&gt;Lo slogan “meno tasse per tutti” è ormai più un luogo comune del teatrino della politica che una reale opzione amministrativa. Il federalismo fiscale aveva, al riguardo, creato inizialmente molte aspettative. Ora le cose cominciano a rivelarsi per quello che sono: il passaggio di competenze agli Enti Locali avverrà senza un’adeguata copertura finanziaria e stante la situazione di grave crisi della finanza pubblica, le Regioni e i Comuni saranno obbligati a introdurre nuovi balzelli e nuove tasse per far quadrare i conti. &lt;br /&gt;Di fronte a questa situazione, bisognerà mettere da parte gli slogan e fare finalmente sul serio. Fare sul serio significa, ad esempio, porre con chiarezza il tema delle entrate tributarie.&lt;br /&gt;Per cominciare, è bene che i cittadini sappiano di cosa si sta parlando.&lt;br /&gt;Ciò che quotidianamente chiamiamo “tasse”, corrisponde, in realtà, a due categorie tributarie radicalmente diverse: le imposte, da un lato, e le tasse e vere e proprie, dall’altro. Non si tratta di introdurre capziosi distinguo accademici ma di rendere evidente qual è la sostanziale differenza tra i due strumenti di prelievo fiscale.&lt;br /&gt;Le tasse sono il prezzo che i cittadini pagano per un servizio pubblico: sono tasse quelle sui rifiuti, sul traffico portuale e aeroportuale, etc.&lt;br /&gt;In realtà, sempre più, per alcuni servizi pubblici quantificabili, alle tasse vere e proprie si vanno sostituendo sistemi specifici di tariffazione (è questo il caso, ad esempio, dei rifiuti).&lt;br /&gt;Le imposte invece sono un tributo non legato a uno specifico servizio pubblico; costituiscono un prelievo generale per far fronte alla spesa pubblica. Come recita l’articolo 53 della nostra Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”&lt;br /&gt;Di questo criterio di progressività, basato sul principio “chi più ha, più paga”, nessuno oggi sembra volersi ricordare. Le “tasse” hanno dunque prevalso oltre che nell’uso linguistico anche nella pratica politica.&lt;br /&gt;Ecco allora che di fronte alla crisi della finanza locale, la risposta più immediata e automatica è: aumentiamo tasse e tariffe. &lt;br /&gt;E’ successo, a Venezia, pochi mesi fa, con le tariffe del trasporto pubblico e sembra destinato a succedere a breve per i rifiuti, le mense scolastiche e per tanti altri servizi pubblici essenziali. In questo modo, l’iniquità è palese: tutti pagano lo stesso contributo, sia che si tratti di un disoccupato o di uno studente, sia che si tratti di un ricco possidente. L’effetto è chiaramente regressivo perché il sacrificio per chi ha un reddito modesto e un bisogno incomprimibile è di gran lunga più elevato di chi ha redditi alti e beneficia, in alternativa, di  servizi privati (il caso più emblematico è la sanità).&lt;br /&gt;Per riaffermare un minimo di giustizia fiscale, dobbiamo tornare a parlare di imposte. E’ noto a tutti che gli Enti Locali non hanno “autonomia impositiva”, ma questi dovranno, volenti o nolenti, ottenerla se non vorranno dichiarare fallimento. In primis, l’addizionale IRPEF. Ma non basta. Occorrono un’imposta sui fabbricati e una sui grandi patrimoni. E a Venezia ce n’è bisogno più che altrove, perché questa città non può essere trattata alla stregua di una mucca da mungere, peraltro particolarmente debilitata, dove coloro che ne traggono il massimo beneficio non si preoccupano affatto se riesce a nutrirsi a sufficienza!&lt;br /&gt;I francesi ricordano spesso che fu per una diversa giustizia fiscale che fecero la rivoluzione del ’89. Presso i cugini d’oltralpe, diritti individuali e doveri cittadini costituiscono l’architettura stessa del farsi comunità. Per questa ragione, in Francia pagare le imposte è parte essenziale dell’essere cittadino. La storia italiana è un’altra: senza vere rivoluzioni e con molte mediazioni. Eppure abbiamo bisogno degli stessi materiali per ricostruire un patto fiduciario tra i cittadini; un new deal che ci consenta di uscire dal pantano in cui ci troviamo. &lt;br /&gt;E’ tempo che i cantori del liberismo smettano di predicare che con la crescita le entrate pubbliche torneranno ad aumentare, perché non c’è sviluppo laddove non vi è il minimo per preparare il futuro. Un minimo che si chiama scuola, sanità, manutenzione delle infrastrutture esistenti, trasporti efficienti, etc.&lt;br /&gt;Perché, per sfatare un altro luogo comune, da un pezzo, nel nostro bel Paese, non paga più Pantalone ma semmai il povero Arlecchino. E’ ora di cambiare copione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-2526873709704823697?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/2526873709704823697/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=2526873709704823697' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2526873709704823697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2526873709704823697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/10/meno-tasse-piu-imposte.html' title='Meno tasse, più imposte'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-7592476013791394770</id><published>2010-10-03T19:51:00.001+02:00</published><updated>2010-10-03T19:54:12.430+02:00</updated><title type='text'>E’ un lusso che non ci possiamo permettere</title><content type='html'>Basta sfogliare qualsiasi giornale, italiano o europeo, patinato o meno, per rendersi conto quanto l’attenzione al lusso e all’economia che ne deriva sia predominante. Eppure i dati drammatici della crisi sono sotto gli occhi di tutti: perdita secca del potere d’acquisto della maggioranza dei lavoratori; tassi crescenti di disoccupazione e sottoccupazione, con punte di eccezionale gravità tra i giovani e nelle regioni del Meridione; aumento delle persone in condizioni di povertà o a rischio di esclusione sociale.&lt;br /&gt;Ecco invece moltiplicarsi ovunque i Luxury Hotel e gli Exclusive Resort; spuntano come funghi,  in città come in provincia, Wellness centres e residenze di lusso; appaiono per incanto in un paesaggio italiano da sempre ostile, per ovvie ragioni, verso questo tipo di infrastrutture, campi da golf e darsene per yacht e superyacht. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ di pochi giorni fa un articolo (Nuova Venezia del 28/9/10) accompagnato da una mappa del Lido di Venezia nella quale si indicano tutti gli interventi immobiliari previsti nei prossimi anni. A guardare con attenzione, sorprende come su più di un miliardo di euro di nuovi investimenti immobiliari nulla riguardi sia pur indirettamente servizi pubblici  (scuola, sanità,  interventi sociali) o strutture abitative standard. No. E’ invece tutto un pullulare di residenze di lusso, darsene, luxury resort, piscine, etc. E quello che vale per il Lido, vale per la città storica. E quello che vale per Venezia sembra sia la costante di tante parti del nostro “felicissimo” territorio italiano.&lt;br /&gt;Del resto questo è il paese di Paperon Berlusconi e di Villa Certosa; nel quale, un amministratore delegato, Sergio Marchionne, guadagna 435 volte quanto ricava dal proprio lavoro quotidiano un suo dipendente a Pomigliano d’Arco. Perché stupirsi allora che il mercato più promettente sia quello dei beni di lusso e degli investimenti d’élite?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra di essere tornati a tre secoli fa, quando in pieno ‘700 gli intellettuali europei si interrogavano sul lusso e sugli effetti che i consumi di una risicatissima casta di nobili e di rentiers potevano o meno produrre sulla ricchezza delle nazioni.&lt;br /&gt;Questo dibattito, noto come “polemica sul lusso”, contrappose autori famosi come Montesquieu, Voltaire e Rousseau e meno noti come Mandeville o Melon. Al di là delle considerazioni morali sul lusso come vizio e dissolutezza, il nodo della questione riguardava il modello stesso di società da promuovere e favorire. In quel contesto, si inseriva in particolare l’analisi di quali fossero le implicazioni economiche di un accresciuto consumo voluttuario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nell’articolo sul “Lusso” scritto per l’Encyclopédie da Jean-François de Saint-Lambert si riportano i principali argomenti a favore e a discapito del lusso. Tra i vantaggi sono indicati “il benessere degli stati, la circolazione del denaro, il progresso della conoscenza e la produzione delle opere d’arte”; tra gli svantaggi sono ricordati: “la distribuzione diseguale della ricchezza, la distruzione del paesaggio, l’indebolimento del coraggio e il soffocamento degli interessi pubblici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché riproporre ora, nel 2010, questo tipo di considerazioni? Direi per due ordini di motivi.&lt;br /&gt;Il primo è che se è vero che l’economia del lusso aveva una funzione precisa nel sostegno della domanda e quindi nella crescita economica degli Stati europei pre-industriali, storicamente la situazione è profondamente cambiata. Per molto tempo, nel dopoguerra, la creazione – come direbbero gli economisti – di domanda effettiva è stata assegnata alla spesa pubblica e in particolare alle politiche di welfare. &lt;br /&gt;Perché oggi si dovrebbe dunque privilegiare l’antica economia del lusso invece che propugnare un democratico rilancio degli investimenti nei servizi pubblici? La domanda è volutamente ingenua e la risposta altrettanto scontata: il mercato, bellezza! &lt;br /&gt;Ma quando si tratta, come nel caso del Lido di Venezia, di decisioni pubbliche a favore di gruppi finanziari privati che investono nell’immobiliare di lusso e di risorse territoriali comuni di cui beneficieranno pochissime persone, questa scontata e banale risposta non è più accettabile.&lt;br /&gt;La seconda considerazione è ben più amara: il ruolo dei consumi di lusso nelle società europee del XVIII secolo coincise con una situazione di dilagante povertà ed era chiaramente il prodotto di iniquità spaventose. Quella drammatica situazione, si sa,  si tradusse, sul finire del secolo dei lumi, nel collasso dell’ancien régime e nello scoppio della rivoluzione del 1789. E l’epilogo è ben noto: molti dei principali sostenitori di quella domanda effettiva furono ospiti di Madame Guillotine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-7592476013791394770?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/7592476013791394770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=7592476013791394770' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7592476013791394770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7592476013791394770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/10/e-un-lusso-che-non-ci-possiamo.html' title='E’ un lusso che non ci possiamo permettere'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-8534681407723556746</id><published>2010-03-19T01:07:00.002+01:00</published><updated>2010-03-19T01:20:40.799+01:00</updated><title type='text'>Difendiamo il patrimonio pubblico</title><content type='html'>Il 20 marzo sarà una giornata di mobilitazione nazionale per affermare che l’acqua è un bene pubblico. Nel paese di Berlusconi, purtroppo, questa cosa, che i bambini capiscono benissimo, non è affatto scontata.&lt;br /&gt;Non è scontato neppure, nel mondo di “un culo su do careghe”  - alias Renato Brunetta - , che le case popolari siano un patrimonio sociale che preserva tutti. Perché a tutti, meno che a Mr. Week-end, sapere che in una situazione di bisogno potremmo accedere a un alloggio, ci fa sentire un po’ meno insicuri e meno soli. &lt;br /&gt;Ma no, si sa, l’indole proprietaria del ministro della funzione pubblica è smisurata. Per questo vuole ottenere, in tempi brevissimi, devastanti risultati. Vendere il patrimonio dell’ATER significherebbe, infatti, chiudere l’accesso a una casa popolare a chiunque ne avesse bisogno e, nello stesso tempo, significherebbe svendere in un colpo solo un patrimonio immobiliare preziosissimo. &lt;br /&gt;Bingo! – direbbe il malefico Joker nella Gotham City di Batman. Eppure, con tutta la nostra fantasia, stentiamo a credere che il sadismo di “un culo su do careghe” voglia davvero portare lo spirito malefico di Joker proprio a Ca’ Farsetti.&lt;br /&gt;Ma torniamo a più seri ragionamenti.&lt;br /&gt;La febbre della liquidazione immobiliare non è a Venezia una malattia delle ultime ore.&lt;br /&gt;Cacciari ha zelantemente ben incarnato il ruolo del liquidatore immobiliare. Sua è purtroppo l’invenzione delle ultime cartolarizzazioni e dell’entrata in scena a Venezia di Mr. Mossetto e della sua EST CAPITAL. Il fondo Real Venice, di proprietà di Mossetto &amp; Co., possiede ormai alcune delle gioie del nostro ex-patrimonio comunale.&lt;br /&gt;E così hanno infatti privatizzato mezza isola del Lido – dall’Ospedale al Mare al Forte di Malamocco senza trascurare aree verdi di inestimabile valore. &lt;br /&gt;Il mantra – lo sappiamo – è sempre lo stesso: “no ghe xe  schei fioi e no podemo far altro!”&lt;br /&gt;Un “altro” che noi invece vogliamo non solo immaginare ma pretendere dalla prossima amministrazione comunale. Un altro, senza se e senza ma. Perché continuando di questo passo non solo il pubblico non avrà più una funzione di servizio in città ma non avrà soprattutto alcun ruolo regolatore nelle logiche immobiliari cittadine.&lt;br /&gt;Perché – ed è bene ricordarlo – tutti gli immobili venduti hanno una sola ed unica destinazione: la trasformazione in strutture ricettive o di supporto all’economia turistica.&lt;br /&gt;Oggi qualcuno piange perché la Corte costituzionale mette i bastoni fra le ruote al cambio di destinazione d’uso degli immobili alienati. Ma, francamente, noi non sappiamo chi pianga di più: se le finanze del Comune o la città, che vedrebbe ridotte ulteriormente le sue funzioni urbane, a profitto di una monocultura turistica sempre più devastante.&lt;br /&gt;Occorre dunque cambiare registro. L’acqua è e deve rimanere bene comune. Le case popolari sono e devono restare un bene sociale. Il patrimonio comunale è uno spazio pubblico irrinunciabile per difendere e ricostruire la biodiversità urbana.&lt;br /&gt;Ai contabili che si stracciano le vesti per i deficit di cassa e ai furbi che si leccano i baffi di fronte a tanta cuccagna in liquidazione dovremo, equamente, nella prossima amministrazione, porre un sacrosanto freno. &lt;br /&gt;Per rimettere, semplicemente e con determinazione, al centro la politica e il bene cittadino. Ricordiamocelo, senza esitazioni, quando depositeremo il nostro voto nell’urna.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-8534681407723556746?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/8534681407723556746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=8534681407723556746' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8534681407723556746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8534681407723556746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/03/difendiamo-il-patrimonio-pubblico.html' title='Difendiamo il patrimonio pubblico'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4944237396300007036</id><published>2010-03-14T00:35:00.000+01:00</published><updated>2010-03-14T00:38:28.306+01:00</updated><title type='text'>L’affaire Di Girolamo e il signor Marchi</title><content type='html'>Qualche giorno fa, durante la tempesta che ha portato alle dimissioni del senatore Nicola Di Girolamo per riciclaggio e infiltrazioni mafiose nella sua elezione a senatore della Repubblica, per poco, e fugacemente, è apparso nella cronaca che lo riguardava anche il nome di Enrico Marchi – presidente della SAVE.&lt;br /&gt;Poche settimane orsono, il signor Marchi è stato al centro di una delle scelte politiche più delicate per il futuro di Venezia: Tessera City. &lt;br /&gt;Tessera City - per i pochi distratti o smemorati – è il nome della maggiore operazione immobiliare che si prepara a Venezia e che significherà, se le istituzioni di questa città non vi si opporranno presto e con determinazione, il sorgere ex nihilo di una enorme nuova area edificabile privata di cui sono dubbie sia l’utilità pubblica che le modalità di realizzazione e di gestione.&lt;br /&gt;Come purtroppo sappiamo sin troppo bene, nel “bel paese” le operazioni immobiliari sono state e sono tuttora, purtroppo, altamente “sensibili”: facile preda di appetiti poco leciti, di manipolazioni illegali, e nel peggiore dei casi, esposte a vere e proprie infiltrazioni mafiose.&lt;br /&gt;Le più attente indagini e analisi del fenomeno criminoso ci dicono che i grandi interessi della mafia si sono ormai trasferiti “altrove”: in Italia e in Europa.&lt;br /&gt;Quando con poco – in questo caso una “semplice” osservazione dei privati a una variante del PRG di Venezia – si può, come Re Mida, trasformare ettari di terra in oro, è quanto meno doveroso essere doppiamente prudenti.&lt;br /&gt;Si dà invece il caso che il dominus di tutta l’operazione – il signor Enrico Marchi, per l’appunto – sia stato “malgré lui” molto vicino al detto ex-senatore di Girolamo.&lt;br /&gt;Nel gennaio 2007 Enrico Marchi acquisisce il controllo della società finanziaria svizzera EgoBank  proprietà di Di Girolamo e ne condivide l’amministrazione per qualche tempo.  Le cointeressenze durano in verità 18 mesi (sino al luglio 2008, da quanto si deduce dalle anticipazioni sulle indagini giudiziarie in corso).&lt;br /&gt;Come ha dichiarato la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, la banca, che ora è controllata da Marchi: «era una delle "centrali" del flusso di riciclaggio e spartizione del denaro tra i membri della banda delle frodi telefoniche».&lt;br /&gt;Accortamente, Enrico Marchi, neo-proprietario della banca di Di Girolamo, provvede a cambiarne il nome (da Egobank a Banca Credinvest). Forse per segnare una ragionevole discontinuità con il suo discutibile predecessore?&lt;br /&gt;Comunque sia, credo che questa “notizia” non debba passare sotto silenzio e che un approfondimento politico ancor prima che giudiziario sia doveroso.&lt;br /&gt;Ne va, del resto, del destino non solo e non tanto di un uomo d’affari ma di un pezzo importante della nostra città e del nostro territorio. Spero che molti concorderanno con il sottoscritto – a cominciare dal sindaco uscente che ha condiviso non poche scelte amministrative e territoriali con il presidente di Save negli ultimi tempi.&lt;br /&gt;Ne va, infine, del nostro futuro: un futuro che vorremmo trasparente, sicuro e senza pericoli di infiltrazioni (di qualsiasi genere).&lt;br /&gt;Spero che tutti, a destra come a sinistra, ne converremo. E che nessuno risponderà che sono affari di Marchi. No, signori, sono proprio affari nostri!&lt;br /&gt;Anche questa può essere una buona base di partenza per l’amministrazione comunale che verrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4944237396300007036?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4944237396300007036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4944237396300007036' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4944237396300007036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4944237396300007036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/03/laffaire-di-girolamo-e-il-signor-marchi.html' title='L’affaire Di Girolamo e il signor Marchi'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4366532232929482178</id><published>2010-03-02T22:00:00.002+01:00</published><updated>2010-03-02T22:11:30.714+01:00</updated><title type='text'>Alla ricerca del buon candidato</title><content type='html'>Oggi è stato pubblicato l’elenco delle liste e dei candidati che ritroveremo sulla scheda delle elezioni comunali il prossimo 28 e 29 marzo. Come sempre, tanti nomi e tante ragioni diverse: alcune più pesanti, altre dissonanti, altre semplicemente occasionali.&lt;br /&gt;“E’ la democrazia, bellezza!” – mi diranno subito i più accorti. E sia, ma come districarsi, come venirne a capo?&lt;br /&gt;Due approcci mi vengono subito alla mente. &lt;br /&gt;Il primo è quello del tifoso, che sceglie senza esitare e che, come direbbe una mia amica emiliana, non ha paura a mettere “il cervello in folle” e a fare tutto il possibile perché la sua squadra (il suo partito) vinca, costi quel che costi. &lt;br /&gt;Il secondo, decisamente più scettico, è quello di chi guarda a questo guazzabuglio e fatica sinceramente a farsene una ragione.&lt;br /&gt;Io, lo ammetto, sono più interessato al secondo gruppo. Per due ordini di ragioni: la prima, triviale, è che non sono un tifoso (neppure di una squadra di calcio); la seconda, è che vorrei mettermi davvero nei panni di un elettore che scende sul pianeta “Venezia” e che cerca di capirci qualcosa.&lt;br /&gt;Il punto di partenza purtroppo non è incoraggiante: e capirci qualcosa è estremamente complicato.&lt;br /&gt;Cerchiamo allora di raccattare qualche strumento che ci possa servire nella perigliosa navigazione elettorale.&lt;br /&gt;Come leggere e scegliere tra i candidati? &lt;br /&gt;Con banalità, direi: usando un po’ di intelligenza e un po’ di passione. Ma su questo piano ognuno troverà risposte distinte e scelte differenti. E ognuno avrà le proprie argomentazioni: il tale mi è più simpatico o il talaltro è senz’altro più competente e capace.&lt;br /&gt;Quello che invece ci dovrebbe innanzitutto trovare tutti concordi è che disonestà e individualismo sono due mali maggiori per la democrazia. Due mali che rendono la democrazia brutta, volgare, arruffona e disastrosa, per la comunità che la pratica o che semplicemente la ospita.&lt;br /&gt;Noi, invece – poveri Candide! -, ci ostiniamo a credere che la democrazia debba essere bella, dunque complicata, dunque difficile, dunque necessaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica mi appassiona, ma probabilmente non ci capirò mai quanto basta per cambiarla.&lt;br /&gt;Per questo, come recita uno dei personaggi della letteratura che mi accompagna sin dall’infanzia, il signor Cipollone, padre di Cipollino, uscito felicemente dalla penna di Gianni Rodari, dirò: “figlio, vai per il mondo e studia. Studia i briganti che troverai sulla tua strada”. Se questa lezione morale ha un senso, allora la prima cosa che suggerisco ad ognuno di noi, è di mettere da parte, come se si trattasse di merce avariata, i tanti troppi “briganti” che troveremo sulla nostra scheda elettorale.&lt;br /&gt;Fatta la cernita, e sarà – ahimé – abbondante, vediamo quello che resta.&lt;br /&gt;Restano – scusate se taglio con l’accetta – tre classi di persone: quelle che stanno sempre con chi vince (i cosiddetti opportunisti); quelli che stanno sempre contro (i cosiddetti apocalittici) e quelli che cercano di capire qualcosa di quello che può essere fatto.&lt;br /&gt;Consiglierei di scartare le prime due categorie umane e di concentrarsi con determinazione sulla terza. Lo dico perché, a questo punto, abbiamo ancora molta strada da fare. &lt;br /&gt;Diciamo che a questa terza lista di persone possiamo ricondurre  almeno due tipi umani: coloro che tirano a campare, sapendo che gli uomini non sono né buoni né cattivi, e coloro che sognano di cambiare il mondo, e si illudono che gli uomini sia più buoni che cattivi.&lt;br /&gt;I primi saranno anche i più intelligenti; i secondi, sicuramente meno, ma sono quelli che amo di più.&lt;br /&gt;Personalmente li amo perché sognano contro l’evidenza, perché non si arrendono davanti alle miserie umane, perché sono ingenui quando tutti sono scaltri e sono svegli quando tutti dormono.&lt;br /&gt;Certo, sono la minoranza e sono la minoranza che quasi sempre perde. Ma, chissà, “avere un sogno” è quello che rende il futuro possibile e la politica qualcosa di bello.&lt;br /&gt;A cercare e cercare, ne troveremo sicuramente pochi nella congerie delle liste elettorali e fra i candidati. Ma se nella difficile selezione ne rimarrà anche solo uno, uno soltanto, per quanto mi riguarda sarà valsa la pena. &lt;br /&gt;E per la comunità cittadina, la democrazia rappresenterà ancora una volta la migliore speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4366532232929482178?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4366532232929482178/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4366532232929482178' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4366532232929482178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4366532232929482178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/03/alla-ricerca-del-buon-candidato.html' title='Alla ricerca del buon candidato'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-2266267381132031248</id><published>2010-02-20T22:53:00.001+01:00</published><updated>2010-02-21T15:05:18.173+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/S4E9kY9C1qI/AAAAAAAAAFA/-x6piJgmtnw/s1600-h/LOGOINTERO.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 318px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/S4E9kY9C1qI/AAAAAAAAAFA/-x6piJgmtnw/s320/LOGOINTERO.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5440697520223344290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E ora: IN COMUNE!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elezioni comunali 28-29 2010&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-2266267381132031248?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/2266267381132031248/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=2266267381132031248' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2266267381132031248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2266267381132031248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/02/e-ora-in-comune-elezioni-comunali-28-29.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/S4E9kY9C1qI/AAAAAAAAAFA/-x6piJgmtnw/s72-c/LOGOINTERO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5734579671868036405</id><published>2010-01-17T15:50:00.002+01:00</published><updated>2010-01-17T15:59:27.094+01:00</updated><title type='text'>Domenica 24 gennaio: un’occasione per la democrazia cittadina</title><content type='html'>Senza enfasi, ma dobbiamo dirlo:  il 24 gennaio alle primarie per il centro-sinistra abbiamo tutti un’occasione per rimettere in gioco la democrazia cittadina.&lt;br /&gt;I tre candidati alle primarie sono sotto gli occhi di tutti. &lt;br /&gt;Giorgio Orsoni non viene dal basso ma dall’alto – un alto che ha odore di poteri forti e di un candidato voluto senza mezzi termini da un sindaco uscente che, nonostante abbia da tempo detto di non volere continuare a far politica, la fa eccome, segnando, fra l’altro, in modo negativo, il futuro della città (parliamo, ad esempio, di come ha imposto la sua decisione su Tessera).&lt;br /&gt;Laura Fincato è, senz’altro, una donna competente e coraggiosa; ma prima di pensare a una sua candidatura come sindaco avrebbe almeno dovuto saltare un turno: è legata mani e piedi a questa Amministrazione (lei stessa responsabilmente lo rivendica). E, a dirla tutta, chi l’appoggia non è proprio il “nuovo”.&lt;br /&gt;Infine, Gianfranco Bettin.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fondamente&lt;/span&gt; è stato fra i promotori del programma per la città e della sua candidatura e lo è, con forza, ora che si tratta di scegliere il nome del candidato sindaco. &lt;br /&gt;Perché abbiamo scelto Bettin?&lt;br /&gt;Innanzitutto, perché si è messo in gioco, guardando in faccia i problemi della città e l’urgenza che tutti avvertiamo che bisogna cambiare davvero. Poi, perché ha scelto di dialogare senza mediazioni con la società civile, sapendo e riconoscendo quanto sia oggi in crisi la politica dei partiti, quanto sia urgente mettere la parola fine a una politica di pochi, che litigano davanti ai microfoni e che si mettono d’accordo dietro il sipario pochi istanti dopo.&lt;br /&gt;Bettin ha deciso di ascoltare quello che i veneziani dicono sulla loro città; ascolta e dice cosa ne pensa: su Tessera, su Marghera, sulla mobilità, sulla green economy e su un’Amministrazione Pubblica che non può continuare a delegare ai privati  le decisioni e le scelte che riguardano la città.&lt;br /&gt;Abbiamo scelto Bettin, perché sa di non essere un “salvatore della Patria” ma parte di uno sforzo collettivo per ricostruire la credibilità della politica, l’onestà della cosa pubblica, la trasparenza dell’amministrare.&lt;br /&gt;Abbiamo davanti un’occasione per ricostruire la dimensione cittadina e la democrazia locale. Senza deleghe in bianco; senza prestanome, eletti per conto di chi e di cosa non si sa.&lt;br /&gt;Le primarie di domenica prossima saranno un banco di prova, perché Venezia ritrovi il posto della Politica: un luogo aperto, dove tutti possano dire la propria e vedere quello che gli amministatori fanno. &lt;br /&gt;Le primarie di domenica prossima sono un’occasione: per avere un progetto per la città credibile e percorribile; un progetto alternativo alle idiozie, agli egoismi,  alle insufficienze di una destra rozza e volgare che pensa alla propria pancia e non si rende conto che “fuori” produce solo  “scoasse” e barbarie.&lt;br /&gt;Questa è una città che ha le intelligenze e la volontà per costruire il proprio futuro: un futuro aperto, equo e sostenibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fondamente - Gruppo di cultura politica&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5734579671868036405?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5734579671868036405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5734579671868036405' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5734579671868036405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5734579671868036405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/01/domenica-24-gennaio-unoccasione-per-la.html' title='Domenica 24 gennaio: un’occasione per la democrazia cittadina'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-903157602771315190</id><published>2010-01-09T00:35:00.004+01:00</published><updated>2010-01-09T22:03:12.884+01:00</updated><title type='text'>Il senso della Politica</title><content type='html'>Stasera, all’incontro di Favaro sul Quadrante di Tessera, ho pensato e ho sentito quanto la politica sia importante nella nostra vita. &lt;br /&gt;Non è retorica. Non è esagerazione. &lt;br /&gt;Molti anni fa – era il 1984 – in una calda serata di giugno, un signore, minuto e secco, lasciava, a tutti coloro  che erano in quella piazza e ai molti che lo avrebbero rivisto, nei giorni successivi, sui giornali e per televisione, e ancora, negli anni a venire, nei mille documentari che hanno riprodotto e narrato quel momento, un messaggio: “la politica è qualcosa per cui vale la pena di spendere la propria vita”. &lt;br /&gt;Sembra retorica, oggi, dire questo. Sembra esagerato, quasi falso, banalmente mediatico, oggi, dire questo. Eppure, quella sera – e nessuno di noi, ventenni, che eravamo in quella piazza poteva davvero immaginare che si trattasse di un testamento ideale – tornando a Venezia, ci interrogammo sul senso di quelle parole. &lt;br /&gt;Parole dette da un uomo sulla sessantina, che ci era sempre apparso secco, quasi arido nel parlare. Un po’ burocrate nell'aspetto; senz’altro un funzionario di partito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà perché ricordo ora quel momento, che ha segnato la mia biografia e la storia di questo nostro amato e difficile Paese? &lt;br /&gt;Ma no – mi è chiaro - lo ricordo  perché oggi ho avvertito, fra la tanta gente che affollava la piccola sala del consiglio del Municipio di Favaro, un sentimento collettivo autentico e non banale.&lt;br /&gt;Ho sentito che la Politica è fatto collettivo; è energia di molti dedicata al bene comune; è capacità di ragionare sulle scelte del presente guardando al futuro; è senso pratico e organizzato di sapere che le Istituzioni siamo noi cittadini, nel bene e nel male. &lt;br /&gt;Non sono un ingenuo. E insisto: tutto questo non è trita retorica.&lt;br /&gt;A Favaro, questa sera, abbiamo ragionato di procedure, di varianti urbanistiche, di destinazione d’uso. Cose tecniche ed aride – direbbero i più. Eppure, negli occhi di chi ascoltava e di chi parlava, non trapelava né noia né “professione”. Era passione ed interesse per la nostra vita cittadina e comune. &lt;br /&gt;Se penso a cosa dovrebbe e dovrà essere la nuova e buona Politica, oggi penso a questo. E’ partecipazione; è controllo sociale; è informazione responsabile; è pragmatico senso del vivere in società. E’ fare comunità dentro e fuori delle istituzioni pubbliche (luoghi riappropriati, non delegati, rivissuti).&lt;br /&gt;Se penso a cosa dovrebbe e dovrà essere la nuova e buona Politica, stasera penso a quella piazza di Padova, nel 1984, e a quell’uomo, che ha segnato la mia vita e la vita di tanti come me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-903157602771315190?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/903157602771315190/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=903157602771315190' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/903157602771315190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/903157602771315190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2010/01/il-senso-della-politica.html' title='Il senso della Politica'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4122719039972824090</id><published>2009-12-16T11:08:00.000+01:00</published><updated>2009-12-16T11:11:07.559+01:00</updated><title type='text'>Oltre gli aut-aut</title><content type='html'>Leggo sul Gazzettino di oggi (domenica 13/12/2009) l’annunciata posizione dei vertici del PD veneziano sui tre candidati sindaco. La scelta di Scaramuzza e Maggioni ricadrebbe su Orsoni, perché quello che conta è “un’alleanza al centro per fermare la deriva leghista”.&lt;br /&gt;Alcune considerazioni in merito sembrano dovute. &lt;br /&gt;Ognuno ha il sacrosanto diritto di dire quello che vuole, ma memoria e coerenza non dovrebbero essere buttate alle ortiche con troppa nonchalance.&lt;br /&gt;Purtroppo, invece, la coerenza sembra essere merce ormai rara sul mercato politico veneziano.&lt;br /&gt;Poche settimane fa, in un intervento (3 ottobre 2009) sulla stampa locale, Maggioni assicurava che il PD avrebbe aperto una stagione nuova di confronto con la società civile e promosso un dibattito sulle idee e sulle scelte fondamentali per il futuro di Venezia. Ora, mi chiedo, citando Maggioni: qual è il “progetto di città e di idea di governo del territorio” che Orsoni incarnerebbe? E’ questo il “metodo nuovo”, dove “non è il partito che arriva con il programma pronto da far votare alla città ma, al contrario, costruisce insieme agli altri soggetti il futuro della città dopo aver ascoltato ed essersi confrontato con tutte le istanze del territorio”? &lt;br /&gt;La seconda considerazione riguarda proprio il metodo. La scelta interna corporis di un’alleanza con il centro e l’UDC,  mettendo fuori la Sinistra, sarebbe giustificata dal bisogno di fermare la Lega.  &lt;br /&gt;Ecco, ben servito, l’ennesimo aut-aut che tarpa le ali a qualsiasi dibattito autentico: dovete scegliere l’UDC e Orsoni, perché il pericolo è la Lega; o con noi o contro di noi – recitano i coordinatori del PD.&lt;br /&gt;Ma, mi domando, perché l’alternativa dovrebbe essere solo tra Lega e Orsoni? Perché il cambiamento – quello vero - non può essere praticabile in questa città?&lt;br /&gt;Per chi crede in una politica alta, nuova e capace di parlare ai cittadini, l’alternativa non può essere tra la Lega e i poteri forti; non può essere tra il razzismo leghista e il sacco di Venezia perpretato da poche e induscusse lobbies organizzate. &lt;br /&gt;Una nuova via deve essere trovata da chi ha a cuore il futuro di questa città. Per questo, basta con gli spauracchi e i facili slogan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4122719039972824090?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4122719039972824090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4122719039972824090' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4122719039972824090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4122719039972824090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/12/oltre-gli-aut-aut.html' title='Oltre gli aut-aut'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-6952926568594852471</id><published>2009-12-05T23:54:00.002+01:00</published><updated>2009-12-06T00:05:20.010+01:00</updated><title type='text'>Poche regole essenziali per una campagna elettorale che aiuti la Politica a non morire</title><content type='html'>L’economia italiana è in affanno e il nostro vivere insieme è in forte crisi. Occorre fare qualcosa; occorre farlo subito, cominciando da piccoli ma evidenti segnali.  Proponiamo e garantiamo, per esempio,  poche regole,  per contribuire alla ricostruzione delle condizioni della politica e per un’effettiva partecipazione dei cittadini al dialogo politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I costi della politic&lt;/span&gt;a&lt;br /&gt;La prima regola è ridurre al massimo i costi della politica.  Le campagne elettorali, si sa, costano molto, perché costa la pubblicità sui media, costa l’organizzazione dei convegni e delle iniziative pubbliche. Poniamo dunque un limite alle spese elettorali:  ogni candidato sindaco si impegni a:&lt;br /&gt;• non spendere per la propria campagna più di 50.000 euro;&lt;br /&gt;• dichiarare ex-ante i propri sponsor e sostenitori elettorali.&lt;br /&gt;Il risultato sarà duplice: ridurremo sensibilmente  i costi della campagna elettorale e, soprattutto, metteremo tutti i candidati sullo stesso  piano ai nastri di partenza.  Per la democrazia non sarebbe un passaggio di poco conto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’accesso all’informazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La seconda regola impegna  i giornali e i media locali a produrre un dibattito positivo, aperto e chiaro. Ogni giornalista si impegni dunque a:&lt;br /&gt;• dare spazio in modo adeguato a tutti i candidati e a tutte le forze politiche e associative che durante i prossimi mesi parteciperanno al dibattito elettorale;&lt;br /&gt;• sospendere le pubblicità e le inserzioni a pagamento con finalità direttamente elettorali;&lt;br /&gt;• ospitare tribune politiche aperte e strutturate (ad esempio, proponendo dibattiti tematici che consentano un confronto chiaro delle diverse posizioni e proposte programmatiche);&lt;br /&gt;• ridurre al minimo i “si dice”, le analisi dietrologiche, le personalizzazioni;&lt;br /&gt;• potenziare le sezioni dedicate alle lettere e gli spazi a disposizione di tutti i cittadini che vogliano intervenire nel dibattito cittadino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I luoghi della politica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Comune  identifichi per i tre mesi di campagna elettorale le sale cittadine che a Venezia, Mestre, Marghera e nelle altre municipalità comunali potranno ospitare gratuitamente le iniziative elettorali di tutti coloro che ne facciano richiesta. Ovviamente si dovrà rispettare una ordinaria programmazione nell’uso dei locali.&lt;br /&gt;Alcuni luoghi pubblici aperti (campi, piazze e strade) saranno attrezzati per comizi e incontri pubblici senza alcun onere per i promotori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Redde rationem&lt;/span&gt; - ovvero come renderanno conto gli eletti al loro elettorato&lt;br /&gt;I programmi dei candidati e delle coalizioni saranno rese disponibili in una sezione del sito web del Comune di Venezia e archiviati come documenti ufficiali. Tali documenti saranno consultabili durante tutto il periodo amministrativo 2010-2015 affinché ogni cittadino possa verificare la corrispondenza tra quanto annunciato e quanto realizzato in caso di vittoria del candidato e della coalizione proposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre regole potrebbero essere utilmente aggiunte. Ma questo potrebbe essere già un passo interessante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo ai candidati, ai giornali e all’Amministrazione uscente di sottoscrivere queste quattro regole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;br /&gt;FONDAMENTE&lt;br /&gt;Gruppo di cultura politica&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-6952926568594852471?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/6952926568594852471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=6952926568594852471' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6952926568594852471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6952926568594852471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/12/poche-regole-essenziali-per-una.html' title='Poche regole essenziali per una campagna elettorale che aiuti la Politica a non morire'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5041056446495002812</id><published>2009-10-03T14:33:00.000+02:00</published><updated>2009-10-03T14:37:22.473+02:00</updated><title type='text'>Il metodo fa la differenza</title><content type='html'>Il documento programmatico “Venezia metropoli sostenibile” presentato pubblicamente sabato scorso ha messo in fibrillazione più di un partito politico. Qualcuno sembra preoccupato per il carattere trasversale della proposta, qualcun altro perché con questa iniziativa – si dice – si  mette in discussione il primato dei partiti nell'avanzare autonome piattaforme politiche.&lt;br /&gt;Io credo invece che entrambi questi caratteri – trasversalità e autonomia dell'iniziativa politica – debbano essere accolti con favore, perché costituiscono novità sostanziali nel panorama politico e istituzionale veneziano.&lt;br /&gt;Cominciamo dall'eterogeneità dei promotori e degli aderenti a questa proposta. Si tratta – è vero – di persone molto diverse quanto a storia politica, a profilo professionale e ad età anagrafica. Alcuni hanno fatto o fanno attività politica, dentro e fuori dei partiti; altri hanno partecipato negli ultimi anni alla vita associativa cittadina. Se davvero si vuole rimettere in moto un discorso politico, trasparente, positivo e dinamico, questo carattere di biodiversità costituisce un valore, non certo un  difetto. A chi dice che tutto questo aumenta il grado di confusione, vale la pena ribattere che la confusione la creano coloro che ogni giorno alimentano il gossip cittadino riempiendo i giornali di vuote discussioni o aggiungendo un ennesimo nome alla lunga lista del toto-sindaco.&lt;br /&gt;Quanto all’autonomia di questa  iniziativa, un primo risultato è già stato raggiunto: ha provocato una forte accelerazione alla discussione interna alle segreterie dei partiti e sparigliato le carte dei notabili e degli “influenti” nostrani. &lt;br /&gt;Vale la pena ricordare, a chi purtroppo ha dimenticato cosa deve essere la politica, che la società civile è di per sé autonoma: se questa si rende conto che l'apparato dei partiti è dormiente e povero di proposta politica, non può abdicare alle sue responsabilità ma deve prendere l’iniziativa. Per questo, stimolare un rinnovato dialogo, anche all'interno dei partiti, è una prerogativa irrinunciabile per una società politica viva. &lt;br /&gt;Perché qualcuno dovrebbe averne paura? Perché non si dovrebbe accettare un dibattito aperto ma serrato, diretto ma civile, in grado di leggere con occhi nuovi la società veneziana, i suoi bisogni e le sue sfide?&lt;br /&gt;Con la presentazione di questo documento, è stato proposto un percorso di discussione che chiama al contributo di tutti – partiti, associazioni e individui – per verificare se una sintesi di qualità è producibile, nonostante e contro le lobbies organizzate e gli interessi conservatori.&lt;br /&gt;Quello che conta è la discussione sulle idee, sulle soluzioni, sulle fattibilità e sulla coerenza di quanto contenuto in questa proposta. E' un punto di inizio non di arrivo; molto può essere emendato, integrato, migliorato. Chiamiamo tutti a partecipare a questo fatto politico.&lt;br /&gt;La novità di questo metodo deve però essere gelosamente custodita. E allora, per rispetto dei molti che hanno aderito, non si dica continuamente che sono i “grandi vecchi” a manovrare la nave, come se i più fossero solo degli utili idioti disposti ad essere massa di manovra delle strategie di pochi consumati strateghi. Certo, chi è convinto che la politica non sia altro che l'arte del manovrare, condendo astutamente il tutto con una buona dose di retorica, non può neppure concepire che forme nuove di partecipazione e di elaborazione politica possano apparire e consolidarsi. &lt;br /&gt;Sia chiaro: vogliamo che nei prossimi mesi questo sia un dibattito davvero aperto, e non un semplice escamotage per strappare un briciolo di potere di negoziazione alle segreterie di partito e agli apparati di sempre. &lt;br /&gt;Per questo occorre segnare con chiarezza chi sono i veri interlocutori di questa proposta. Vogliamo rivolgerci innanzitutto a tutti quei cittadini che in questi anni hanno abdicato alla propria voce sociale e politica. In primis, ai giovani e a quanti tra loro che, non avendo mai sperimentato luoghi pubblici di dibattito e confronto, non credono che si possano riaprire autentici spazi di democrazia. Ci rivolgiamo ai “residenti non residenti”: cioè a coloro che in questa città vivono, lavorano, studiano; ci rivolgiamo ai senza voto, ai migranti, che contribuiscono a creare ricchezza ma sembrano pressoché invisibili.&lt;br /&gt;Per parlare con i molti e diversi pezzi della società veneziana occorrono forme e linguaggi nuovi. Non bastano i giornali e non bastano le assemblee pubbliche e gli incontri formali. Bisogna poter mettere in campo strumenti di comunicazione e di incontro meno lontani e più diretti; bisogna ritrovare e far ritrovare la passione della politica; bisogna parlare non solo agli interessi ma anche ai sogni e ai desideri delle persone.&lt;br /&gt;Questa è politica cittadina, altrimenti rimane solo la cinica contabilità delle corporazioni e degli interessi personali di chi si occupa della cosa pubblica.&lt;br /&gt;Venezia metropoli sostenibile  vuole assumere questa sfida. &lt;br /&gt;Se riusciremo a interpretare la domanda di nuova politica che viene dalle molte comunità e culture cittadine, se sapremo rendere libero, aperto e intelligente il dibattito politico, allora le elezioni comunali del 2010 rappresenteranno davvero un appuntamento di novità. &lt;br /&gt;Allora anche i partiti e i politici di professione non potranno fare finta di niente e uno scenario inedito potrà aprirsi. Il progetto politico troverà naturalmente la propria strada: la definizione delle alleanze; il rapporto tra i partiti organizzati e i movimenti associativi; il candidato sindaco inteso non come dominus ma come garante del programma, e supportato da una squadra in grado di interpretare competenze, sensibilità e culture diverse e complementari.&lt;br /&gt;Venezia può tornare ad essere un autentico laboratorio politico, perché la sua storia e vitalità non si possono esaurire nella sterile riproduzione delle attuali forme politiche. Queste pratiche sono ormai logore e improponibili.&lt;br /&gt;Per questo la partecipazione politica deve essere effettiva e senza pregiudizi, senza retorica né luoghi comuni, senza deleghe e senza capibastone. Provare in questo momento non costa nulla ma può dare interessanti risultati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5041056446495002812?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5041056446495002812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5041056446495002812' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5041056446495002812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5041056446495002812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/10/il-metodo-fa-la-differenza.html' title='Il metodo fa la differenza'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-3440696036233460564</id><published>2009-07-21T15:44:00.001+02:00</published><updated>2009-07-21T15:46:54.016+02:00</updated><title type='text'>Per una nuova politica cittadina. Ricominciamo dal metodo</title><content type='html'>Con le elezioni provinciali alle spalle, a Venezia si guarda ora alle comunali del 2010. Un periodo relativamente breve ci separa da quella importante scadenza elettorale  – poco più di sei mesi. &lt;br /&gt;A sentire i commenti di chi è andato a votare poche settimane fa e, ancor più, di coloro che le urne le hanno volutamente disertate, si registra uno  scetticismo e una disaffezione preoccupante.  &lt;br /&gt;La reazione più immediata potrebbe essere: come dare torto agli scettici, ai giovani che di politica non ne vogliono sentir parlare, ai molti che preferiscono dedicarsi  a questioni sociali e culturali specifiche e immediate? Come non comprendere che in quel rifiuto ci sono mille buone ragioni per fare altro, per non “sporcarsi” con la politica politicante?&lt;br /&gt;Intanto è partito – già stanco e frusto – il “totosindaco”:  decine di nomi di possibili candidati, annunciati sui giornali o sapientemente sussurrati dagli  “addetti ai lavori”; nomi che  dureranno, come le falene notturne, poche ore tra il tramonto e l’alba. &lt;br /&gt;Come deve essere il candidato ideale? Come bisogna sceglierlo? Sono i partiti che devono esprimere le indicazioni? E poi, candidati di partito o di coalizione? E Cacciari, che cosa farà? E Brunetta?  &lt;br /&gt;Insomma, come dare torto agli scettici e ai disamorati della politica: quando lo spettacolo è brutto e di cattiva qualità, perché mai si dovrebbe andare allo spettacolo? E poi – domanda per nulla retorica ma sinceramente ingenua - perché sempre e solo spettatori?  La politica non è – o dovrebbe essere – prima di tutto partecipazione?&lt;br /&gt;E’ possibile voltare pagina e rendere credibile un’azione politica cittadina degna di questo nome? O è troppo tardi per recuperare le intelligenze, gli entusiasmi, la passione di coloro che vogliono vivere in una società aperta, civile, capace di guardare avanti senza rinserrarsi – con spirito sucida – negli equilibri gretti e piccini degli interessi di gruppo  o nella disperante logica  dello “speriamo che me la cavo”?&lt;br /&gt;Se uno spazio esiste ancora , se una porta – sia pure molto stretta –  è percepibile, allora questa speranza ha a che fare innanzitutto con il metodo con cui si lavorerà, si discuterà, si deciderà:  insomma dipenderà dal  modo in cui si farà politica nei prossimi mesi.&lt;br /&gt;Iniziamo dalla trasparenza. Non è possibile che tutto si decida sempre e comunque altrove. Non è possibile che non sia identificabile un foro, un luogo fisico e simbolico di discussione in cui ognuno possa proporre, criticare e prendere posizione. &lt;br /&gt;Perché questo accada abbiamo bisogno di un’azione cittadina ampia e aperta: capace di intercettare i segnali più autentici del tessuto sociale  e territoriale; desiderosa di far dialogare e costruire un vero discorso politico. Per questo occorre che i partiti facciano un passo indietro; occorre che i giornali siano disponibili ad ascoltare tutti ( e non solo i soliti noti); occorre che le associazioni siano meno timide e prudenti; occorre che gli individui abbiano coraggio e onestà nel prendere posizione e nel  ragionare di politica.&lt;br /&gt;Iniziamo dalle idee e dalle proposte, perché il contenuto deve stare al centro della Venezia che cambia. C’è tempo per il “totosindaco”; non c’è fretta nel personalizzare la scelta che ci troveremo di fronte nelle urne a marzo del 2010. Senza  un progetto, senza una bozza di programma, a che serve sapere chi sarà il candidato sindaco? A meno che i contenuti non contino nulla, e la soluzione dei problemi debba essere – per imperscrutabili ragioni - ciecamente delegata al  “salvatore della Patria” di turno – di destra o di sinistra che sia.&lt;br /&gt;Discutere di priorità e di compatibilità, di casa e di diritti, di pubblico e di privato, di etica della politica, di partecipazione e di ambiente: queste sono le questioni che appassionano, questi sono i temi che contano nella nostra vita. E allora, di questo, non di altro, si deve innanzitutto parlare.&lt;br /&gt;Occorre farlo in modo aperto, costruttivo, competente, onesto. Sono i partiti in grado di assumere questa sfida? Sono i cittadini in grado di imporla come condizione ineludibile? Sono le associazioni interessate a stare su questo terreno?&lt;br /&gt;Se sì,  il terzo carattere del metodo nuovo  riguarda la capacità di ascoltare le ragioni e le analisi di tutti, mettendo da parte frusti luoghi comuni e pregiudizi, e disinnescando  la nefasta dinamica delle cordate e delle clientele. La città prima di tutto. La qualità della politica prima di tutto.&lt;br /&gt;Non che le donne e gli uomini che fanno politica non siano importanti, ma la storia ci insegna che la ricerca dell’”Uomo della novità” è, nel migliore dei casi, ricerca sciocca; è autoritaria e antidemocratica, nel peggiore degli scenari.&lt;br /&gt;Politica e democrazia  non possono vivere senza una partecipazione attiva e collegiale che obblighi a pensare al bene comune e a riconoscere che nessuno ha futuro se non si occupa del prossimo. Vecchia e logora retorica anche questa? Beh, se così fosse, allora non avremo speranza di cambiamento e la piazza cittadina sarà facile preda dei lupi e delle iene che nella notte della politica hanno sempre  buon gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-3440696036233460564?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/3440696036233460564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=3440696036233460564' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3440696036233460564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3440696036233460564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/07/per-una-nuova-politica-cittadina.html' title='Per una nuova politica cittadina. Ricominciamo dal metodo'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4359761105978678686</id><published>2009-06-09T00:47:00.003+02:00</published><updated>2009-06-09T20:01:40.925+02:00</updated><title type='text'>Elezioni. Così non funziona</title><content type='html'>Leggendo i risultati elettorali di queste ore prendo atto del lento e profondo logoramento del processo democratico nel nostro Paese.&lt;br /&gt;Il primo allarmante segnale è l’astensionismo che rende comunque falsato l'esito del voto. &lt;br /&gt;Il secondo, e ancor più pericoloso elemento, che esce da questa tornata elettorale è la sostanziale &lt;span style="font-style:italic;"&gt;impasse&lt;/span&gt; tra le due principali coalizioni. Nulla sembra potere davvero accadere con queste regole del gioco e con queste logiche di rappresentanza politica.&lt;br /&gt;Molti sono ormai stanchi di questa “noia” politica. E molti altri ancora sembrano essersi arresi a un’impossibile evoluzione politica. Non è cosa da prendere sottogamba: qualcosa dovrà pur accadere nei prossimi mesi!&lt;br /&gt;Questo qualcosa, altrove, in Europa e nel Mondo, sta accadendo. A guardare l’Italia invece, tutto sembra ancora “governabile”,  e “governabili” sembrano essere le tre forme prevalenti di sentimento sociale: il rancore popolare leghista, l’egoismo berlusconiano e la pavidità democratica. &lt;br /&gt;Del rancore leghista, territoriale e federalista, si è parlato a lungo. Sembra ormai quasi una sana e normale reazione. Ci avete preso in giro nell’organizzazione e gestione dello Stato? E allora, noi, non solo al Nord ma anche e inesorabilmente sempre più a Sud, diventiamo antistatalisti, regionalisti e localisti: cioè, semplicemente, pre-italiani.&lt;br /&gt;Dell’egoismo berlusconiano, sciatto e cialtrone, voyeurista e, in fondo in fondo, banalmente ignorante, siamo impregnati tutti: di questo ci compiaciamo e, rassegnati, ci facciamo pure un po’ schifo.&lt;br /&gt;Alla pavidità democratica – a tratti, francamente democristiana e, a tratti, semplicemente buonista, incerta e strutturalmente contradditoria – non riusciamo invece a rassegnarci. E’ insipida e senza futuro; ci pare inevitabile, come il tedio leopardiano. Ce l’abbiamo addosso, come un male di stagione di cui non riusciamo a liberarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensiamo davvero che un paese come il nostro – né meglio né peggio degli altri paesi europei  – possa alimentarsi a lungo di questi umori?&lt;br /&gt;Credo proprio di no. &lt;br /&gt;E’ uno scenario che sembra già scritto, coltivato nel silenzio esteso di quanti in questi anni hanno abdicato alla Politica. Di quelli – e sono legioni – che al solo sentire la parola “politica” sentono montare l’urticaria. O di quegli altri – e sono una detestabile maggioranza silenziosa – che ti dicono che tanto non c’è niente da fare e che faresti meglio ad arrenderti anche tu – ultimo idiota – alla ineluttabile e semplice verità…&lt;br /&gt;Ma il mio Candido interiore rilancia: è davvero impossibile e inutile immaginare uno scenario diverso, uno scenario che non  metta macchinalmente in avanti il peggio? &lt;br /&gt;Forse i nostri interrogativi sono parte integrante di antichi desideri frustrati; sono figli  di un immaginario collettivo e individuale che non si vuole arrendere. Dentro c’è naturalmente di tutto. Ci sono alcune insistenze conservatrici, che guardano ossessivamente indietro; ci sono le velleità rivoluzionarie, banalmente nutrite di luoghi comuni, ma rese più degne dall’autentica rappresentazione dei mille problemi economici e sociali che le emergenze della crisi impongono al dibattito politico; e, infine, ci sono i molti ingenui intenti di guardare oltre, con  un’avventata volontà di pensare in modo diverso al nostro comune futuro.&lt;br /&gt;Questo è lo stato dell’arte della Politica e della Sinistra oggi.&lt;br /&gt;Ma quello che fa più male è il non credere che questo stato delle cose si possa ancora  modificare, emendare, sovvertire. &lt;br /&gt;Lo dicono, purtroppo, gli sguardi – più che le parole – dei molti che ascoltano trascuratamente l’ultimo risultato elettorale; lo dice – se ce ne fosse bisogno - il pensiero scettico di chi non ha più voglia di attendere quell’alito minimo di novità e che dice, perentoriamente, che tutto è ormai accaduto. Lo sancisce, infine,  il fare morto dei tanti, che si dichiarano di Sinistra e non hanno più voglia di “stare in società”.&lt;br /&gt;Ecco perché, stasera, mi vengono a noia  le percentuali elettorali. &lt;br /&gt;Perché vorrei che la Politica tornasse ancora una volta a essere “discorso”. Un discorso che apre e che rende aperti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4359761105978678686?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4359761105978678686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4359761105978678686' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4359761105978678686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4359761105978678686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/06/elezioni-cosi-non-funziona.html' title='Elezioni. Così non funziona'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-322878274195876179</id><published>2009-05-19T19:34:00.002+02:00</published><updated>2009-05-19T19:37:19.715+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/ShLuSZMFOCI/AAAAAAAAAE0/LZJRnjeUCf4/s1600-h/Letture-A5_10-1.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 226px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/ShLuSZMFOCI/AAAAAAAAAE0/LZJRnjeUCf4/s320/Letture-A5_10-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5337590508154075170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-322878274195876179?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/322878274195876179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=322878274195876179' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/322878274195876179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/322878274195876179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/05/blog-post_19.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/ShLuSZMFOCI/AAAAAAAAAE0/LZJRnjeUCf4/s72-c/Letture-A5_10-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-21655712528562895</id><published>2009-05-06T10:04:00.000+02:00</published><updated>2009-05-06T10:05:17.551+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SgFEuA05LCI/AAAAAAAAAEk/p-skykLm2Yc/s1600-h/Letture-A5_09-1.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; 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Per una Sinistra libera.</title><content type='html'>Viviamo tempi straordinari, non possiamo essere ordinari. &lt;br /&gt;Molti si sentono soli, incerti, senza aiuto: occorre un aiuto, un pensiero, un progetto. &lt;br /&gt;E’ questo il tempo della Politica. Il tempo di una Politica che sappia dimostrare, davvero, ad ognuno di noi, perché è cosi utile, necessario, improrogabile una Politica vera.&lt;br /&gt;Non nuova, non miracolosa, ma, semplicemente, una Politica vera.&lt;br /&gt;Stiamo in una società, non stiamo nella giungla. Allora, se essere comunità non è una parola vuota, è tempo – questo, non un altro – perché la Polis si  manifesti.&lt;br /&gt;Prima era la diffidenza, il disincanto, il cinismo. Ora, quando l’incertezza si fa bruciante, quando si fanno i conti – in senso letterale, guardandosi negli occhi e capendo qual è il margine residuo di sicurezza economica -, allora non si può più giocare, né alla Rivoluzione né al Riformismo.&lt;br /&gt;Bisogna essere seri e dire a noi stessi, ai nostri figli, al nostro amico, che non è più tempo di fingere, e che, davvero, nessuno si salva da solo.&lt;br /&gt;Ma nessuno si salva neppure con il solo stare contro qualcuno – né contro il migrante, né contro lo Stato, né contro il Padrone.&lt;br /&gt;Tutto è passato, perché tutto è diverso.&lt;br /&gt;Proviamo allora a pensare, davvero, che cosa è possibile fare.&lt;br /&gt;Qualcuno continua a ripeterci che tutti i mali vengono dalla perduta fiducia: sfiducia nei mercati, nel futuro, in noi stessi. Vero? Forse sì, e forse no.&lt;br /&gt;Ma la fiducia si perde o si acquista per qualche valida ragione, non perché siamo degli sciocchi o degli illusi. I “padroni del vapore” – dell’Economia come della Macchina Pubblica – hanno illuso e disilluso, ad abundantiam!!&lt;br /&gt;E’ tempo di riprendere la vera Politica. Ma che cos’è una Politica vera? &lt;br /&gt;E’ una Politica che dice le cose come sono, che non nasconde, che non illude; e che non dice: “non possiamo fare nulla, perché non abbiamo risorse….”. &lt;br /&gt;Perché se la Politica – o meglio i politici – dicono che nulla possono fare, allora è già da molto che avrebbero dovuto togliersi di mezzo. Politica è decisione; Politica è fare, Politica è potere!&lt;br /&gt;Le cose, oggi, sono molto più semplici di quanto si possa immaginare. E questo nonostante le cose siano terribilmente complicate.&lt;br /&gt;Per esempio? Per esempio, la finanza.&lt;br /&gt;Centinaia di migliaia di cassintegrati; centinaia di migliaia di precari a rischio licenziamento; milioni di famiglie con enormi problemi di sussistenza. E i politici come rispondono? “Non possiamo fare nulla, siamo vincolati dal fatto che tutti siamo “poveri”, senza risorse.  La crisi tocca lo Stato come le famiglie”. &lt;br /&gt;Falso. Falso! Idiozie. Idiozie!!&lt;br /&gt;Costoro vivono – con i loro privilegi e le loro idiozie – nel secolo passato. Non leggono neppure i giornali: Barack Obama e l’amministrazione americana – che governa il paese più potente e più indebitato al mondo – hanno deciso che la spesa pubblica non poteva sottostare ad alcuna regola di bilancio! &lt;br /&gt;I nostri governanti – e i nostri amministratori locali – non si sono accorti che il Trattato di Maastricht e il Patto di stabilità non esistono più e che ragionare come se l’inflazione fosse al 4% e il risparmio delle famiglie fosse prevalentemente assorbito dagli investitori privati – imprese e banche, per esempio – è come se ci si fosse addormentati nel bosco incantato; oppure come se si fosse stati colpiti da repentina demenza senile (più probabile questa seconda evenienza).&lt;br /&gt;E’ tempo di svegliarsi. Basta con le inerzie o le finzioni; non possiamo più restare in un mondo che non c’è più.&lt;br /&gt;Qualcuno, logicamente, ha ancora interesse a ragionare così: la Destra, ad esempio. &lt;br /&gt;Quella Destra che non vorrebbe proprio che il Welfare fosse ricostruito, che il Lavoro avesse dignità, che il Territorio fosse un bene pubblico, protetto dal saccheggio del primo Berlusca di passaggio. &lt;br /&gt;Ma, scusate, all’opposto: qual è l’interesse della povera gente, dei precari, dei disoccupati, dei senza casa e dei senza assistenza? Beh, per quella parte di società – cioè per quello che un tempo era e dovrebbe ancora essere il popolo della Sinistra – non vi è alcuna ragione per esitare, per restare nel mondo di ieri. Non vi è alcuna giustificazione per non invertire immediatamente rotta, per non ritrovare un diverso e preesistente paradigma. Keynes, do you rembember? &lt;br /&gt;Per rilanciare subito un grande piano di spesa pubblica, per i precari, per i giovani, per i “laissés pour compte” .  &lt;br /&gt;Finanziato come? – diranno subito le anime belle.&lt;br /&gt;Indebitando lo Stato! Sì, proprio così perché i risparmiatori, le famiglie italiane oggi vogliono poter finanziare il pubblico perché le cosiddette opportunità di investimento private non esistono più.&lt;br /&gt;Chi ieri comprava titoli Fiat o Telecom o Unicredit, oggi cerca un’alternativa. Quell’alternativa si chiama Pubblico ed è – a prova di bomba – il miglior investimento disponibile (perché, tra l’altro, con una copertura sovrana).&lt;br /&gt;Ma - aggiungo io -  il Pubblico, non si chiama solo Stato nazionale, ma anche Regione e Comune.&lt;br /&gt;Al “vecchio” Cacciari che elemosina poche lire alla vecchia e consunta Coca Cola, diciamo: svegliati!, ci sono i cittadini che possono finanziare il Comune e lo possono e vogliono fare se tu ti decidi a emettere dei “Cacciari Bond”,  prima e meglio dei “Tremonti Bond”  che saranno invece ad uso delle solite note Banche italiane.&lt;br /&gt;Delirio, follia? No, una proposta di Sinistra, di una Sinistra libera da lacci e lacciuoli e da preconcetti ammuffiti; insomma una proposta di una Sinistra Libera (tout court)!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4749303138260730279?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4749303138260730279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4749303138260730279' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4749303138260730279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4749303138260730279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/03/per-una-politica-vera-per-una-sinistra.html' title='Per una Politica vera. Per una Sinistra libera.'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5981215745558722648</id><published>2009-03-04T17:23:00.000+01:00</published><updated>2009-03-04T17:24:30.306+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/Sa6rLTSS32I/AAAAAAAAADk/Oad-Bk_DC9M/s1600-h/Letture_05-1.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 284px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/Sa6rLTSS32I/AAAAAAAAADk/Oad-Bk_DC9M/s400/Letture_05-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309369221360312162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5981215745558722648?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5981215745558722648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5981215745558722648' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5981215745558722648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5981215745558722648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/03/blog-post.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/Sa6rLTSS32I/AAAAAAAAADk/Oad-Bk_DC9M/s72-c/Letture_05-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4179916558697018246</id><published>2009-02-21T00:05:00.000+01:00</published><updated>2009-02-21T00:06:29.816+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SZ83bwCD9sI/AAAAAAAAADc/nE6-GO6sKIU/s1600-h/Letture_04-1.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 283px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SZ83bwCD9sI/AAAAAAAAADc/nE6-GO6sKIU/s400/Letture_04-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305019835955279554" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4179916558697018246?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4179916558697018246/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4179916558697018246' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4179916558697018246'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4179916558697018246'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/02/blog-post.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SZ83bwCD9sI/AAAAAAAAADc/nE6-GO6sKIU/s72-c/Letture_04-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-7077462531520513072</id><published>2009-01-23T12:34:00.001+01:00</published><updated>2009-01-23T12:37:59.703+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SXmsDn9LATI/AAAAAAAAADU/KBvCkxo4OmM/s1600-h/letture_02B.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 283px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SXmsDn9LATI/AAAAAAAAADU/KBvCkxo4OmM/s400/letture_02B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5294452015215870258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SXmsCTiM0dI/AAAAAAAAADM/YptqZ11lbdo/s1600-h/letture_02V.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 283px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SXmsCTiM0dI/AAAAAAAAADM/YptqZ11lbdo/s400/letture_02V.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5294451992554164690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-7077462531520513072?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/7077462531520513072/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=7077462531520513072' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7077462531520513072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7077462531520513072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2009/01/blog-post.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SXmsDn9LATI/AAAAAAAAADU/KBvCkxo4OmM/s72-c/letture_02B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-8452972330522685498</id><published>2008-12-12T17:10:00.001+01:00</published><updated>2008-12-12T17:10:43.530+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SUKM_WxTH8I/AAAAAAAAACY/gAFfhWYuCNg/s1600-h/Parlato.gif"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 283px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SUKM_WxTH8I/AAAAAAAAACY/gAFfhWYuCNg/s400/Parlato.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5278936733303644098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-8452972330522685498?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/8452972330522685498/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=8452972330522685498' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8452972330522685498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8452972330522685498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/12/blog-post_12.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SUKM_WxTH8I/AAAAAAAAACY/gAFfhWYuCNg/s72-c/Parlato.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-6747574978837606818</id><published>2008-12-12T16:54:00.003+01:00</published><updated>2008-12-12T17:08:42.501+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SUKMelmMQEI/AAAAAAAAACQ/TPgVcQzpTSw/s1600-h/locandinaletture.gif"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 283px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SUKMelmMQEI/AAAAAAAAACQ/TPgVcQzpTSw/s400/locandinaletture.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5278936170347905090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-6747574978837606818?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/6747574978837606818/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=6747574978837606818' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6747574978837606818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6747574978837606818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/12/blog-post.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/SUKMelmMQEI/AAAAAAAAACQ/TPgVcQzpTSw/s72-c/locandinaletture.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-7292871120593763065</id><published>2008-12-06T01:11:00.002+01:00</published><updated>2008-12-06T12:17:06.982+01:00</updated><title type='text'>Tasse di scopo e scopo delle tasse</title><content type='html'>Parlare di economia in un periodo di crisi significa parlare di risorse pubbliche. Sono quelle - non le risorse private - che consentono di avere “vista lunga” su quello che va fatto e su quello che non va fatto.&lt;br /&gt;Risorse pubbliche da allocare e risorse pubbliche da trovare. E’ un tema caldo sia per le scelte nazionali e internazionali che per le politiche locali.&lt;br /&gt;Vorremmo in questo caso dire poche cose sugli strumenti di politica locale. E sul tanto rinomato federalismo fiscale.&lt;br /&gt;Il federalismo fiscale nasce da un assunto: per rendere accettabile l’imposizione fiscale bisogna avvicinare il bastone alla carota, ovvero rendere evidente il nesso tra il tributo imposto al cittadino e l’utilità che ne deriva una volta che queste risorse sono impiegate dal soggetto pubblico.&lt;br /&gt;Questo è l’argomento principe del federalismo fiscale. Una applicazione ancora più forte e stringente di questo teorema si ritrova nelle cosiddette tasse (imposte) di scopo.&lt;br /&gt;L’effetto “annuncio” della Lega - e di Calderoli, in particolare - ha prodotto in questi mesi molte aspettative. Aspettative di alleggerimento fiscale o aspettative di migliore qualità della spesa?&lt;br /&gt;Difficile rispondere, ma le condizioni affinché questa operazione si traduca in un sonoro flop ci sono purtroppo tutte. I segnali sono di tutt’altro segno: più si rende vicino il tributo, più c’è chi si lamenta contro e nessuno che si dichiara per.&lt;br /&gt;Ne nasce, paradossalmente, un teorema rovesciato del federalismofiscale: più si è prossimi, più si è litigiosi. E tra i due litiganti – come si sa - il terzo gode – con inevitabile tripudio delle innumerevoli legioni di evasori, elusori e birbanti di sempre.&lt;br /&gt;Un’applicazione di questo teorema rovesciato ci viene da Venezia (in buona compagnia, sembra, con altre città d’arte: Roma, Firenze, etc...).&lt;br /&gt;Parliamo della tassa (imposta) di scopo sul turismo. Al solo paventare l’idea di introdurre un tributo legato al comparto turistico (tassa di soggiorno o altro), apriti cielo! Alte si sono levate le urla di protesta degli operatori e le reazioni ostili delle forze politiche che intendono rappresentarle non si sono fatte attendere.  &lt;br /&gt;A poco è valso ricordare che il patrimonio urbano, culturale e artistico costituisce l’asset principale dell’economia turistica: e come in ogni impresa, il capitale va mantenuto, riprodotto, eccetera, eccetera. &lt;br /&gt;Sappiamo bene che quasi nessun privato se ne occupa, perché quel patrimonio è pubblico – dunque, secondo il mercato, di nessuno. Logica vorrebbe invece che, trattandosi di  bene pubblico - dunque di tutti -, ad esso vadano destinate risorse pubbliche per la sua conservazione. &lt;br /&gt;In un mondo ideale, sarebbe di per sé evidente la necessità che gli imprenditori turistici contribuissero, attraverso il prelievo fiscale, alla conservazione  di questo bene pubblico che “sostiene” la loro attività privata. &lt;br /&gt;Nel nostro prosaico mondo, gli albergatori, i ristoratori, gli esercenti e i commercianti veneziani  continuano a comportarsi come dei  “rentiers imprevidenti”. “Rentiers” perché vivono di una rendita di posizione, prodotta non dalle loro fatiche ma dalla storia e dalle società che ci hanno preceduto; "imprevidenti" perché costoro non si preoccupano affatto di conservarne la riproduzione. &lt;br /&gt;D’altro canto, non è alla buona coscienza degli operatori turistici di oggi o di domani che dobbiamo fare appello: si sa che quando ci sono interessi in gioco, il mercante è sordo, anzi sordissimo.&lt;br /&gt;Il problema è che quel patrimonio pubblico non ha “voce”, perché, in questi decenni, si è distrutto anche quel minimo senso di appartenenza alla comunità e di rispetto della cosa pubblica che la nostra società aveva saputo esprimere. Perché - ci si potrebbe senza retorica chiedere -  lottare per una città pulita; perché mobilitarsi per riaprire uno spazio pubblico o per preservare edifici scolastici, parchi, luoghi fruibili da tutti i cittadini?&lt;br /&gt;Queste domande, purtroppo, non hanno oggi “voce”, né voci sufficienti che ne sostengano la necessità; nella migliore delle ipotesi, la loro voce è flebile e stentata. Da una parte, alte si levano le urla delle corporazioni organizzate; dall’altra, flebili e timide rimangono le voci dei cittadini che vivono la città come spazio pubblico non mercantile.&lt;br /&gt;Questo è il triste stato delle nostre cose italiche – a Venezia, come a Roma o a Firenze.&lt;br /&gt;Che fare, allora? &lt;br /&gt;Se la logica degli interessi non conosce persuasione, e a poco valgono gli appelli alla mancanza di risorse pubbliche per il mantenimento del capitale immobiliare e infrastrutturale da cui derivano i loro proventi gli operatori turistici, bisogna per forza trovare altre strade.&lt;br /&gt;Sappiamo ormai che il principale effetto dell’economia turistica nelle città d’arte è quello di un vero e proprio “spiazzamento” che l’economia turistica produce rispetto alle economie concorrenti - in primis, rispetto alla dimensione residenziale e ai servizi a questa legata.&lt;br /&gt;Bene, la ricetta non è facile ma è semplice: vogliamo una tassa di scopo sul turismo i cui proventi siano destinati integralmente alla Casa. Vogliamo politiche di housing sociale di dimensioni macroeconomiche rilevanti (non le poche decine di unità immobiliari che ogni Comune si impegna a realizzare per tenere alta la bandiera della filantropia sociale).&lt;br /&gt;Queste sono le voci che occorrono - quelle dei residenti cacciati dai centri storici, quelle degli studenti e dei ricercatori che non trovano nulla di decente a prezzi congrui rispetto ai loro redditi, quelle dei giovani che vogliono vivere per conto proprio, quelle delle famiglie e dei bimbi che vogliono vivere in spazi densi e vivi e non in deserti urbani – per opporsi efficacemente alle urla dei bottegai di maschere e paccottiglia, dei gondolieri e degli “intromettitori” di ogni specie. Per contrapporre davvero un’idea alta di città.&lt;br /&gt;C’è un più – più risorse pubbliche per la città – e c’è un meno – meno profitti in tasca a chi guadagna e non contribuisce. Chi avrà più voce vincerà questa battaglia politica.&lt;br /&gt;Chiediamo almeno di avere un’opportunità per misurarci. Per questo che i politici veri si mettano da un lato e i demagoghi e i politicanti si mettano dall’altra parte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: Per contribuire, sia pure in piccola parte, a contenere la grande confusione che regna nel nostro Paese, male non farebbe ricordare a tutti la differenza che passa tra tasse e imposte. Le prime sono il prezzo per un servizio pubblico; le seconde sono un contributo economico alla società in cui viviamo. Come recita la nostra Costituzione, le imposte servono a ridistribuire risorse fra chi ha molto e chi non ha abbastanza. In un’epoca di crisi, tornare all’idea delle imposte come forma di solidarietà non guasterebbe davvero!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-7292871120593763065?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/7292871120593763065/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=7292871120593763065' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7292871120593763065'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7292871120593763065'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/12/tasse-di-scopo-e-scopo-delle-tasse.html' title='Tasse di scopo e scopo delle tasse'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-151031058799279750</id><published>2008-11-23T17:49:00.013+01:00</published><updated>2008-11-24T22:52:26.555+01:00</updated><title type='text'>Oltre la crisi.  Un’opportunità</title><content type='html'>La crisi che stiamo vivendo non è un fatto ordinario. Non è una crisi locale ma un fenomeno planetario; non è una semplice, seppur drammatica, crisi finanziaria ma una possibile rimessa in discussione dell’economia capitalista.&lt;br /&gt;Molte cose si sono inceppate: l’autoregolazione del mercato, l’irrefrenabile accumulazione di capitale, l’autoreferenzialità della sfera economica. Soprattutto, oltre questi arcinoti e apparentemente inossidabili paradigmi, è venuta meno una più banale e sostanziale&lt;br /&gt; « fiducia nei mercati ». &lt;br /&gt;Ma che cos’è davvero la fiducia nel mercato?  E’ pensare che una relazione privatistica tra persone, fondata su relazioni di scambio istituzionalizzate sia la causa agente di un mondo migliore: più efficiente, più giusto, migliore appunto, rispetto a desuete relazioni di reciprocità e a sepolti rapporti non mercantili.&lt;br /&gt;Va detto che la fiducia nel mercato non ha solo annullato i rapporti di reciprocità tra le persone ma, purtroppo, ha fatto molto di più. Ha spazzato via, con arroganza e con violenza, un’intera storia di auto-organizzazione popolare che si era, nel dopoguerra, fatta Stato. Ha cancellato negli ultimi venti anni quella funzione redistributiva - per una maggiore giustizia ed eguaglianza economica e materiale - che abbiamo chiamato a lungo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Welfare&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Quella « fiducia nei mercati » era un dispositivo ideologico potente. Così potente che - quel modo di guardare al mondo - si è trasformato un po’ alla volta in una condizione fondante, «naturale », del vivere in società. La sua forza stava nel fatto di essere considerato come inevitabile:  per questo profondamente assimilato dalle menti e dai comportamenti di noi contemporanei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel silenzio delle prime ore della crisi, quando gli analisti avevano smesso di pontificare e i politici non sapevano che pesci pigliare, era possibile rintracciare, oltre al panico e alla paura per l’inatteso che ci attendeva e alla fine dei rassicuranti scenari macroeconomici, un’opportunità, una piccola ma preziosa opportunità. Un’opportunità che veste la forma di un semplice ma inquietante interrogativo. E se fosse possibile intravedere, con gli occhi della crisi, un’altra e radicalmente nuova prospettiva di organizzazione materiale, sociale e culturale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A contributo di questa tesi, vorrei provare, con un esempio, a immaginare ciò che potrebbe accadere se solo si guardasse con occhi nuovi alle istituzioni, alla politica economica, alle regole della produzione sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sappiamo: la crisi dei mercati finanziari internazionali ha bruciato e continua a bruciare centinaia e centinaia di miliardi di euro (o di dollari, a piacere).  Si tratta di un valore storicamente prodotto dalle relazioni fiduciarie di scambio stabilite tra privati (siano essi soggetti fisici o giuridici). &lt;br /&gt;Ora è venuta meno la fiducia: “Io non mi fido più di te, perché non mi fido più del segno monetario e finanziario che costituisce la nostra relazione”. E’ venuta meno perché qualcuno ha buttato alle ortiche quel minimo di etica e di regole che salvaguarda la simmetria e la sostenibilità delle relazioni umane ancor prima che contrattuali, oppure perché, come al Casinò, prima o poi il gioco finisce e “il banco vince!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il collasso di questa relazione ha distrutto il valore/segno delle relazioni economiche di mercato. L’effetto valanga è ormai noto a tutti: è stato distrutto il valore azionario dei soggetti privati finanziari (banche); è  crollata la fiducia reciproca tra gli istituti finanziari (nessuno è più disposto a fare credito all’altro), tra questi e i risparmiatori e tra questi e le imprese.&lt;br /&gt;Nessuno si fida più di nessuno e il sistema è andato a rotoli!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto, quando l’individuo non scommette più sull’individuo, che fare?&lt;br /&gt;Lo Stato deve intervenire! -  si pretende da tutte le parti a gran voce. Lo Stato deve garantire! Lo Stato deve iniettare fiducia! Lo Stato deve stimolare l’economia!&lt;br /&gt;Se nessuno si fida più delle banche, perché sottocapitalizzate, bisognerà ricapitalizzare le banche.&lt;br /&gt;Se nessuno si fida più delle imprese, perché le banche chiudono loro il rubinetto del credito, bisognerà aiutare le imprese.&lt;br /&gt;E giù miliardi di spesa pubblica, di emissioni obbligazionarie, di fondi di garanzia sovrani.&lt;br /&gt;Tutto logico e ortodosso - come Mercato comanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un dubbio. Ma se il fulcro è la fiducia, siamo così sicuri che la creazione di fiducia passi solo attraverso la produzione di capitale finanziario? E se la moneta è solo un “velo” che copre la relazione economica, siamo proprio certi che l’unica strada per un rinnovato patto fiduciario debba essere la stessa che ha fatto collassare il sistema?  E ancora: par quale motivo il rinnovato patto fiduciario tra rispamiatori e investitori dovrebbe vestire solo panni privati? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è solo il pubblico – leggi lo Stato ma anche un rinnovato tessuto organizzativo di cittadini, siano essi produttori e/o consumatori o altro ancora - che può ricreare fiducia, di questo dobbiamo occuparci e non di altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il meccanismo proposto - dai soliti tecnici per i soliti politici e, a loro volta, per i soliti burocrati - è anche tecnicamente perverso: io Stato emetto obbligazioni – cioè valorizzo una preesistente o rinnovata relazione fiduciaria con i cittadini – che vengono acquistate da risparmiatori; grazie alla raccolta di queste risorse pubbliche,  le banche possono consolidare il loro capitale privato; un maggiore capitale privato (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;tier 1&lt;/span&gt;) consente loro di erogare più credito alle imprese, le quali, a loro volta,  produrranno di più, creeranno più lavoro, etc. &lt;br /&gt;Il meccanismo è chiaro: la fiducia nel pubblico è messa a disposizione della claudicante fiducia nel business privato. Perché non è possibile intervenire direttamente? Perché è una bestemmia in questo benedetto Paese parlare di intervento pubblico diretto nell’economia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Applichiamo la semplice logica. Se i cittadini torneranno a fidarsi dello Stato – e lo faranno anche perché l’alternativa, la Borsa, si è dimostrata poco affidabile – perché quel credito non può essere speso direttamente? Perché delegare, senza sapere né per cosa né per come si erogherà credito e si investirà? Armi, energia nucleare, industria automobilistica, scuola privata, cliniche private, speculazioni edilizie, nuova e creativa finanza alla Zaleski?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non tornare a una sana politica economica in cui sia possibile come cittadini scegliere ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo? Ad esempio, finanziando quel capitale materiale e immateriale che oggi costituisce la vera crisi strutturale del nostro Paese. Per sanare quel deficit di infrastrutture sociali e ambientali che rende povero economicamente, socialmente e culturalmente il nostro Paese: case per le persone (in affitto oltre che di proprietà), ricerca scientifica, istruzione e cultura, servizi sociali di base, sanità, etc..&lt;br /&gt;Chi l’ha detto che le banche dovrebbero essere degli ottimali allocatori di risorse, dopo quanto abbiamo visto in questi mesi?&lt;br /&gt;Si dice, ma lo Stato è corrotto, ottuso, inefficiente. Ebbene, nel nuovo patto fiduciario per portare i cittadini a finanziare lo Stato – ad esempio, attraverso i titoli di Stato, ma lo stesso vale per imposte e tasse – bisogna saper dimostrare come e dove si spenderanno le risorse raccolte. Una nuova finanza etica pubblica insomma, per opporre ai soliti evasori, speculatori, “furbetti del quartierino”, gruppi sociali organizzati che rivendichino, difendano e governino i diritti di cittadinanza, dentro e fuori delle relazioni economiche. &lt;br /&gt;Più controllo sociale per più fiducia pubblica. Più fiducia pubblica per più spesa pubblica. I Monti e i Giavazzi taceranno per una buona volta, e con loro le ancelle europee (alla Trichet) dell’economia “a inflazione zero” che ci ha portato proprio dove ora ci troviamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa possibile nuova finanza pubblica,  che va oltre la crisi, aprirebbe un’inedita agenda di discussione politica. Molti dei &lt;span style="font-style:italic;"&gt;sancta sanctorum&lt;/span&gt; dell’economia ortodossa dimostrerebbero la loro vacuità. &lt;br /&gt;Ad esempio.&lt;br /&gt;Perché la finanza di progetto non potrebbe essere applicata direttamente dai cittadini, costruendo sottoscrizioni pubbliche su singoli progetti? Dove sta scritto che solo i grandi gruppi industriali ne sono capaci?&lt;br /&gt;Come cambiare concretamente l’uso sociale del credito per fare politica economica a piccola scala? La finanza etica e la finanza sociale sono in questo senso praticabili?&lt;br /&gt;E le tasse di scopo? Come collegare entrate e uscite per ricreare davvero fiducia e relazione solidale?&lt;br /&gt;E per finire. Pensando alla nostra esistenza e alle fragilità della vita, c’è davvero più fiducia in un fondo pensione che in una vera relazione e redistribuzione sociale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi è materia per un programma politico.&lt;br /&gt;Varrebbe la pena parlarne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-151031058799279750?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/151031058799279750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=151031058799279750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/151031058799279750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/151031058799279750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/11/oltre-la-crisi-unopportunit.html' title='Oltre la crisi.  Un’opportunità'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-7243689959861102958</id><published>2008-10-27T17:59:00.002+01:00</published><updated>2008-10-27T18:06:15.788+01:00</updated><title type='text'>Ritornare alla politica</title><content type='html'>Ormai è chiaro a tutti: la crisi economica che stiamo vivendo non è un incidente di percorso nello sviluppo dei mercati internazionali e nell’affermarsi di un’economia globale. &lt;br /&gt;Come qualcuno ha detto in questi giorni, “il marcio è nell’economia” (&lt;em&gt;Ancora vertici&lt;/em&gt;, 23/X/08, www.contropagina.com), perché è il meccanismo infernale dei mercati globali che ci ha condotto a questa situazione. Gli Stati Uniti sono stati, ancora una volta, il laboratorio delle contraddizioni economiche e dell’ esasperazione del profitto a tutti i costi. &lt;br /&gt;La tanto decantata concorrenza internazionale ha ridotto drasticamente negli ultimi dieci anni il potere d’acquisto dei produttori; per far fronte a una domanda interna sempre più fiacca, l’unica soluzione è stato concedere crediti a tutti e su tutto: dal mutuo per l’acquisto della prima casa alle scarpe comprate a rate. Se la remunerazione del proprio lavoro non era sufficiente per ripagare i propri debiti, poco male: un nuovo credito era pronto a rifinanziare il debito pregresso. Il motore della crescita era diventato – senza che quasi nessuno se ne stupisse – il debito. &lt;br /&gt;Il debito complessivo americano ha raggiunto così nel 2007 la cifra folle del 346% del PIL. Nessun paese al mondo avrebbe ragionevolmente potuto sostenere un fardello così oneroso. Ma è un debito che sembrava far comodo a tutti: agli esportatori cinesi, ai produttori di greggio e ai gestori di fondi di ogni razza e colore. Ora che la giostra si è rotta e ha sparso rottami e lamenti per ogni dove, tutti all’unisono chiedono alla mano visibile dello Stato di porre rimedio ai disastri lasciati sul terreno dalla mano invisibile del mercato.&lt;br /&gt;Gli invincibili banchieri, i capitani coraggiosi, e i “prenditori” di sempre, chiedono per il “bene dell’economia” interventi all’altezza della situazione. Aiuti di stato, ricapitalizzazione degli istituti bancari in difficoltà, incentivi fiscali, etc.. Altro che Maastricht, altro che risanamento della finanza pubblica! Siamo alle solite, voi direte, la regola aurea non si cambia: “privatizzare i profitti, ma socializzare le perdite”. Eppure, in questo caso,  non stiamo assistendo a un film già visto: la dimensione della crisi è tale che quei vecchi &lt;em&gt;cari&lt;/em&gt; arnesi non serviranno a nulla, anzi rischieranno di rendere ancora più ingovernabile – semmai è concepibile - la situazione. &lt;br /&gt;Lo scenario più drammaticamente credibile è che il crollo della domanda inneschi una recessione di proporzioni inaudite. Che cosa significherebbe nell’Italia di oggi una disoccupazione a due cifre? Una società come la nostra senza ammortizzatori sociali degni di questo nome, con livelli di reddito che hanno ricacciato fette consistenti di popolazione in condizioni di povertà o a rischio di povertà, potrebbe sopportare che il 10-15% della popolazione attiva sia espulsa dal mercato del lavoro?&lt;br /&gt;E quali conseguenze questa situazione potrebbe generare in un contesto sociale così fragile, pregno di paure e di paventate minacce? Populismo e razzismo sono - la Storia lo ha più volte dimostrato - figli naturali della paura e dell’insicurezza.&lt;br /&gt;Dall’altro, la miseria della finanza pubblica accanto alle miserie della finanza privata ha profondamente intaccato i servizi pubblici essenziali. La ricapitalizzazione delle banche e gli aiuti alle imprese quanto incideranno sul taglio di scuola, salute e previdenza?&lt;br /&gt;Disoccupati senza tutela, vecchi senza assistenza, malati abbandonati: questo può significare domani la crisi finanziaria odierna. &lt;br /&gt;Il mercato ha fallito: e non è, lo ripetiamo, un incidente di percorso. Per questo occorre un cambiamento radicale di paradigma. &lt;br /&gt;Vanno ricercate subito nuove regole di redistribuzione e di reciprocità,  per ridefinire un credibile patto sociale fra cittadini. &lt;br /&gt;Vanno ricostruiti i servizi pubblici essenziali, senza se e senza ma. Se l’economia e la finanza  del capitale sono le evidenti responsabili dello stato delle cose, perché il vincolo di bilancio dovrebbe condizionare le grandi scelte del vivere civile? Perché l’indebitamento pubblico per l’istruzione, la salute e la lotta alla povertà dovrebbe essere un male, mentre  l’indebitamento pubblico per sostenere la finanza e i consumi privati dovrebbe essere un bene? &lt;br /&gt;E’ ormai evidente che è tempo di liberarsi dalle trappole dell’economicismo ancor prima che dalle trappole della liquidità. Occorre, in modo chiaro e determinato, contrastare la sacra autonomia dell’economico che ci ha condotto a questo pericoloso grado di disumanizzazione, di povertà materiale e culturale.&lt;br /&gt;Ritornare alla politica e alla sovranità delle scelte pubbliche è l’unica plausibile strada da intraprendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-7243689959861102958?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/7243689959861102958/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=7243689959861102958' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7243689959861102958'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7243689959861102958'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/10/ritornare-alla-politica.html' title='Ritornare alla politica'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-2503205563975856398</id><published>2008-09-06T00:54:00.000+02:00</published><updated>2008-09-06T00:58:12.385+02:00</updated><title type='text'>Venezia città metropolitana. Un po’ di coraggio politico per non morire lentamente.</title><content type='html'>La bozza Calderoli sul federalismo fiscale riconosce sette città metropolitane : Venezia non ne fa parte, perché la popolazione provinciale non supera i 350 mila abitanti.&lt;br /&gt;A parte le fondate obiezioni sul fatto se il criterio demografico sia utile per stabilire se una realtà territoriale abbia un carattere metropolitano, è chiaro che questa proposta rivela innanzitutto la debolezza e i limiti della visione politica nostrana.&lt;br /&gt;Il Veneto dei mille campanili e dei dieci mila capannoni, il Veneto dei distretti e dei cluster produttivi, Il Veneto dei poli universitari e delle grandi istituzioni culturali, non è in grado di esprimere una sola, riconoscibile e riconosciuta, realtà metropolitana.&lt;br /&gt;Certo, possiamo continuare a far finta di niente e limitarci a una sterile quanto inutile lamentela sulla scarsa considerazione riservata alla realtà veneta  da parte del  Governo centrale. &lt;br /&gt;Il dato di fatto è che si raccoglie quanto si è seminato. In questi anni, si è rafforzato e non indebolito l’atavico campanilismo e il localismo più miope ; è cresciuta l’insipienza e l’inerzia politica e si è consolidata una prassi politica fondata su scambi politici ridotti ai minimi termini.&lt;br /&gt;E’ chiaro che con questi ingredienti non si preparano le grandi scelte né si costruiscono progetti ambiziosi. Vince e continuerà a trionfare la logica della frammentazione corporativa, delle scelte da presentare subito all’incasso, per una manciata di voti. Di visione territoriale, di grandi scelte infrastrutturali, di progetti per vivere e lavorare in condizioni migliori, neanche a parlarne.&lt;br /&gt;Eppure la storia non è ancora finita : uno scatto improvviso, una discontinuità storica, una imprevista capacità di cambiamento potrebbe non essere impossibile. &lt;br /&gt;La Politica, la nostra classe politica, è ancora capace di pensare, reagire, sorprendere ?&lt;br /&gt;Nella prossima primavera saremo chiamati a rinnovare il Consiglio e le strutture di governo del territorio provinciale. La campagna elettorale si è, di fatto, già aperta. Vogliono lor signori continuare sulla solita, tristissima e decadente strada, o aprirne, finalmente, una nuova che sappia riconquistare l’attenzione di noi tutti e riaccendere le speranze per una partecipazione politica attiva ?&lt;br /&gt;Partiamo subito e partiamo da qualcosa di concreto : le scelte di governo per il nostro territorio.&lt;br /&gt;Venezia – la città storica – può vivere solo se è parte di un territorio vivo, portatore di un progetto che sappia riconoscere funzioni e potenzialità complementari e sostenibili.&lt;br /&gt;Venezia o sarà una città metropolitana o non sarà. Il resto lo conosciamo già : Disneyland, deserto urbano, economia di rapina, etc..&lt;br /&gt;A questo confronto serrato e autentico chiamiamo coloro che si vorranno candidare al futuro governo del territorio veneziano. Senza infingimenti, senza facili e scontati trucchetti. Va fatto subito.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-2503205563975856398?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/2503205563975856398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=2503205563975856398' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2503205563975856398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2503205563975856398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/09/venezia-citt-metropolitana-un-po-di.html' title='Venezia città metropolitana. Un po’ di coraggio politico per non morire lentamente.'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-6162952138415071165</id><published>2008-07-11T14:06:00.000+02:00</published><updated>2008-07-11T14:08:19.643+02:00</updated><title type='text'>Un progetto per Venezia - Alcune riflessioni preliminari</title><content type='html'>Venezia è squilibrata e divergente. La politica delle specializzazioni territoriali per funzioni urbane si è rivelata disastrosa.  Da un lato, la Venezia/Disneyland, soffocata da un carico turistico insostenibile e minata nella capacità stessa di produrre qualità della vita e senso all’abitare; dall’altro, la Terraferma, stretta fra un progetto di città metropolitana mai decollato e  l’impossibilità di trovare una propria, autonoma e originale, modalità di vita sociale e urbana densa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venezia è una, non due città. Occorre riconoscere questa unità/unicità e lavorare per affermarla.&lt;br /&gt;Il deficit infrastrutturale di collegamento è pesante e va sanato, pena una marginalizzazione complessiva; ma quello che rende quasi insolubile il dilemma tra le diverse opzioni tecniche di infrastrutturazione (vedi, ad esempio, la sublagunare o il Porto o, ancora, le reti ICT) è l’incapacità di rendere esplicite le scelte sociali e territoriali.&lt;br /&gt;Occorre riaprire su questo un confronto ampio, democratico ed effettivo sul futuro della città.&lt;br /&gt;Le ipotesi devono essere esplicitate e sottoposte a un controllo sociale ancor prima che politico, per misurarne appieno l’impatto sociale, economico e culturale.&lt;br /&gt;Nel processo decisionale stesso si determineranno i futuri assetti di potere locale: se saranno ristretti, corporativi ed opachi, oppure aperti, democratici e trasparenti dipenderà in buona misura dal confronto/scontro fra due culture politiche e di governo territoriale che appaiono sempre più divergenti e confliggenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ragioni dell’economia non possono essere assolute ed autonome: questa ideologia territoriale va contrastata e rovesciata. Una buona economia rende possibile una dinamica sociale in grado di assumere le contraddizioni che si determinano al proprio interno, include e non esclude, valorizza, prima di tutto, il proprio capitale sociale.&lt;br /&gt;Il centro storico deve tornare ad essere luogo del vivere, dell’abitare, del lavoro “normale” e moderno ad un tempo; Mestre e la Terraferma devono trovare nuovi baricentri: la logistica e la portualità possono essere un punto importante, così come  la ricerca e l’innovazione, possono essere un “ponte” ideale per tutto il territorio lagunare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo non basta una politica di “contenimento”: contenimento del turismo e contenimento dell’esodo dal centro storico e dalle isole. Occorre una politica decisa e di attacco.&lt;br /&gt;Occorre un obiettivo semplice, preciso, concreto: 50.000 abitanti in più in centro storico entro il 2020.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il centro storico di Venezia è – e rischia di essere sempre più – demograficamente sottodimensionato: sottodimensionato rispetto al patrimonio immobiliare che esprime; sottodimensionato rispetto al ruolo che può giocare nel Nord-est; sottodimensionato rispetto all’infrastrutturazione esistente e potenziale (istituzioni pubbliche, aeroporto, università, etc..). Ma soprattutto sottodimensionato se si vuole ristabilire un rapporto meno drammaticamente impari con il livello di presenze turistiche attuali e tendenziali (20 milioni/anno).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della crescita demografica del centro storico beneficerebbe tutto il territorio veneziano: in termini di servizi alla persona, di riqualificazione urbana, di infrastrutturazione ordinaria, di fiscalità e di risorse finanziarie in senso lato. Ma il primo e assoluto vantaggio riguarderebbe la dinamizzazione di talenti e di idee che questo nuovo flusso antropico potrebbe originare. Una dinamizzazione capace di creare opportunità e diritti non solo e non tanto per una ristretta creative class ma per tutti coloro che in questi anni hanno pagato un prezzo molto alto per il contemporaneo determinarsi, da un  lato, di una drastica riduzione dell’economia produttiva in centro storico e in terraferma (operai e artigiani, in particolare) e, dall’altro,  del trionfo dell’economia di rendita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una dinamizzazione che abbisogna non solo di una massa critica minima di popolazione residente ma anche  di una rinnovata, efficace e sostenibile fluidità di movimento tra le diverse parti della città (centro storico, isole e terraferma).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venezia città aperta, Venezia città dove vivere. E’ un messaggio politico che occorre produrre: un messaggio diretto ai territori italiani ma, ancor più, all’Europa e al Mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinquantamila persone (artigiani, artisti, ricercatori, lavoratori immateriali, docenti, creativi, etc..) convinte che vivere a Venezia sia interessante, conveniente e fattibile.&lt;br /&gt;E’ possibile dimostrare e costruire la percorribilità di queste declinazioni?&lt;br /&gt;E’ possibile su questo costruire una piattaforma politica di governo della città?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obiettivo deve essere esplicito: dotarsi degli strumenti e creare le condizioni  per rendere effettiva una abitabilità stabile (almeno quanto lo può concedere una crescente mobilità territoriale e internazionale), di qualità e socialmente equa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intraprendere questa strada significa, in primis, cambiare radicalmente gli equilibri nella geografia degli interessi e nella produzione del consenso. Va da sé che una Venezia come quella attuale, dove l’economia del turismo è monocratica, non consente alcun cambiamento rilevante.&lt;br /&gt;Occorrono nuovi alleati dentro e fuori il centro storico di Venezia. Dentro il centro storico, rivolgendosi a quanti non vivono solo di turismo; in Terraferma, parlando a chi vorrebbe un’opportunità per tornare o per avere una diversa organizzazione delle funzioni che favorisca anche a Mestre e Marghera una migliore condizione del vivere e del lavorare. Fuori del territorio veneziano, per rendere attrattiva Venezia non solo in termini di idee e di talenti ma anche di capitali interessati all’economia non-turistica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-6162952138415071165?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/6162952138415071165/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=6162952138415071165' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6162952138415071165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6162952138415071165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/07/un-progetto-per-venezia-alcune.html' title='Un progetto per Venezia - Alcune riflessioni preliminari'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-6672494266555148731</id><published>2008-04-10T14:06:00.001+02:00</published><updated>2008-04-10T14:25:51.049+02:00</updated><title type='text'>Per una governance diffusa della cosa pubblica</title><content type='html'>In questi anni, troppo spesso, si è detto che i cittadini sono lontani dalla politica. Questo è diventato, purtroppo, un luogo comune. E’ tempo di invertire la rotta.&lt;br /&gt;Occorre, noi crediamo, ricostruire un rapporto positivo tra  i cittadini e la cosa pubblica.&lt;br /&gt;La cosa pubblica non è, nella nostra vita, una dimensione metafisica, astratta, perché la prima e rilevante cosa pubblica ha a che fare con il nostro territorio, con la nostra prossimità.&lt;br /&gt;E’ questa, del resto, la ragione per cui abbiamo deciso di chiamare “Fondamente” il nostro gruppo di cultura politica: perché le Fondamente sono, ad un tempo, luogo pubblico e luogo &lt;em&gt;nostro&lt;/em&gt;: luogo di prossimità.&lt;br /&gt;Ora è tempo di manifestare la nostra volontà, la nostra disponibilità per la cosa pubblica; e occorre farlo in ogni occasione possibile.&lt;br /&gt;In questi giorni, un’occasione si è manifestata a Venezia. L’occasione è l’avviso pubblico del Sindaco, rivolto a tutti i cittadini, per la scelta di alcune donne e di alcuni uomini  da coinvolgere nell’amministrazione di rilevanti istituzioni territoriali. Alcuni sono enti &lt;em&gt;vecchi&lt;/em&gt;, e altri &lt;em&gt;novissimi&lt;/em&gt;. Ricordiamoli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fondazione Asilo Infantile Principessa Maria Letizia;&lt;br /&gt;IPAB Antica Scuola dei Battuti;&lt;br /&gt;Opera Pia Istituti Riuniti Patronato di Castello e Carlo Coletti;&lt;br /&gt;Fondazione Querini Stampalia;&lt;br /&gt;Fondazione Musei Civici di Venezia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fondamente&lt;/em&gt; si è interrogata su questa scelta imminente; la nostra risposta è stata: vorremmo contribuire, vorremmo partecipare.&lt;br /&gt;Le candidature che avanziamo sono, dal nostro punto di vista, adeguate, per almeno tre buone ragioni.&lt;br /&gt;La prima ragione è che nessuna fra le persone che hanno deciso di depositare la propria candidatura, può essere considerata incompetente: abbiamo scelto, tra di noi, solo quelle professionalità che potessero davvero partecipare utilmente al &lt;em&gt;governo&lt;/em&gt; di quegli enti.  Ma questa, - qualcuno ha obiettato - è una condizione necessaria ma non sufficiente.&lt;br /&gt;Sono seguite, allora, una seconda e una terza ragione, e queste hanno certo un carattere dichiaratamente politico: i nostri candidati devono essere disposti a, e in grado di,  fungere da “tramite”, da punto di collegamento permanente, tra i cittadini veneziani e le scelte che occuperanno e che impegneranno gli organismi di &lt;em&gt;governance&lt;/em&gt; degli enti prima menzionati; i nostri candidati devono sapere separare il proprio impegno politico dal proprio interesse individuale: e per questo, ognuno dei designati renderà disponibili i propri gettoni di presenza, relativi al loro ruolo nei rispettivi consigli di amministrazione e nei collegi dei revisori dei conti, per finanziare attività di iniziativa pubblica (per esempio, assemblee, conferenze, incontri, etc.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sembrano tre buone ragioni per considerare questa piccola proposta come portatrice di uno stile e di un metodo davvero nuovo nel governo della cosa pubblica.&lt;br /&gt;Nei consigli di amministrazione, ci saranno certo anche imprenditori, banchieri, politici di professione e amministratori territoriali, ma far sì che questi organi includano anche cittadini disponibili a contribuire al governo della cosa pubblica e alle scelte difficili che questi enti dovranno compiere, è un fatto che, speriamo, nessuno vorrà escludere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nostri candidati sono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)      Mario Coglitore – storico e archivista;&lt;br /&gt;2)      Lia Durante – storica dell’arte;&lt;br /&gt;3)      Daniele Gasparinetti – commercialista;&lt;br /&gt;4)      Paola Juris – avvocato&lt;br /&gt;5)      Fernando Marchiori – insegnante e ricercatore;&lt;br /&gt;6)      Mario Spinelli – architetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-6672494266555148731?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/6672494266555148731/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=6672494266555148731' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6672494266555148731'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6672494266555148731'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/04/per-una-governance-diffusa-della-cosa.html' title='Per una governance diffusa della cosa pubblica'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4537705058324582273</id><published>2008-04-02T13:15:00.002+02:00</published><updated>2008-04-02T13:21:05.141+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Venezia a Roma&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;le questioni della città&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;e il mandato&lt;br /&gt;parlamentare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;politiche 2008&lt;br /&gt;incontro con i candidati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;venerdì 4 aprile&lt;br /&gt;ore 17.30&lt;br /&gt;San Marco, 1345&lt;br /&gt;Venezia&lt;br /&gt;spazio eventi&lt;br /&gt;libreria Mondadori&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;FONDAMENTE&lt;br /&gt;gruppo di cultura politica&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4537705058324582273?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4537705058324582273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4537705058324582273' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4537705058324582273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4537705058324582273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/04/venezia-roma-le-questioni-della-citt-e.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5778508008909269622</id><published>2008-03-15T17:08:00.002+01:00</published><updated>2008-03-15T17:32:27.007+01:00</updated><title type='text'>Più pubblico in un mondo globale</title><content type='html'>Primo: pensare diversamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si parla di globalizzazione e di competitività s’invoca molto spesso: più privato, più concorrenza! Questo è il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mantra&lt;/span&gt; di chi si occupa di relazioni internazionali e di chi, più banalmente, si mette semplicemente nel coro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla globalizzazione, ovvero da chi nel mondo produce, investe e consuma a tutto campo, si attendono mille benefici e mille disgrazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi vede con più facilità i mille benefici, dice agli italiani: rimboccatevi le maniche ed entrate nell’economia mondiale. Da questo nuovo contesto internazionale – continuano gli apologhi dell’internazionalizazione - ne verranno più ricchezza e più opportunità per tutti.&lt;br /&gt;Bello, se fosse vero!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi invece vede in ritardo, ma con roboante retorica, i mali che provengono dai giganti asiatici – da quel &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;moloch&lt;/span&gt;, goffamente definito “Cindia” – l’unica salvezza è la barriera protezionistica. Purtroppo questa più che una diga contro l’alta marea cinese, sembra la tardiva costruzione di un’arca di Noé per sopravvivere a un secondo diluvio globale. E se poi le acque non scendessero affatto e ricoprissero ogni cosa per qualche decennio? E se questo fenomeno fosse destinato a durare a lungo?  In questo caso,  forse l’arca potrebbe essere salva, ma dentro – ahimé - si ritroverebbero soltanto scheletrici cadaveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La globalizzazione non è un male in sé; la circolazione transnazionale di beni, capitali e uomini (pochi ancora questi ultimi, a dire il vero!) non è qualcosa di negativo. Anzi la prospettiva della fine delle frontiere, delle barriere, dei muri di ogni tipo, è un grande e nobile sogno dell’umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il male della globalizzazione ha due genitori: &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Tempo&lt;/span&gt;, il padre e &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Ingiustizia&lt;/span&gt;, la madre.&lt;br /&gt;Tempo, o meglio la mancanza di tempo. E’ questa tremenda accelerazione storica che non consente alle società, alle persone, di attrezzarsi, di costruire strategie di adattamento. &lt;div&gt;Quando si vogliono omogeneizzare salari europei e cinesi, quando si ignorano società e culture diverse e ricche, quando si annullano economie e civiltà materiali cresciute separatamente - in nome di una equivalenza universale chiamata Mercato-, allora ecco che pezzi di società e di storia si ribellano contro la violenza di questo processo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Di fronte alla fisica dei vasi comunicanti, qualcuno deve porsi il problema di cosa significa la differenza di pressione fra una parte e l’altra del Mondo. Tutto rischia di essere cancellato, sia per chi cresce che per chi deve diminuire. E così, mentre in Europa o negli Stati Uniti scompaiono miseramente storie e realtà industriali nel giro di pochi mesi – lasciando solo disperazione e degrado – dall’altro, in Cina, spuntano come funghi città di dieci milioni di abitanti, con un inevitabile corollario di tragedie rurali e  di disastri ambientali urbani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto alla violenza temporale, vi è un’asimmetria economica e sociale che produce a piene mani Ingiustizia.&lt;br /&gt;Nell’impetuoso scompaginarsi dei fenomeni economici, gli effetti sociali sono radicalmente diversi tra chi sta in alto e chi sta in basso  – da un lato e dall’altro del nuovo mondo globale.&lt;br /&gt;Dice Zygmunt Bauman – acuto studioso del nuovo mondo che viene - che le società si vanno riorganizzando in due inedite classi sociali: i “mobili” e i  “territoriali”.  I primi rappresentano la nuova élite, in grado di muoversi nel mondo cogliendo opportunità ed esperienze; i secondi restano  legati al vecchio mondo e  sono le vittime del nuovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ragioni etiche e politiche, crediamo che occorra difendere i secondi, perché maggioranza e perché destinati alla sconfitta nell’attuale processo storico mondiale. I primi non solo si difendono da sé ma attaccano e intaccano duramente le condizioni dei più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La globalizzazione è crescita e redistribuzione allo stesso tempo. E’ per questa ragione che occorre una politica pubblica forte e lungimirante. Storicamente, la dimensione pubblica, sia nazionale che transnazionale, appare non solo opportuna ma indispensabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la globalizzazione è crescita, e crescita tumultuosa che scardina ogni vincolo ambientale ed energetico, allora una politica ampia, transnazionale e rigorosa dei beni pubblici si impone. Non ci sono alternative – e lo dicono le quotazioni delle materie prime e del petrolio di questi giorni, così come lo segnalano i tassi di inquinamento delle città cinesi e indiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la globalizzazione è redistribuzione della ricchezza, una redistribuzione che fa crescere enormemente la quota dei profitti – e, in alcuni casi, come in Italia, delle rendite – a scapito dei salari, allora una politica dei redditi in senso opposto è improrogabile. Per essere il più possibile espliciti: vanno difese le condizioni di vita degli operai italiani, perché domani si possano difendere i diritti dei lavoratori a Shenzhen come a Bangalore. Ed è non solo di contratti sindacali che vogliamo parlare, ma soprattutto di servizi sociali e di diritti di cittadinanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre investire in beni pubblici e ricostruire un autentico &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Welfare State&lt;/span&gt;: queste sono due semplici ma dirimenti priorità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché bisogna affermare più pubblico – e non più privato – in questo ineluttabile mondo globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5778508008909269622?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5778508008909269622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5778508008909269622' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5778508008909269622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5778508008909269622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/03/pi-pubblico-in-un-mondo-globale.html' title='Più pubblico in un mondo globale'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-2446583045794559870</id><published>2008-02-27T18:13:00.002+01:00</published><updated>2008-02-27T18:21:00.710+01:00</updated><title type='text'>La balcanizzazione dell’Europa</title><content type='html'>E’ incredibile come la nostra attenzione mediatica possa essere distratta.&lt;br /&gt;La “lunga guerra” balcanica continua e si aggrava a pochi passi da qui, ma anche gli eventi più drammatici sembrano lontani e irrilevanti per i giornali e per il dibattito politico italiani.&lt;br /&gt;Eppure la dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo peserà moltissimo sull’Italia e sull’Europa.&lt;br /&gt;Pesa e peserà su un’Europa che è ormai l’ombra di sé stessa. Un’Europa priva di significato economico e sociale per i cittadini europei e per quelli che potrebbero domani diventarlo; un’Europa – ed è questo che davvero brucia - senza uno straccio di progetto politico.&lt;br /&gt;“Ognuno per proprio conto” – questo è ormai il motto con cui in Europa si fa politica estera. E mentre in Italia D’Alema dice sì, nella socialista Spagna Zapatero dice no. Nessuno si straccia le vesti ma neppure si sorprende. Sono passati dieci anni dai bombardamenti su Belgrado e ci ritroviamo ancora nello stesso clima di guerra e di odio.&lt;br /&gt;Dov’è dunque finito quel grande e nobile progetto per una Europa di pace e benessere che entusiasmò molti di noi solo pochi anni fa? Sepolto, a quanto pare, sotto cumuli di insipienza, di indifferenza, di falso realismo politico; il tutto condito in una mediocre salsa americana.&lt;br /&gt;Ma che cosa potrà davvero essere il Kosovo indipendente? Un micro Stato accanto ad altri micro Stati. Così fu per la Bosnia dilaniata da una guerra fratricida, così è per quella “terra di nessuno”, divenuta indipendente l’anno scorso, chiamata Montenegro.&lt;br /&gt;Senza tema di essere tacciati come filoserbi, si tratta di riconoscere semplicemente che il Kosovo indipendente è il frutto di una decisione americana, sostenuta e amplificata da anni d’inerzia diplomatica europea.&lt;br /&gt;Il Kosovo è indipendente ma non sarà mai &lt;em&gt;indipendente&lt;/em&gt;. No, non è un bisticcio di parole, perché alla dichiarazione politica si accompagna – e tutti lo sanno – l’impossibilità per quel paese di essere economicamente e finanziariamente autosufficiente. Uno Stato coloniale destinato a un eterno sussidio europeo e internazionale.&lt;br /&gt;Bisogna, in questo frangente, ricordare che la responsabilità della ricostruzione è stata  in questi anni delegata all'ONU, e il risultato è uno Stato in mano alla criminalità: 'It is a Mafia society', dicono fonti autorevoli. Il potere se lo sono preso le bande armate, grazie alla protezione offerta dagli Stati Uniti. Per il Pentagono uno stato debole ha due vantaggi: assicura la piena extraterritorialità delle basi militari e consente alle forze occupanti di comportarsi come dei fuorilegge.&lt;br /&gt;Il triste bilancio del Kosovo è di essere diventato in questi anni di “protettorato” americano ed europeo, il crocevia di una florida economia del narcotraffico, così come il Montenegro lo è da tempo del contrabbando e dei traffici illegali di armi.&lt;br /&gt;Dall’altra parte della frontiera – che noi europei abbiamo contribuito a tracciare - vi è una crescente indifferenza nei confronti del dramma serbo.&lt;br /&gt;Una nazione, la Serbia, smembrata e sbeffeggiata a più riprese, senza che nessuno misurasse sino in fondo la portata storica di tale condotta. Eppure la Storia insegna che quando si alimentano odî e rancori, si preparano inesorabilmente i conflitti e le guerre di domani.&lt;br /&gt;L’Europa vista dai Balcani non lascia purtroppo sperare nulla di buono.&lt;br /&gt;Una cosa è certa: l’Italia rischia di perdere un amico, mentre aumentano, da una parte e dall’altra dell’Adriatico, la confusione e i dissidi.&lt;br /&gt;Vale la pena di ricordare, infine, che dinnanzi allo spettro della secessione nessuno è immune.&lt;br /&gt;In questi giorni l’Italia e l’Europa – con la sola eccezione della Spagna - hanno contribuito a creare un terribile precedente.&lt;br /&gt;E se domani qualcuno dichiarasse unilateralmente l’indipendenza basca o padana, chi oserebbe argomentare l’inconsistenza di un simile atto politico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-2446583045794559870?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/2446583045794559870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=2446583045794559870' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2446583045794559870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/2446583045794559870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/02/la-balcanizzazione-delleuropa.html' title='La balcanizzazione dell’Europa'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-8310467774897999715</id><published>2008-02-14T19:58:00.001+01:00</published><updated>2008-02-14T20:00:56.913+01:00</updated><title type='text'>Fare società</title><content type='html'>“Fare società” non è solo una felice espressione coniata da Aldo Bonomi per descrivere la domanda che viene alla Politica dal territorio italiano.&lt;br /&gt;Fare società è, prima ancora, la volontà che esprime chi, ora, in Italia, non vuole arrendersi alla dissoluzione della Politica.&lt;br /&gt;Ma la Politica vive se il legame sociale torna ad essere il nesso fondatore del nostro esistere come cittadini in questo Paese e in questo tempo.&lt;br /&gt;La Politica non muore se l’individualismo proprietario non azzera la grande tradizione italiana del vivere insieme.&lt;br /&gt;Di fronte al tentativo di cancellazione del produttore e alla solitudine del consumatore, occorre ritrovare – sperimentando e innovando – una dimensione collettiva.&lt;br /&gt;Se, come appare chiaro, l’individuo è impotente, allora la risposta non può che essere collettiva.&lt;br /&gt;La libertà individuale non ha futuro senza pratiche autentiche di solidarietà, senza dispositivi che sappiano davvero garantire e valorizzare le scelte individuali. Non ci sono diritti difendibili senza autentiche eguaglianze civili e sociali.&lt;br /&gt;Da questo occorre ricominciare per rendere operabile un progetto politico che “faccia società”.&lt;br /&gt;Vano è credere che possa essere il Mercato il luogo dove le libertà e le uguali opportunità si affermano e crescono. Del resto, è chiaro a tutti che quando entra in scena il Mercato, il mercato globale, pressoché nulla di rilevante sul piano sociale e dei diritti è decidibile: sono sempre e solo i vincoli esterni della competitività e della credibilità internazionale a decidere al posto della Politica. Se questo è il progetto che, tanto a destra che al centro, il  PdL e il PD vanno partorendo, allora l’unico spazio residuale è quello amministrativo-gestionale, con buona pace della Politica. Il mantra delle privatizzazioni e del contenimento della sfera pubblica non potrà che  spianare la strada a questo riduzionismo politico. Ma davvero è pensabile che questo sia l’unico scenario?&lt;br /&gt;Io, invece, voglio che il Pubblico rappresenti ancora un orizzonte possibile in cui costruire diritti e socialità. Un Pubblico come valore ancor prima che come tecnica di governo.&lt;br /&gt;Deve essere questa – non altra – la forza, il sogno di una Sinistra degna di questo nome.&lt;br /&gt;Ma, innanzitutto,  il “voglio” deve diventare “vogliamo”. Per questo occorre ricostruire una dimensione autentica di linguaggio, di azione collettiva che sia capace di generare fiducia, di passione e progetto per tutti, di visione e di fare per ognuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-8310467774897999715?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/8310467774897999715/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=8310467774897999715' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8310467774897999715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8310467774897999715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/02/fare-societ.html' title='Fare società'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-3088739943458499249</id><published>2008-01-28T17:27:00.000+01:00</published><updated>2008-01-28T17:35:02.076+01:00</updated><title type='text'>Crisi di governo, crisi della Politica</title><content type='html'>Dobbiamo reagire. Non possiamo fare finta di nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'indecenza, la confusione, la perdita di senso dello Stato che percorre il Paese hanno raggiunto ormai il livello di guardia.&lt;br /&gt;Le ripercussioni saranno pesantissime: non è solo la credibilità delle istituzioni ad essere in discussione, ma la solidità stessa della democrazia, come valore e come pratica sociale, che rischia di essere compromessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questa è la democrazia - pensano già in molti - che me ne faccio? Perché dovrei difenderla?&lt;br /&gt;Quando ci si interroga così, quando si dubita che la democrazia possa essere altro e di più di una vuota e confusa retorica, allora vuol dire che l'involuzione autoritaria,  che le spinte populiste hanno già lacerato pesantemente il tessuto sociale democratico di questo Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non basta più rassicurare, non è più sufficiente il richiamo alle responsabilità della politica perché questa si emendi e si auto-riformi. Lo sfascio culturale prima ancora che politico è andato troppo oltre per pensare a soluzioni tecniche, a misure ordinarie, a leggi elettorali di questo o quel segno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi della Politica è talmente radicale che occorre tornare alla radice. Occorre tornare là dove in questi anni si è rotto il legame tra rappresentato e rappresentante, quando il primo ha abdicato alla propria partecipazione e il secondo ha perso qualsiasi capacità di ascolto.&lt;br /&gt;Se questo legame si è rotto, ed è purtroppo così, allora nulla è più come prima: la Democrazia è in pericolo e la Politica sta morendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ognuno di noi in questo frangente storico ha responsabilità morali e civili altissime.&lt;br /&gt;Nessuno può essere mero spettatore della crisi; nessuno può atteggiarsi a disincantato e cinico osservatore degli eventi; nessuno può dire "e io che cosa ci posso fare?".&lt;br /&gt;In questa situazione davvero drammatica per il futuro del nostro Paese, chi sceglie di stare a guardare è complice del disastro. Non è un tempo in  cui si possa guardare altrove, in cui le scelte personali e private possano prevalere sui doveri civici. La nostra è una responsabilità individuale ancor prima che collettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non possiamo, non dobbiamo delegare. Il "delegato" è contumace, la delega priva di contenuto. Prendiamone atto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo reagire. Non saranno - lo sappiamo - le elezioni a rimettere sulla buona strada questa nostra sgangherata - ma ancora nostra! - Repubblica.&lt;br /&gt;Nessun politico deve - d'ora in poi - poter decidere da solo. Occorre aprire un confronto serrato ma vero. Ovunque e subito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non possiamo, non vogliamo delegare. Basta assistere passivamente a "Porta a Porta", "Ballarò", "Matrix" o altri bene o male-meriti  talk show! Quella non è democrazia.&lt;br /&gt;Non può essere "La Repubblica" o "Il Corriere" a dire ciò che è bene e ciò che è male per il Paese: nessuno di noi ha mai scelto come portavoce né Ezio Mauro né Paolo Mieli.&lt;br /&gt;L'opacità, la farraginosità, la banalità dei mass media rende semmai ancora più difficile il dibattito, il dialogo, l'impegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla grande illusione sulle magnifiche sorti e progressive della democrazia televisiva e mass-mediatica occorre rispondere ricreando luoghi veri, fisici, di incontro e di contatto politico.&lt;br /&gt;Le piazze, le aule, i teatri, le sale pubbliche devono tornare a riempirsi. Prima che sia troppo tardi. La vendita culturale e materiale della cosa pubblica per una manciata di voti è l'infausto orizzonte che potrebbe attenderci. Una nuova evoluta forma di privatizzazione potrebbe essere in cantiere: dopo aver privatizzato l'economia, perché non farlo con la politica? A questo pensano i Montezemolo vecchi e nuovi, dentro e fuori Confindustria. Sarebbe davvero la fine della Democrazia: essere obbligati a scegliere tra un Manager Mediaset e un Manager FIAT!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul futuro nostro e dei nostri figli questo scenario rischia di pesare più di montagne di immondizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo reagire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-3088739943458499249?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/3088739943458499249/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=3088739943458499249' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3088739943458499249'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3088739943458499249'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/01/crisi-di-governo-crisi-della-politica.html' title='Crisi di governo, crisi della Politica'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4725644864554916489</id><published>2008-01-11T16:55:00.000+01:00</published><updated>2008-01-11T17:19:28.317+01:00</updated><title type='text'>Chi siamo, cosa vogliamo</title><content type='html'>FONDAMENTE è un gruppo di cultura politica. Definirci "gruppo di cultura politica" è, a ben vedere, una dichiarazione d'intenti non ordinaria: anzi, è un'affermazione decisamente ambiziosa.&lt;div&gt;In un tempo in cui la politica è avvertita come lontana, come un guscio vuoto il cui compito precipuo è occultare interessi particolari e manipolare allegramente valori e opinioni, in un tempo come quello in cui ci è toccato vivere, volere mettere al centro la Politica - il suo essere "questione"  - non è certo facile.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Eppure la Politica è ora più che mai uno specchio della nostra condizione individuale e collettiva; essa dice la fragilità del nostro vivere in comunità, manifesta il disagio profondo delle nostre soggettività, rivela quanto sia spesso fatua l'esaltazione dell'individualità.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Vorremmo fare di FONDAMENTE un autentico luogo di elaborazione e dibattito.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Contribuire a mantenere aperto lo spazio della Politica - anzi nella maggiore parte dei casi si tratta semplicemente di riaprirlo - è la volontà che ha animato e anima i partecipanti a FONDAMENTE.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;In questi primi mesi di attività siamo alla ricerca di un difficile equilibrio: uscire dalle stereotipate logiche di appartenenza senza per questo millantare una inutile quanto falsa equidistanza tra i  punti cardinali della geografia politica. Come è noto, si può difficilmente evitare di assumere una posizione precisa, e anche il fatto di non assumerla equivale sempre ad abbracciarne comunque una, quella del non esserci appunto, del non partecipare.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma non vogliamo neppure essere un ennesimo foro di discussione accademica, lontana, mediata e di improbabile efficacia.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Nel dissolversi delle tradizionali categorie politiche, anche il binomio teoria/prassi fatica a sopravvivere. Si tratta quindi di sperimentare, con molta pazienza e molta onestà intellettuale. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ricostruire i luoghi della politica significa innanzitutto ricostruire il linguaggio della politica: rinominare le cose, ridisegnare l'essenziale sintassi dell'agire politico.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Tutto questo abbisogna di diversi interlocutori - dentro e fuori dei movimenti, dentro e fuori dei partiti, dentro e fuori delle istituzioni; tutto questo significa moltiplicare al massimo grado le interlocuzioni - senza luoghi comuni, senza preconcetti, senza tabù.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Come ogni buona politica insegna, chiediamo a tutti - a coloro che vorranno confrontarsi con noi e a coloro che non lo vorranno fare - di parlare franco e di rendere esplicito il proprio punto di vista.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La buona politica è bene comune, che non lascia spazio né a facili scorciatoie né a discutibili ecumenismi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Molti dicono che bisogna essere concreti. Noi vogliamo essere concreti, ma per farlo, per rendere misurabili nel qui e ora le analisi, gli argomenti, le posizioni, nessuno si può esimere dallo sforzo di comprensione dei processi globali che coinvolgono l'Italia e il Mondo. Per questo non bastano né i tecnici né le soluzioni tecniche.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Questa ricerca, questa volontà ha vincoli temporali strettissimi. E' l'urgenza dei problemi che non lascia margini, che non concede tregua.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;FONDAMENTE&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;gruppo di cultura politica&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4725644864554916489?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4725644864554916489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4725644864554916489' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4725644864554916489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4725644864554916489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2008/01/chi-siamo-cosa-vogliamo.html' title='Chi siamo, cosa vogliamo'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-1895582289947072287</id><published>2007-12-30T20:55:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T17:56:16.945+01:00</updated><title type='text'>Incontro con Marco Revelli - 10 gennaio 2008 - IUAV</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/R3f4iwXXl-I/AAAAAAAAAA8/0HepyBoeUk0/s1600-h/locandinaRevelli.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/R3f4iwXXl-I/AAAAAAAAAA8/0HepyBoeUk0/s400/locandinaRevelli.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5149857974903609314" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-1895582289947072287?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/1895582289947072287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=1895582289947072287' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/1895582289947072287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/1895582289947072287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/12/incontro-con-marco-revelli_30.html' title='Incontro con Marco Revelli - 10 gennaio 2008 - IUAV'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/R3f4iwXXl-I/AAAAAAAAAA8/0HepyBoeUk0/s72-c/locandinaRevelli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-6588131657360921011</id><published>2007-12-12T15:19:00.000+01:00</published><updated>2007-12-12T15:45:46.184+01:00</updated><title type='text'>Attualità di Leopardi</title><content type='html'>Or la vita degl’italiani è appunto tale, senza prospettiva di miglior sorte futura, senza occupazione, senza scopo, e ristretta al solo presente. Ma lasciando questo e restringendoci alla sola mancanza di società, certo è che uno de’ grandissimi e principali mezzi che restano oggi agli uomini per non avvedersi affatto della nullità delle cose loro, o per non sentirla, benché conoscendola, per non essere nella pratica persuasi della total frivolezza delle loro occupazioni qualunque e della totale indegnità della vita ad esser con fatiche e con sollecitudini coltivata, studiata ed esercitata, uno, dico, de’ principali mezzi e forse il principale assolutamente, è la società. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come la disperazione, così né più né meno il disprezzo e l’intimo sentimento della vanità della vita sono i maggiori nemici del bene operare, e autori del male e della immoralità. Nasce da quelle disposizioni la indifferenza profonda, radicata ed efficacissima verso se stessi e verso gli altri, che è la maggior peste de’ costumi, de’ caratteri, e della morale. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La &lt;em&gt;raillerie&lt;/em&gt; il &lt;em&gt;persifflage&lt;/em&gt;, cose sì poco proprie della buona conversazione altrove, occupano e formano tutto quel poco di vera conversazione che v’ha in Italia. Quest’è l’unico modo, l’unica arte di conversare che vi si conosca. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così che le conversazioni d’Italia sono un ginnasio dove colle offensioni delle parole e dei modi s’impara per una parte e si riceve stimolo dall’altra a far male a’ suoi simili co’ fatti. Nel che è riposto l’esizio e l’infelicità sociale e nazionale. E questa è la somma della pravità e corruzion de’ costumi. Ed anche all’amore e spirito nazionale è visibile quanto debbano nuocere tali modi di conversare per cui trattiamo e ci avvezziamo a trattare e considerar gli altri sì diversamente che come fratelli, ed acquistiamo o intratteniamo ed alimentiamo uno spirito ostile verso i più prossimi. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;... lo spirito pubblico in Italia è tale, che, salvo il prescritto dalle leggi e ordinanze de’ principi, lascia a ciascuno quasi intera libertà di condursi in tutto il resto come gli aggrada, senza che il pubblico se ne impacci, o impacciandosene sia molto atteso, né se n’impacci mai in modo da dar molta briga e da far molto considerare il suo piacere o dispiacere, approvazione o disapprovazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;em&gt;Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-6588131657360921011?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/6588131657360921011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=6588131657360921011' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6588131657360921011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6588131657360921011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/12/attualit-di-leopardi.html' title='Attualità di Leopardi'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5797813267184684519</id><published>2007-12-11T16:44:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T17:56:17.065+01:00</updated><title type='text'>messaggio da 176-176</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/R17A_juI8cI/AAAAAAAAAAc/lRA8sh2wrFo/s1600-h/bandabassotti.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/R17A_juI8cI/AAAAAAAAAAc/lRA8sh2wrFo/s200/bandabassotti.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142760022656741826" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao, è la prima volta che visito il blog, come ho detto ad una delle vostre componenti qualche giorno fa,  mi sembra rischioso dare la possibilità a tutti di modificare la struttura del blog (un pazzo o un inesperto potrebbero cancellare tranquillamente tutti i post), è meglio tenere un solo amministratore che invita gli utenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finisco con la tecnica e passo alla politica.&lt;br /&gt;Stanno nascendo a Venezia molti gruppi di "democrazia dal basso", credo sia il caso di fare una panoramica dell'esistente, se qualcuno ha ulteriori informazioni sarebbe utile inserle nel blog.&lt;br /&gt;I gruppi che conosco io sono questi:&lt;br /&gt;gruppo dei quarantenni (si sono trovati già due volte all'Ateneo Veneto, credo che l'idea l'abbia lanciata Shaul Bassi, gli incontri vengono moderati dal direttore del Gazzettino, per partecipare alle riunioni bisogna inviare prima un breve curriculum!!!)&lt;br /&gt;gruppo che ruota intorno all'Associazione Kairos di Alberta Toninato (non ho ancora partecipato a questo gruppo ma la mission dovrebbe essere quello di trovare una strategia comune delle associazioni culturali per relazionarsi all'Amministrazione).&lt;br /&gt;terzo ed ultimo gruppo si riferisce ad una mail che ho ricevuto ieri da un'amica e oggetto degli incontri è il co-housing (credo vogliano lanciare un progetto di co-housing a Venezia cercando di sensibilizzare l'Amministrazione).&lt;br /&gt;Per ora è tutto, saluti&lt;br /&gt;176-176&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5797813267184684519?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5797813267184684519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5797813267184684519' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5797813267184684519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5797813267184684519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/12/messaggio-da-176-176.html' title='messaggio da 176-176'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bu7voIMRXX4/R17A_juI8cI/AAAAAAAAAAc/lRA8sh2wrFo/s72-c/bandabassotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5098460342045508675</id><published>2007-11-21T12:25:00.001+01:00</published><updated>2007-11-21T12:27:49.175+01:00</updated><title type='text'>Mickey Mouse è già tra noi</title><content type='html'>Mickey Mouse è già tra noi, ma tutti, dall’Amministrazione comunale in giù, facciamo finta di non saperlo. Di che cosa parliamo? Non di semplici e innocui fumetti purtroppo, ma del fatto che la trasformazione del centro storico di Venezia in una vera e propria Disneyland sta già avvenendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ve lo ricordate John Kay, docente della London School of Economics? Fu lui che, con una buona dose di cinismo e un’onestà intellettuale tutta anglosassone, esordì dicendo: “Venezia è già un parco tematico. Come centro di affari, politico ed economico, è morta centinaia di anni fa e solo il flusso dei suoi visitatori la tiene in vita. Oggi, la maggioranza delle persone nella città sono turisti, e la maggior parte di chi vi lavora sono pendolari legati al turismo. L’economia di Venezia è già quella di Disneyland e non quella di Bologna o di Los Angeles”. Allora, aggiungeva il figlio purissimo della perfida Albione, tanto vale farlo fruttare questo benedetto giacimento turistico!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui bisogna dunque partire, anche se il nostro italico carattere tende a negare l’evidenza e preferisce ostinarsi nel ripetere che nulla è irreparabile e che basta solo un mite ed equilibrato buon governo della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella veneziana è invece – bisogna innanzitutto ammetterlo - una vera e propria monocultura economica: solo l’indotto occupazionale turistico conta; solo gli interessi di albergatori, ristoratori, gondolieri, tassisti, commercianti, venditori ambulanti pesano.&lt;br /&gt;E pesano non solo economicamente ma anche politicamente. Soldi e voti; licenze e consenso; queste sono le pesanti dinamiche cittadine. Il resto, purtroppo, è marginale; buono magari per pochi ed estemporanei esercizi di retorica populista, ma nulla di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questa constatazione occorre partire.&lt;br /&gt;E bisogna aggiungere che il cammino del cambiamento è davvero impervio:  non si tratta di imboccare un tranquillo sentiero di montagna ma di cimentarsi in un autentico sesto grado. Quanti hanno oggi, fra noi, l’audacia e il coraggio di intraprenderlo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La monocultura turistica ha distrutto e sta distruggendo tutta la biodiversità economica, culturale e sociale della città: ha distrutto l’artigianato e i mestieri tradizionali, ma ha distrutto anche quei luoghi della conoscenza che a partire dagli anni ’60 avevano fatto di Venezia un laboratorio di pensiero e di cultura in Italia e all’estero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi il sistema universitario veneziano è ridotto in molti casi  a un grosso liceo di provincia; e dalla provincia e dal territorio regionale provengono buona parte degli studenti e dei ricercatori. Poche le eccezioni (la Venice International University, Thetis e poco altro) e, come tutte le eccezioni, fatte apposta per confermare la regola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre a Londra, a Bangalore o a Pechino, ma anche a Torino, Milano e Pisa si investe nell’apertura internazionale delle Università e delle città che ospitano laboratori e centri di ricerca, qui apriamo a McDonald's e MSC (e altre allegre navi da crociera).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure proprio questa città - sopravvissuta alle industrie di Marghera e al sacco urbanistico che ha segnato in profondità molte città italiane - avrebbe oggi i numeri, tutti i numeri, per diventare un grande centro di produzione immateriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una Venezia post-moderna e autentica, efficiente e umana, hi-tech e tradizionale.&lt;br /&gt;Il sistema universitario potrebbe essere l’ossatura su cui costruire e immaginare un nuovo ritmo urbano, nuove qualità sociali, nuovi luoghi del vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma per farlo, occorre volontà politica e occorrono risorse. C’è bisogno di servizi pubblici e privati adeguati – trasporti in primis ; occorre una politica della casa degna di questo nome.&lt;br /&gt;In definitiva, si tratterebbe di sviluppare una rete infrastrutturale materiale e immateriale in grado di rendere appetibile per ricercatori e artisti, studenti e tecnici, stare qui invece che a Londra o Berlino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarebbe tanto da fare, tanto da costruire.&lt;br /&gt;Ma per farlo bisogna ridurre, ridimensionare drasticamente la monocultura turistica. Altrimenti nessuna altra iniziativa potrà attecchire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratterebbe di mettere in cantiere una vera e propria riconversione produttiva: librerie al posto di pizzerie al taglio; cinema e teatri al posto di alberghi e “vivaldate”; supermercati e negozi normali al posto di ristoranti e bar; lavanderie, centri di informatica ed elettronica invece di negozi di maschere e ciarpame.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratterebbe anche di smetterla di considerare il destino del centro storico veneziano come qualcosa di separato da quello della Terraferma, di Mestre, Marghera, di un hinterland sempre più (malamente) integrato di un milione di abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi ci vuole un’altra immagine della città nel mondo. E’ da criminali continuare a spendere soldi pubblici in attività di promozione (a che cosa serve l’Azienda di promozione turistica?) quando si tratta semmai di arginare lo tsunami turistico che arriverà su Venezia (da Cina e India in particolare) nei prossimi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venezia ha bisogno di scelte politiche. Non basta lasciar fare al mercato, perché contro questo monopolio il mercato da solo non può e non vuole immaginare nulla di diverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo, lo sappiamo, significa intaccare rendite di posizione e interessi forti, fortissimi.&lt;br /&gt;Abbiamo il coraggio di farlo? Abbiamo, a mo’ d’esempio, la forza di non dare più licenze per chioschi e baracchini che infestano la città e rendono impraticabile lo spazio pubblico per qualsiasi altra attività?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti hanno già detto di no, che quel coraggio non ce l’hanno, perché, dicono, bisogna essere “realisti”, perché così va il mondo....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi pensiamo che occorra visione. Non visionari, ma politici lungimiranti e lucidi, coraggiosi e determinati. Di questo abbiamo bisogno. Altrimenti, destinati come siamo a vivere tra Mickey Mouse e Donald Duck, non ci resta che piangere. O andarcene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venezia, 19 novembre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FONDAMENTE&lt;br /&gt;Gruppo di cultura politica&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5098460342045508675?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5098460342045508675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5098460342045508675' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5098460342045508675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5098460342045508675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/11/mickey-mouse-gi-tra-noi.html' title='Mickey Mouse è già tra noi'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-7618575036159237055</id><published>2007-10-08T20:25:00.000+02:00</published><updated>2007-10-08T20:27:45.660+02:00</updated><title type='text'>Prendere posizione</title><content type='html'>Cari tutti,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei tentare in poche righe un ragionamento a voce alta su quanto accade nel nostro Paese.&lt;br /&gt;Il nostro incontro del 29 settembre doveva essere l'occasione e il "luogo" per un'analisi aperta e collegiale; doveva essere il tentativo come gruppo di cultura politica di dire la nostra. Non lo è stato e me ne dispiace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provo ora, a mio modo, a rilanciare la precedente sollecitazione di Fernando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 20 ottobre a Roma la Sinistra sarà chiamata ad aderire o a non aderire a un appello che punta il dito su sette grandi questioni: la precarietà del lavoro; la questione delle diseguaglianze sociali; la difesa dei diritti civili e della laicità dello Stato; il valore della cittadinanza (in particolare per i migranti); la lotta per la pace; la difesa e valorizzazione dell'ambiente; l'affermazione di una cultura della legalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fare politica vuol dire, a mio modo di intendere, prendere posizione: manifestare un assenso o un dissenso; e, ancora, indicare le assenze, le insufficienze, le distorsioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fare politica vuol dire rendere esplicita la propria collocazione e il proprio punto di vista; vuol dire vivere  i conflitti che, su queste o su altre questioni, dentro la società, si aprono e si apriranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' per questo che, con molta approssimazione e semplificazione, provo a dire la mia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comincio con la più dolorosa questione del lavoro e della precarietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo del lavoro è un mondo in grande difficoltà, pieno di sofferenze piccole e grandi: su questo non vi è dubbio. L'esistenza di milioni di lavoratori italiani è messa in questione dai processi di globalizzazione che facendo saltare i confini nazionali e le protezioni economiche e fiscali nazionali aprono a una tremenda competizione internazionale. Questa produce due effetti principali: bassi salari e precarietà (chiamata da altri flessibilità). Concordo quindi sull'analisi. Mi permetto però di osservare:&lt;br /&gt;1) la difesa dei nostri lavoratori rimane comunque una difesa dello status quo - e non la costruzione di una realtà migliore e più giusta che veda coinvolti oltre ai lavoratori italiani anche quelli cinesi, indiani, brasiliani, etc.. Le difese spesso - senza un progetto che rilanci - sono destinate, nella migliore delle ipotesi, ad arretrare; nella peggiore, a franare miseramente.&lt;br /&gt;2) la condizione di difesa non è la stessa per tutti: chi sta in una fabbrica tessile o meccanica è di gran lunga più esposto di chi lavora nel pubblico impiego o in alcuni servizi protetti. Questa condizione diseguale produce vantaggi e svantaggi: chi è sulla frontiera della globalizzazione è destinato a soccombere al ricatto "o così o me ne vado a produrre altrove"; chi sta nel comparto "chiuso" della nostra economia nazionale può continuare invece a difendere i propri diritti di lavoratore.&lt;br /&gt;3) I diritti o sono di tutti o non sono. Altrimenti sono solo privilegi - più o meno comprensibili.&lt;br /&gt;4) Ma la questione più radicale e decisiva ha a che fare con la centralità della condizione del produttore nella nostra società: è chiaro che, nell'attuale divisione internazionale del lavoro, noi Nord siamo destinati a contare sempre più come consumatori e sempre meno come produttori.&lt;br /&gt;La nuova centralità del lavoro sembra essere stata anch'essa delocalizzata in Cina, in India o altrove.&lt;br /&gt;Posso continuare a resistere. Ma non basta. Occorre avere un progetto di società e di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui vengo a un'altra delle questioni della piattaforma del 20 ottobre: la cittadinanza.&lt;br /&gt;Il concetto e il valore di cittadinanza non può e non deve essere solo un valore giuridico-formale. Occorre costruire (o ri-costruire) una cittadinanza sociale, economica, culturale.&lt;br /&gt;Lì dentro ci stiamo tutti: migranti e residenti; cittadini nuovi e vecchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse la nostra precaria condizione di produttori o di consumatori dovrebbe lasciare il posto alla nostra instabile condizione di cittadini. Su questo dobbiamo concentrare l'attenzione e l'agire politico. Su questo dobbiamo ricostruire la centralità del Politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra condizione cittadina sussiste prima e dopo il nostro essere produttori o consumatori (oltre quindi lo strapotere dell'economico nelle nostre vite). Basta pensare a quanto sia difficile riconoscere davvero la condizione dei giovani e degli anziani: condizioni di vita ridotte all'interno dell'attuale apparato sociale a "funzioni non produttive" e come tali problematiche. Schemi inumani e, per di più rigidi e studipi: il pensionato per definizione non è più "attivo" (cioè smette di produrre valore per la propria collettività); il giovane è per antonomasia "un problema", sia nella fase formativa che nella fase di inserimento lavorativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' un cambiamento logico di portata storica che ci obbligherebbe a rivedere radicalmente i nostri diritti e anche le nostre battaglie.&lt;br /&gt;Una di queste, fondamentali, sarebbe il diritto a un reddito minimo di cittadinanza.&lt;br /&gt;Proviamo a pensare come cambierebbero immediatamente le cose: si aprirebbe uno scenario radicalmente diverso rispetto all'attuale condizione di precarietà e alle fragilità del nostro diritto ad avere condizioni dignitose di vita (abitare, nutrirsi, vestirsi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire da questa sicurezza, da questo nuovo welfare, qualsiasi precarietà lavorativa potrebbe essere affrontata dotando ognuno di noi di un inedito grado di libertà (ad esempio, il diritto a licenziarsi da un lavoro poco gratificante, mal remunerato, inadatto alle proprie capacità e aspirazioni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa nuova centralità della cittadinanza ridurrebbe anche lo stesso strapotere del soggetto consumatore: il nostro diritto a esistere non potrebbe più essere delegato alla nostra capacità di consumare (il diabolico meccanismo per cui contiamo per quanto consumiamo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavoro, diseguaglianze sociali e cittadinanza diventano qui una sola questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno ha sostenuto in questi mesi che essere davvero liberisti vuol dire essere di sinistra.&lt;br /&gt;Raccolgo la sfida: libertà di assumere e di licenziare, ma a patto che si assicuri a tutti un reddito minimo di cittadinanza (800 euro).&lt;br /&gt;Ma subito lo stesso diligente economista/liberista risponderebbe: ma questo non è possibile!!! Occorre rispettare i fondamentali dell'economia!! La nostra società non si può permettere questo lusso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io credo che questo "lusso" ce lo dobbiamo e possiamo permettere. Basta decidere di attaccare seriamente la rendita e i patrimoni feudali di questo Paese; basta decidere di introdurre, per finanziare in parte il reddito minimo di cittadinanza, un'imposta patrimoniale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno spettro si aggira per la casa della Sinistra: lo spettro della Patrimoniale!! Aveva fatto una fugace apparizione agli inizi degli anni '90 per scomparire definitivamente poco dopo.Chi l'ha vista?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle altre questioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laicità e Legalità sono due battaglie di civiltà. Vanno condotte con determinazione sapendo che non si cambia un Paese in pochi anni. Ma, prima o poi, bisognerà pur cominciare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non lo farà certo il Partito Democratico che vuol comporre l'incomponibile; né lo faranno i giustizialisti di turno, né i "giovani politici" d'assalto ( di cui purtroppo è pieno anche il Governo Prodi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ambiente e Pace sono questioni globali, planetarie: come tali vanno affrontate rendendo la battaglia politica su questi temi sovranazionale. Nessuna nuova Politica è possibile se continuiamo a ragionare dentro i nostri angusti confini, per ottusità o per comodo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con queste idee in testa andrò alla Manifestazione del 20 ottobre.&lt;br /&gt;So che avrò accanto molti che non condivideranno questa impostazione: alcuni per paura, altri per difesa della loro condizione particolare (di sindacalisti, di dipendenti pubblici, di lavoratori interinali, etc..).&lt;br /&gt;Ma occorrerà prima o poi guardarsi negli occhi e dirci che senza un linguaggio comune, senza una disponibilità a ripensare radicalmente la Politica e la nostra società, senza un terreno di intesa su poche (forse solo una) questioni comuni, qui non andiamo da nessuna parte.&lt;br /&gt;Anzi peggio, saremo, parafrasando un "intelo" francese, i nuovi naufraghi del Pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attendo vostri commenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;State bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro Pizzo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-7618575036159237055?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/7618575036159237055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=7618575036159237055' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7618575036159237055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/7618575036159237055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/10/prendere-posizione.html' title='Prendere posizione'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5366200768425584356</id><published>2007-07-25T11:13:00.000+02:00</published><updated>2007-07-25T11:41:17.093+02:00</updated><title type='text'>A proposito di "scoasse"</title><content type='html'>Giampietro segnala l'articolo "Una storia di rifiuti buoni" pubblicato questa settimana su Internazionale (n.702 del 20/26 luglio 2007).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice Salvatore Aloise*:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"A Mercato San Severino non ci sono cassonetti per strada. E tanto meno cumuli di immondizia sui marciapiedi. Eppure siamo in provincia di Salerno, in quella Campania alle prese, da anni, con il problema dei rifiuti. Niente odori nauseabondi. Niente incendi notturni. (....)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A dire il vero, qualche campana gialla per la raccolta del vetro si vede. Al comune spiegano, però, che ne hanno lasciata qualcuna perché raccogliere il vetro in casa è rischioso. Per il resto, i cittadini devono tenere in casa la spazzatura dopo averla suddivisa. Poi, secondo una precisa turnazione, si mettono fuori dalla porta i sacchetti di diversi colori. La nettezza urbana prevede a raccoglierli. Non solo. Il cittadino mette un codice a barre sui sacchetti e i netturbini lo registrano. Il codice serve a determinare la parte variabile dell'imposta comunale sulla spazzatura. Chi più differenzia è premiato: la bolletta cala. Si può anche andare con i propri sacchetti, sempre nei giorni prestabiliti, al Centro raccolta, dove i rifiuti vengono pesati. In questo caso scatta un ulteriore bonus. "Nella nostra famiglia, anche i bambini lo sanno: i vasetti di yogurt vanno in un sacchetto, le lattine in un altro, il cartone del latte in un altro ancora", spiega la signora Giovanna, orgogliosa di dare il buon esempio. "Basta poco", incalza Mario. "Un po' di attenzione e possiamo contribuire tutti a tenere pulita la nostra città". Basta poco.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dal 2001, Mercato San Severino è diventata così una specie di isola felice che riesce a fare  più del 60 per cento di raccolta differenziata. Poco nota, come quel centinaio di altri comuni campani che, nonostante tutto, riesce a stare nella media del 35 per cento, come previsto dalla legge. "Anche  nei momenti peggiori della crisi, qui siamo sempre riusciti a tenere sgombri i nostri marciapiedi",  racconta Giovanni Romano, oggi vicesindaco, che è stato sindaco per due mandati e ha ideato il sistema. Il successo lo spiega in poche parole. Fare la raccolta differenziata poteva funzionare solo responsabilizzando i cittadini. "Con i cassonetti per strada no, siamo tutti troppo pigri". (....)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;* &lt;span style="font-size:78%;"&gt;Salvatore Aloise è corrispondente della rete televisiva franco-tedesca Arte e collabora con il quotidiano Le Monde. Nato in Italia e cresciuto in Francia, è a Roma da diciannove anni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Giampietro dice: anche questa è Italia. L'ipotesi "senza cassonetti è meglio" non è poi così impossibile. Rimane la questione del come consegnare quando si è single, pendolari, "anomali" nei tempi e ritmi di vita. Ma basterebbero dei centri di raccolta aperti con orari flessibili...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5366200768425584356?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5366200768425584356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5366200768425584356' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5366200768425584356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5366200768425584356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/07/proposito-di-scoasse.html' title='A proposito di &quot;scoasse&quot;'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4565395259922178280</id><published>2007-07-18T18:55:00.000+02:00</published><updated>2007-07-18T18:58:41.736+02:00</updated><title type='text'>Indice Verbale 7 luglio, Villa Groggia</title><content type='html'>Alcune presentazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: metodo conduzione riunione, verbale, chiarimenti&lt;br /&gt;Blog, semplice e essenziale, se qualcuno vuole può modificarlo.&lt;br /&gt;Pagine aggiuntive, post, contributi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il verbale diventa una base di discussione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S: metterei le cose insieme. Fare il verbale è noioso, meglio forse degli indici di intervento su cui la persona stessa può inserirsi e completare, come diceva anche Lino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria: l’altra volta già si diceva che il blog è interessante anche per tornare indietro e seguire il processo. Scrivere anche quello che ci rimane impresso detto da altri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: dovremmo completare la lista inserendo le persone e gli indirizzi che mancano&lt;br /&gt;Ho una perplessità: se c’è la pigrizia gli indici di intervento rimangono vuoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cristina: ma poi ci mancherà il dibattito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario: proviamo oggi. Per le persone che leggono “da fuori” è un modo di veder crescere e svolgere il dibattito. Le riunioni potranno essere uno dei momenti del gruppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lino: ma non si semplificano le cose. Forse il verbale è utile farlo a turno. Obbiettivo di crescita politica e utile per gestire le uscite pubbliche, serve per essere pronti, per avere la capacità di gestire il confronto, garanzia che non è riducibile ad una sintesi caduta nel “solito” gruppo e non di ricerca politica con garanzia di indipendenza individuale. Domande pubbliche e percorso di analisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria. Formulare meglio per renderci operativi&lt;br /&gt;In forma sintetica e chiara&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Yasser: io potrei avere problemi a scrivere sul blog, forse anche per pigrizia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: continuo a pensare che sia meglio il principio di addizionalità verbale più blog per lasciare ognuno libero di intervenire nei modi, “alfabeto di socialità”, modi di comunicare e interagire pubblico&lt;br /&gt;Rifiuti, che fare? Dentro e fuori dal gruppo, nel processo si danno le risposte. Il convincimento interno porta a uscire: Gramsciano collettivo che diventa fatto sociale.&lt;br /&gt;La logica del partito porta alla crisi della politica. Sulle pensioni allargamento sociale interessante. Il peso del tempo è determinante in politica..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Yasser: vorrei chiarire la mia posizione sul verbale: meglio un verbale “alleggerito”, conciso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: ribadisco il principio di addizionalità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario C.: ermeneutica del verbale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: ripresa questione rifiuti come “carico ambientale” diceva Mario S. Produzione dei rifiuti collegato allo stile di vita. Basta governare gli stili di vita per cambiare?&lt;br /&gt;Laboratorio Venezia : componente indigena più componente turistica&lt;br /&gt;Città de-territorializzata&lt;br /&gt;governo del territorio&lt;br /&gt;gestione degli spazi pubblici&lt;br /&gt;dimensione dentro e fuori&lt;br /&gt;cassonetti si o no?&lt;br /&gt;E la domenica?&lt;br /&gt;Tempistica: intervento di un “esterno” (Santi e/o Viale), formulazione di domande&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabrina: ritengo che bisognerebbe unire l’uscita pubblica con l’intervento dell’esperto e coinvolgere l’amministrazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario C.: per il contraddittorio? Meglio uscita pubblica con esperto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: 1° momento con un esperto, un tecnico, importante ma come fatto interno. Non sono d’accordo sul definire buona amministrazione/cattiva amministrazione. Questo è politico, non tecnico.&lt;br /&gt;2° momento con chi fa politica, amministrazione, con domande, idee, non rivendicazioni&lt;br /&gt;3° momento con il coinvolgimento della cittadinanza. Non delegare per non produrre conflitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cristina: non intervenire con conflittualità, sono d’accordo per evitare le solite dinamiche.&lt;br /&gt;A Napoli ho degli amici organizzati che scrivono un giornale di quartiere&lt;br /&gt;Formule di conoscenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto: Cambieresti, per esempio. La città ha risposto ma poi, dopo otto mesi, è praticamente tutto finito. Rifiuti e risparmio energetico per un discorso più generale.&lt;br /&gt;Scopo degli incontri.&lt;br /&gt;Politica e tecnica.&lt;br /&gt;Costi di Venezia centro storico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andreina : credo che Cambieresti non abbia funzionato perché la cittadinanza non ci credeva veramente, perché l’idea partiva comunque dall’amministrazione, non viceversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gigi: all’inizio c’erano anche dei controlli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S: la raccolta è difficile se non condivisa dai cittadini&lt;br /&gt;Tentativo di passare da argomenti “alti” nazionali e locali&lt;br /&gt;Pensioni-rifiuti-stili di vita-TFR&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: Socialità / Solidarietà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S.: particolarità di Venezia : apertura collettiva e sovrapporsi di società in un centro storico turistico: residenti, pendolari, studenti, turisti&lt;br /&gt;Venezia laboratorio sperimentale. Stili di vita intrecciati e rapporto tra loro.&lt;br /&gt;Operazione ribaltamento. 1000 kg/p./anno di rifiuti: come far rendere economicamente a ogni famiglia il rifiuto&lt;br /&gt;Formalizzare il premio per il recupero al cittadino attento a trasformare il rifiuto in ricchezza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lino: questione obiettivo del gruppo: tra politica, amministrazione e cittadinanza esistono comportamenti.&lt;br /&gt;Scarichi di “rovinacci”, colline nuove in laguna, responsabilità politiche e amministrative.&lt;br /&gt;Esiste una cittadinanza molto attiva: gondolieri, motoscafisti..&lt;br /&gt;Nuovo tipo di socialità, qui un gruppo di dibattito, non necessariamente in contrapposizione con l’amministrazione. Crescita della cultura politica. Nei verbali si legge la crescita.&lt;br /&gt;“Uso dell’esperto”&lt;br /&gt;educazione e educabilità, sostituire con politica pedagogia, valori della costituzione, assunzione di responsabilità sociale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: sforzo del pensare diversamente&lt;br /&gt;La città come campo di battaglia/ abbandono alla realtà isolata di consumatore. Fatto comunicativo.&lt;br /&gt;Scambiatori di valore: discarica trasformata&lt;br /&gt;Produzione di merci / rifiuti&lt;br /&gt;Approvvigionamenti delle città&lt;br /&gt;Economia dell’imballaggio con interessi rilevanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S.: non ci sono le condizioni per smaltire: un trasloco, per esempio o rovinacci..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: ma non sanzioni, legalità e omertà perché se c’è un eccesso di norma ognuno di noi diventa “abusivo”.&lt;br /&gt;La raccolta differenziata è difficile e spesso innesca una socialità negativa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria: diversità di comportamenti in Canada, in Italia, rispetto alla legge&lt;br /&gt;Elite canadese&lt;br /&gt;Imprese italiane e gestione del territorio&lt;br /&gt;In Italia si può lavorare sui “difetti”, perché gli italiani sono positivi e vivi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto: modello veneto dell’impresa&lt;br /&gt;Territorio e diversità&lt;br /&gt;Esempio di Berlino, rispetto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lino: si al principio del no alla sanzione, ma è impraticabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: efficacia&lt;br /&gt;In Sicilia stato parallelo:mafia, codici diversi&lt;br /&gt;Camorra: esplosione della società&lt;br /&gt;Veneto: antistatalità, stato foresto&lt;br /&gt;Occorre arrivare a pensare:”stato è bello”, “pubblico è bello”&lt;br /&gt;Contrastare il comportamento lesivo degli interessi pubblici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario C. : agire politico, concretamente, per arrivare alla cittadinanza. Esercizio di comunicazione ampia, efficacia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria: parlare con le persone anche singolarmente, nella vita quotidiana: non delegare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: cristallizzazione delle idee&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabrina: piuttosto che andare verso la città con idee è meglio ribaltare: domande alla cittadinanza, inchieste, questionari, interviste, provocazione e slogan per smuovere le coscienze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: malinteso: iniziativa del comune per sentire la cittadinanza&lt;br /&gt;E’ necessario sovrapporre i livelli&lt;br /&gt;Sanzioni/incentivi&lt;br /&gt;Legalità/illegalità&lt;br /&gt;Scrivere delle domande&lt;br /&gt;Scrivere anche per il “lancio” una comunicazione/lettera aperta alla cittadinanza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gigi: rifiuto bello?!?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S.: si, bello&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cristina: esempio di riciclo bello alla Biennale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S. : negozi di abiti usati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lino: una moda?&lt;br /&gt;Controllo sociale sulla vita quotidiana&lt;br /&gt;Politica per essere protagonisti con gli altri.&lt;br /&gt;Piattaforme di interscambio&lt;br /&gt;Dono: necessità ecologica&lt;br /&gt;O si agisce o si aspetta che diventi appetibile per qualche lobby&lt;br /&gt;La dimensione dell’inchiesta è capitale&lt;br /&gt;Relazione con la gente e comunicazione quotidiana&lt;br /&gt;Trasformazione con interventi paralleli e non verticali&lt;br /&gt;Senso del rispetto pubblico, non delega alla casta&lt;br /&gt;Sottrarsi a meccanismi di potere, sottrazione al mercato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gigi: problemi di comunicazione.&lt;br /&gt;Apertura agli amici ma poco interesse&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cristina: molto interesse se non si cade in “partitica”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto: anche nel P.D. scontento per verticalità politica e partitica&lt;br /&gt;Occorre cambiare il punto di vista&lt;br /&gt;La tecnica può sposare la politica per velocizzare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: prima della soluzione tecnica ci sono scelte politiche pubbliche&lt;br /&gt;Dove è scritto che dobbiamo correre?&lt;br /&gt;Progetti di società veneziana&lt;br /&gt;Scelte su città e società&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S: comunicazione e espansione per cerchi. E’ difficile spiegare agli amici quello che facciamo,&lt;br /&gt;invito&lt;br /&gt;nel continuo spiegare agli altri c’è crescita continua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto: è difficile intercettare la cittadinanza se non su questioni concrete. E soluzioni.&lt;br /&gt;Oggi non si può ancora saltare la gente comune e le loro esigenze concrete&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria: cultura dell’economia e non della politica&lt;br /&gt;Cambiare atteggiamento e modalità, creare e non accettare.&lt;br /&gt;Non proposte concrete, meglio modalità da condividere, meglio su come fare e non necessariamente fare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: il processo di bilancio sociale&lt;br /&gt;No tecnica senza pensiero&lt;br /&gt;La politica non ha riflettuto su quanto ha fatto&lt;br /&gt;Non sono d’accordo sulla necessità di rispondere subito a questioni concrete senza visione ampia&lt;br /&gt;Egoismo contro ragionamento sociale&lt;br /&gt;Il valore non è solo economico&lt;br /&gt;Ribaltare il discorso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto: Sento un rifiuto ideologico verso la tecnica&lt;br /&gt;Il futuro della città&lt;br /&gt;la politica di oggi non è contrapposta a quella del futuro&lt;br /&gt;soluzioni concrete e politiche&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S: le soluzioni tecniche possono essere le migliori del mondo e lo sono il Mose, il Passante, ma non risolvono il conflitto e anzi diventano fallimenti politici enormi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto: occorrono soluzioni tecniche condivise&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria: particolarità di Venezia&lt;br /&gt;Valorizzazione, non tecnica ma visione politica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: Alla politica è d’obbligo dichiarare un progetto di città&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario C.: come usciamo da qui? Si incastra il problema operatività&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvia: Un atteggiamento unico per tutti i problemi affrontati&lt;br /&gt;Predisposizione alla discussione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: Esperto, domande, ipotesi di lavoro&lt;br /&gt;Interessare la cittadinanza&lt;br /&gt;Per esempio sull’acqua-bene pubblico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario C.: eccessiva destrutturalizzazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fernando: pratiche di comunicazione e condivisione importanti&lt;br /&gt;Non si può fare a meno di arrivare al confronto con la politica istituzionale&lt;br /&gt;Giochi fatti&lt;br /&gt;Blocchi di potere&lt;br /&gt;Rischio di muoversi bene sul piano delle intenzioni e poi non incidere.&lt;br /&gt;I giochi sono già fatti: sub-lagunare, people-mover&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria: bisogna incidere sull’approccio generale, non è pensabile sui singoli temi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giampietro: una strada obbligata con bagaglio leggero e senza zavorra vincolante.&lt;br /&gt;Percorsi autonomi impattanti&lt;br /&gt;Cercare alleanze?&lt;br /&gt;Mancanza di informazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario S: forse arriveremo tardi.&lt;br /&gt;Vesta vuole cambiare: il bilancio è di colpo risanato, c’è un cambio previsto.&lt;br /&gt;Ci prenderà in contropiede.&lt;br /&gt;Ho lavorato con il Consorzio Ve Nuova.&lt;br /&gt;Il conflitto sociale spaventa: bastano 20-30 persone determinate per bloccare un cantiere.&lt;br /&gt;Le informazioni si trovano, anche noi le possiamo avere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maria: vorrei conoscere meglio i dati su residenti e abitanti, sui flussi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fernando: esistono buone pubblicazioni, di Casarin, per esempio o del Coses.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4565395259922178280?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4565395259922178280/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4565395259922178280' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4565395259922178280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4565395259922178280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/07/indice-verbale-7-luglio-villa-groggia.html' title='Indice Verbale 7 luglio, Villa Groggia'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-8976278207452244004</id><published>2007-07-11T08:21:00.000+02:00</published><updated>2007-07-11T08:25:39.941+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Eugenio inserisce il seguente articolo come spunto di riflessione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La paga&lt;br /&gt;Furio Colombo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giovane tatuato e abbronzato di nome Fabrizio Corona attraversa l’inquadratura delle nostre televisioni e tutti gli spettatori sanno, di colpo, che è lui l’eroe del nostro tempo. Come fare a dirlo? Semplice. È ricco. Non ha mai lavorato. Ha colto con prontezza alcune buone occasioni (fotografare e poi ricattare), ha saputo farlo presto (da giovane) con le persone giuste (ricattabili) nel momento più adatto, mentre l’Italia, spaventata dal lavoro precario, dalle pensioni incerte e affascinata dalla ricchezza esentasse, guarda verso il solo valore a cui vale la pena di guardare: il danaro, purché sia molto. E se in mezzo c’è la disavventura della prigione, perché non prenderla come una «isola dei famosi», il luogo da cui passano brevemente (e per poco) con sfacciata spavalderia, tutti coloro che non sanno che farsene della buona reputazione e del vecchio e superato privilegio di essere incensurato, a confronto con una solida agiatezza?&lt;br /&gt;Sono tutti coloro che non dovranno mai sedersi con Padoa-Schioppa per sapere se, quando, con quanto andranno in pensione, dopo trentacinque o quarant’anni di noiosissimo, ripetitivo e magari usurante lavoro e di versamento regolare (se nel tuo piccolo sei fortunato) dei contributi previsti dalla legge, che adesso tutti definiscono «inadeguati» ma che a te portavano via quasi metà della paga. Fabrizio Corona non è solo. Lui e la sua bella ragazza non vivono nel vuoto. Quando non insultano il giudice - un impiegato statale che ha osato interferire con la loro splendida vita - entrano in un’altra inquadratura, dove c’è Lele Mora e una corte di gente giovane, ricca, esentasse, un nuovo festoso presepio a bordo piscina in cui il nuovo Gesù bambino è un pacco di milioni. Per capire Lele Mora e Corona e la nuova Italia delle «Veline» che si presentano per approvazione fisica a certi portaborse di personaggi della Farnesina (ai tempi di Berlusconi) prima di arrivare in Rai, bisogna passare attraverso la sinistra «moderna» di Ichino e Tito Boeri.&lt;br /&gt;Passare cioè attraverso un percorso in cui il duro giudizio per il lavoro (“fannulloni”) e l’irritazione per ogni esitazione a tagliare tasse e pensioni sta spostando tutto il peso, tutta la attenzione su qualunque modo non regolare di guadagnarsi la vita.&lt;br /&gt;Ormai sappiamo che in ogni treno, invece di due ferrovieri ce ne può essere benissimo uno solo, e - per giunta - con un piede sempre su un pedale con cui dimostra di essere sveglio e attento. Se toglie il piede, interviene la direzione.&lt;br /&gt;Ormai sappiamo che, da una parte della vita, una serie di nuove leggi molto lodate come “moderne” preferiscono definire il lavoro come una serie successiva di gabbie di precariato o, come dicono certe volte con linguaggio benevolo, “di lavoro a progetto”. E, dall’altra parte, coprono di vergogna gli anziani che vorrebbero staccare dopo 35 anni o 40 anni di effettivo lavoro; si fa del sarcasmo facile sul lavoro usurante (mimando timbri e sportelli) e si accusano i vecchi di bloccare, con la loro pretesa alla pensione - e magari a un po’ più di pensione - la strada ai giovani. Lo si rimprovera a loro, non a chi - in passato - ha governato male il paese, non a chi ha gestito male o liquidato o svenduto le imprese.&lt;br /&gt;Allora l’immagine di Corona, che alla sua giovane età, circondato di ragazze svestite, con foto e ricatti e allegria e libera impresa ha già accumulato milioni (di cui si vanta senza che sia mai stato verificato il suo status fiscale) diventa l'immagine dell'eroe del nostro tempo. Non vorrai entrare nella gogna del precariato, passare la vita da fannullone ed affrontare una vecchiaia in cui ti ingiungono di restituire come un maltolto un po’ di anni di vita e un po’ di pensione?&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;Ho rispetto e attenzione per il prof. Ichino e per il prof. Boeri, e so benissimo che esistono i “fannulloni”. Esistono, quando è possibile (ma - diciamo la verità - meno che in altri settori e livelli sociali della vita) nel lavoro salariato e stipendiato. Perché ho detto «meno che in altri settori»? Credo che la risposta sia evidente: nel lavoro retribuito con paga o salario ci sono più controlli che per Tronchetti Provera. Dubito, per esempio, che ci siano “fannulloni” nel settore privato. E domando a Ichino: quanti “fannulloni” ci saranno nel settore pubblico della Agenzia delle Entrate se c’è stato, in un solo anno di attenzione di governo, un aumento così drammatico del gettito fiscale, un aumento grande abbastanza da cambiare in parte (disgraziatamente con infinita discussione ed estenuante indecisione) i piani prudenti di questo governo? Sappiamo tutti di disfunzioni del settore pubblico come le liste di attesa degli ospedali. Ma ogni indagine, anche privata e accurata, accerta clamorose colpe organizzative delle direzioni generali e delle Regioni. E anche una clamorosa insufficienza di personale e di fondi. Abbiamo tanti scandali di malasanità in Italia,ma non quello del personale sanitario che fa festa al bar mentre i pazienti attendono nelle famose liste di attesa.E non abbiamo alcun sistema per identificare e premiare i bravi. Eppure i bravi ci sono. Sono gli impegnati, i volontari del proprio lavoro pubblico che restano in ore non pagate e tornano in giorni non previsti. Devono esserci, se in un sistema pubblico così disarticolato da sovrapposizioni di leggi, brusche variazioni di orientamento politico, strani regolamenti mai aboliti e sindacati accusati di tutto, la durata della vita umana in Italia è un po’ più lunga che in America.&lt;br /&gt;Vorrei essere chiaro. Ogni contributo a migliorare uno Stato malandato e una burocrazia così ossessiva e radicata nel costume che - appena possibile - si riproduce, come un incubo da fantascienza, anche nel settore privato, è utile, importante, urgente, specie se viene da fonti esperte di strutture complesse e capaci di semplificazioni organizzative.&lt;br /&gt;Ma ecco da dove viene un problema grave che - anche nei dibattiti di sinistra - sta inquinando la vita politica e persino i passaggi logici delle mille discussioni che si accendono su come cambiare il futuro. Si sovrappongono due leggende che cercherò di ripetere qui, e di chiarire.&lt;br /&gt;La prima è un percorso soggettivo che addita individui colpevoli. Sono i “fannulloni” di Ichino, sono coloro che “pretendono” di andare in pensione troppo giovani (o secondo i loro comodi) nelle riflessioni di Tito Boeri. È strano come gli esperti e autorevoli “discussant” (come si dice nelle tavole rotonde anglosassoni) non vedano la futilità di disegnare la scena del lavoro e quella della fine del lavoro a partire dalla trovata di creare una gogna per il “fannullone” e una gogna per il lavoratore in fuga verso la pensione.&lt;br /&gt;È strano, perché nessuno troverebbe di buon gusto dire che i commercianti fischiano Prodi e Visco perché non vogliono pagare le tasse. Diremmo subito che fischiano - santo cielo - perché pagano troppe tasse. Al piccolo imprenditore scontento diciamo che si deve prestare ascolto. È giusto. Ma ci intratteniamo volentieri con il mito del lavoratore “fannullone” e con il rito dell’operaio in cerca di via di fuga, attraverso la pensione, dalla ripetizione infinita degli stessi gesti quotidiani, come se si trattasse di intere categorie di profittatori ben accasati dentro fabbriche e uffici, sotto una pioggia di benefici a cui, anche adesso che la festa è finita, non intendono rinunciare.&lt;br /&gt;Strano anche che questa “festa finita” non impedisca di promettere prontamente nuove, ulteriori facilitazioni alle imprese (giusto, se è possibile facciamolo subito) e consigli un rispettoso e attento ascolto dei fischi e dei boati dei commercianti, artigiani, professioni liberalizzate in rivolta (certo che si deve ascoltare, e sanare subito eventuali errori e ingiustizie).&lt;br /&gt;Ma se si tratta di lavoratori che si allarmano (dopo decine di convegni e centinaia di telegiornali) sul crollo del sistema previdenziale e sul costo del lavoro, sempre eccessivo- ci dicono- dal 1950 ai giorni nostri, e se si allarmano e protestano, e se, protestando mettono in moto i sindacati, subito si parla, nell’ordine: di sindacati conservatori, di rigurgiti massimalisti, di politica di estrema sinistra o di sinistra antagonista. Eppure la difesa del lavoro non è mai stata di estrema sinistra o di sinistra antagonista, ma soltanto di sinistra. È sempre stata ben dentro le strutture democratiche nelle quali chi lavora vuole continuare ad avere diritto di rappresentanza e di parola. Questa sinistra infatti sa benissimo che accanto alle teorie totalmente liberista del Nobel Milton Friedman - che ispira economisti di destra come Martino e Tremonti,e anche un po’ di riformatori- ci sono le voci del Nobel Joseph Stieglitz, del docente di Princeton Paul Krugman e, in Italia, dell’amato e rimpianto Sylos Labini, che - in difesa del lavoro - hanno avuto a hanno ancora molto da dire.Hanno da dire - soprattutto - che sul lavoro, e non sulla finanza, si fonda la democrazia e quella speciale forza della democrazia che viene dalla partecipazione e dal consenso.&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;C’è poi una seconda leggenda che circola negli infaticabili convegni economici sempre dedicati alla “festa finita” per le donne e gli uomini del lavoro quotidiano e del reddito fisso che credevano di meritare un po’ di pace, ma che alla “festa”(che adesso è finta) non sono mai stati invitati. Citerò la leggenda con le parole di Michele Salvati (Il Corriere della Sera, 30 giugno): «È l’alternativa statalista e socialdemocratica vicina alle posizioni del sindacato e delle grandi burocrazie, condivisa da coloro che ritengono che i problemi sociali si risolvono buttando soldi addosso. Insomma il “tassa e spendi” della nota caricatura della sinistra». Tutto ciò, secondo Salvati «sta nella pancia di buona parte del popolo di sinistra». Se intende dire che il popolo di sinistra è il popolo della gente che lavora e che dunque questa gente è un po’ ansiosa sulla continuazione del posto di lavoro e sulla pensione (che forse non sarà tanto presto e non sarà tanto grande) ed è un po’ pessimista, e non partecipa alle effervescenze del “Billionaire”, ha ragione. Ma potrebbe Salvati fare un esempio di governo “tassa e spendi” fra le democrazie industriali di oggi nel mondo? Potrebbe dirci se e quando, dai tempi del “New Deal” roosveltiano che ha posto fine alla grande depressione americana, causata da un mercato che non voleva regole, esistono (e dove) «coloro che ritengono che i problemi sociali si risolvono «buttando i soldi addosso»? Ha mai visto, in Italia, l’ospedale San Giacomo (Roma) o, in Usa, l’ospedale militare Walter Reid (Washington) dove i topi convivono con i feriti e i mutilati dell’Iraq? Perché parlare di un mondo che non esiste e intanto screditare ansie e fatti e realtà e paure del mondo del lavoro quotidiano che richiedono - se mai - grandi ripensamenti delle strutture organizzative, come ai tempi di Adriano Olivetti, piuttosto che gogna e sarcasmo per il “fannullone” (a proposito, si può essere fannulloni di propria iniziativa, dentro strutture bene organizzate, efficienti, ben dirette, che funzionano?) e ironia sul prendi e fuggi della pensione? Manca il quadro largo intorno al “fannullone”, subito diventato celebre, di Ichino. Ovvero la domanda “a monte” sulla organizzazione del lavoro e la sua efficienza in cui chi lavora è partner e non clown per la ricreazione dei riformisti doc.&lt;br /&gt;Manca la realtà nel paesaggio di Michele Salvati. Nessuno tira i soldi addosso a nessuno, perché i soldi sono nei tesoretti di Corona e Fiorani e Lele Mora, veri monumenti al valor civile del nostro tempo. I costi del lavoro li stabiliscono loro. La pensione, magari un po’ eccessiva, l’hanno già accumulata. E il resto è vita, ben documentata da giornali e telegiornali.&lt;br /&gt;I figli di quei poveri diavoli che adesso sono col cuore in gola in attesa di sapere se devono vergognarsi di andare in pensione prima dei sessantacinque anni (sempre che non siano stati già prepensionati a cinquanta anni dalle loro pregiate ditte in successive operazioni di “snellimento” che hanno risanato centinaia di aziende e zavorrato pesantemente l’INPS) adesso, quanto a modello per il futuro, sanno dove guardare. Certamente non vorranno cadere nella trappola del lavoro, della paga, della pensione. Se non ci occupiamo del destino di chi lavora che, alla fine, se tutto va bene va in pensione con un minimo di rispetto e di dignità, Fabrizio Corona sarà il nuovo modello per la prossima Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;furiocolombo@unita.it&lt;br /&gt;Pubblicato il 08.07.07&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-8976278207452244004?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/8976278207452244004/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=8976278207452244004' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8976278207452244004'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/8976278207452244004'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/07/eugenio-inserisce-il-seguente-articolo.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-6294956637123845754</id><published>2007-06-27T18:16:00.000+02:00</published><updated>2007-06-27T18:27:18.071+02:00</updated><title type='text'>Verbale Incontro del 23.06.2007 - Villa Groggia</title><content type='html'>&lt;p&gt;In apertura vengono fatte alcune osservazioni sulla mail di Laura, al proposito si osserva che il blog dovrebbe costituire la sede naturale dove presentare osservazioni, suggerimenti, critiche offrendole così all’attenzione collettiva e dove ,nel caso lo si ritenga opportuno, intervenire con emendamenti e integrazioni al verbale stesso, se non con interventi veri e propri in maniera tale da assicurare e garantire pluralità e partecipazione critica alle discussiooni del gruppo. Si ritiene comunque di rimandare la discussione sulle osservazioni di Laura in un'altra occasione, nella quale come da lei stessa garantito sarà presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FERNANDO concorda e si impegna a riprendere il discorso in futuro alla presenza di Laura, da subito però sottolinea che il verbale è effettivamente incompleto, come è stato osservato , ho cercato, dice, di "stenografare" alcuni interventi che sembravano avere "più interesse". Ricorda che non c'era una vera e propria discussione in corso su un unico argomento ma piuttosto la riunione si rivelava dominata da un susseguirsi di interventi "in libertà". Ho cercato, prosegue, di rispettare"fedelmente" l'andamento della discussione: è lecito e opportuno integrare discutere ed emendare il verbale. Perché, si chiede, è sorta polemica sulle cose sostenute da Laura? Sembrava non fosse più una libera discussione ma si fosse invece insinuata una pregiudiziale ideologica in qualche modo. Esemplifica: è opportuno e giusto che in questo gruppo siano tutti compagni? Non stiamo fondando un partito. Teme ci si sia un po’ bloccati sulla discussione di “grandi sistemi”; anziché concentrarsi su questioni parziali molti hanno sentito il limite dello “schierarsi” che risorgeva in tutti noi. Forse bisogna controllare passioni e simpatie e concentrarsi sulle persona che si ha davanti, questo in risposta a CRISTINA che in precedenza aveva invitato a rispettare e accogliere con attenzione la passione espressa nello scritto di Laura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO bisogna proporsi come organismo che sa proporre e produrre qualcosa: anche sul piano personale bisogna concentrarsi ed esternare positività anziché negatività. E’ indispensabile sfuggire al rischio del gruppo che esprime conflittualità e contenzioso anziché aggregazione, Precisa che non si tratta di unanimismo: la passionalità è cosa importante ma deve garantire l’apertura all’altro, necessità perciò di regolamentazione. Il percorso deve essere garantito, chiaramente indicato e verificato rispettando tempi e sensibilità individuali per non entrare in rotta di collisione distruttiva. Richiama alla necessità di onestà intellettuale senza scordare che stiamo cercando originalità nella partecipazione e nell'agibilità politica. Abbiamo bisogno di alcune "regole della casa" che prevedano l'imprescindibilità di una discussione orientata e organizzata intorno a temi precisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CRISTINA ricorda che qualcuno ha dichiarato di voler partecipare azzerando il proprio pregresso vissuto politico; altri invece hanno esibito la propria storia. Deve essere comunque possibile rimanere insieme. Forse la mail di Laura può aprire la discussione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO COGLITORE la cultura di sinistra ha condotto a logiche di "schieramento" fine a se stesse. Bisogna invece costruire. Cattolici e destra “funzionano” e agiscono come gruppo. Fa alcuni riferimenti storici a destra e MSI volti a cogliere il valore della socialità tenuto in conto dalla destra e (pare di capire al verbalizzante che arbitrariamente conclude), sottovalutato dalla sinistra. Nella sinistra è carente una riflessione approfondita sul ruolo della borghesia italiana, prosegue infine introducendo la questione del “valori” e il rapporto con la sinistra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA chiede spiegazioni a proposito del termine "valori" e la relazione tra il termine stesso e il rapporto tra destra e sinistra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO sostiene che la destra ha saputo trasmettere valori condivisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO sostiene che vi è un ritorno del religioso che entra nella socialità in quanto la politica è fallita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FERNANDO il fascismo è l’unico modello di società che in Italia c’è stato, per questo la destra riscuote consenso: prima del fascismo c’era la borghesia che poneva la questione delle regole. Bisogna pensare a qualcos’altro che tenga insieme le persone e che sia diverso dalla ideologia. Trovare la formulazione di regole”condivise” per ricostruire modelli e forme di “socialità”. Invita però a non impegnarsi su questioni storiche di spessore tale da richiedere preparazione specifica e preventiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO ricorda l’importanza delle questioni poste da Mario C. ma invita a ritornare all’o.d.g.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO C. si dichiara d’accordo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO la scelta dei due temi da discutere oggi rimanda all’immediatezza: “scoasse” e pensioni. Volevo costruire, dice, due banchi di prova sia rispetto al decalogo sia rispetto al fatto se un pensiero e un'azione politica originale è immaginabile. Entrambe le questioni, nella loro immediatezza e apertura al futuro, pongono la questione della prospettiva e delle strategie che implicano. Come, ad esempio, proiettare l’azione politica sintetizzata dal tema delle pensioni in una solidarietà/scontro tra interessi generazionali? Come, sul tema dei rifiuti, enucleare la responsabilità individuale nella produzione di scoasse e, allo stesso tempo, mettere al centro lo scontro che si apre tra il proprio spazio privato – rifiuti personali- e lo spazio pubblico che tendo a riempire con le mie scoasse? Vi sono implicazioni di carattere ascendente e discendente, di valori, di pensiero e di misura con i valori. Se mi misuro con valori di destra: pensioni agli italiani: sì ,agli immigrati: no; analogamente, rifiuti in Italia no, all’estero sì. Allora come si pone il tema dell’uguaglianza nei conflitti generazionali? La rivendicazione verso l’alto è facile, verso il basso è più difficile. Chi discute delle pensioni oggi? I sindacati, gli occupati e i pensionati, quindi strati sociali che difendono in definitiva se stessi. Necessità invece di pensare diversamente, sgombrare i luoghi comuni sia dal primo che dal secondo tema. Pensioni: che si “tocchino” i 57 anni è di destra o no? Scoasse in fondamenta che significa? Dobbiamo sbloccare la mente nell’affrontare questi temi: se il gioco funziona allora troviamo nuove regole. E’ necessario essere coscienti che nella discussione ci si deve aprire a monte e a valle seguendo un metodo che cristallizzi un ordinato pensiero politico e una rigorosa applicazione pratica dei singoli temi.&lt;br /&gt;Va distinto tra dimensione dell’interesse personale e quella generale.&lt;br /&gt;La discussione deve essere libera, occorre pensare in modo diverso e cogliere le implicazioni; verificare oggettivamente le proposte che emergono. Ricorda come esempi di questioni pratiche da trattare ma le cui implicazioni sono connesse a grandi temi : le pensioni che si pagano con risorse del bilancio pubblico, l’invecchiamento della società, il lavoro usurante e la ricerca di criteri di definizione. Le nostre ipotesi di lavoro devono essere fondate su dati oggettivi. Dobbiamo essere capaci di formulare domande per “guidare” l’esperto; e poi, quando ci presenteremo alla cittadinanza, dovremo avere capacità di confronto e apertura alla dimensione pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO C. osserva che il cittadino si sente ancora tale ma sono saltate le relazioni sociali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CLAUDIO le persone sono isolate guardano al proprio interesse personale, soffrono di una mancanza di socialità di relazioni di senso, come andare oltre l’interesse personale e ad esempio versare la spazzatura nei luoghi appositi si chiede&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FERNANDO come superare il particolare? Ricorda che a Venezia la quantità di rifiuti prodotta dal turismo è enorme; questo è un fatto che non può essere trascurato quando si sottolinea l'importanza dell’intervento testimoniale; occorrono regole che vanno trasmesse e condivise. A scuola, ad esempio, i rifiuti vengono trattati in maniera totalmente indifferenziata......Introduce il tema della legalità, le illegalità vanno documentate e sanzionate. Ci deve essere vigilanza e sanzione conseguente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA l’organizzazione è importante, sostiene, quanto la contravvenzione; ricorda l’ordine di raccolta delle RSU che ha conosciuto quando abitava ad Anversa dove non si può buttare immondizia per strada se non una volta alla settimana; ci si occupa da sé delle proprie “scoasse”, il sistema funzionava in termini di autocontrollo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LIA andrebbe proposta la raccolta differenziata da parte degli EE.LL. in primo luogo nei luoghi pubblici scuole, spiagge, invece ciò non avviene; in tal modo gli Enti Pubblici vengono meno ad una funzione che dovrebbe assumere un valore educativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO sogna una società dove non esista la multa; questa infatti implica l’esistenza di un soggetto esterno altro deputato ad intervenire nella repressione e sanzione e pertanto condannato a costruire, per reazione, omertà e solidarietà negativa. Invece si dovrebbe aspirare a produrre solidarietà sociale collettiva: questo è un disegno opposto. La priorità consiste nel ricostruire spazio pubblico liberato dalle scoasse, ripristinando il criterio della “vicinanza" che abbiamo perduto e che ci condanna a commettere atti di lesa socialità con la speranza di non essere sorpresi dai vicini. E’ la solidarietà territoriale che manca. Un dubbio: i cassonetti sono utili o invece concentrano merda nello spazio pubblico? Dove è finita la rete di solidarietà che si tesseva da rapporti di prossimità sociale, come avveniva nel passato? E ancora. Il sistema di raccolta dei rifiuti non può essere uguale per tutti i cittadini. Il rapporto con gli operatori turistici e la loro mole di scoasse abnorme va affrontato in termini di comunicazione; bisogna infatti intervenire nell’immediato e risolverlo nello spazio in cui ci si trova a vivere e operare. L’immediatezza e la necessità di costruire attorno alle scoasse un discorso sulla salute e sull'igiene in senso lato. Altro tema: il differenziato come elemento di controllo della produzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CRISTINA ricorda le difficoltà dell’educare all’ambiente a scuola così come ricorda che i primi cassonetti venivano gettati in canale o incendiati, ad opera di vandali. Nella scuola avviene la raccolta differenziata della carta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ELENA la comunicazione è fondamentale come veicolo e strumento di controllo; il tema è stato anche divulgato e tratto da spettacoli comici promossi da VESTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO è giusto che la domenica sia considerato giorno di straordinario per gli spazzini? In tal modo per evitare maggior carico di spesa la città non viene pulita. E’ ancora compatibile una simile organizzazione del lavoro in una società moderna e complessa? E’ possibile pensare di affrontare e nei limiti del praticabile risolvere la questione? Il tempo e i tempi sono cambiati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SILVIA manteniamo i vantaggi della vecchia organizzazione del lavoro che garantisce un giorno di riposo, il cassonetto garantisce il singolo che non ha tempi coincidenti con quelli della raccolta programmata che presuppone la presenza in casa di qualcuno per accogliere lo spazzino, ma con gli immigrati che non differenziano come fare? E con i rifiuti speciali, informatici elettronici et similia? Che cosa prevedono le normative europee, ci siamo dentro noi? Devo riempirmi la casa di "cartucce" esaurite?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO ci sono esercenti che usano bicchieri e stoviglie di plastica per evitare il lavaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO SPINELLI maleducazione storica dei veneziani che buttano le scoasse in canale o le abbandonano tra le calli? La spazzatura una volta era prodotta in quantità ridotta inimmaginabile rispetto ad oggi e per di più era quasi interamente biodegradabile, materiale organico che ritornava in ciclo, ora la modernità ha cambiato radicalmente gli stili di vita. Ricorda il sistema di pulizia fognaria della città fondato sullo sfruttamento dei cicli naturali di marea. Non si dichiara d’accordo sulla sanzione ma invece propende per un sistema di incentivi che premi chi produce meno scoasse ; si riproduca questo sistema su larga scala. Discariche organizzate di materiali grandi ove sia possibile l’eventuale recupero e riutilizzo sociale da parte di singoli o in maniera economicamente organizzata come avviene nei mercatini sempre più diffusi e di moda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BEPPE SANTILLO abbiamo bisogno di pratiche che dipendano da fantasia e creatività inventiva, perché non si reintroducono i vuoti a rendere come avviene in altri paesi? Ricorda i criteri di raccolta di Fiera di Primiero e la rigidità che li contraddistingue, non sempre le buone pratiche risolvono i problemi o inducono atteggiamenti virtuosi. Le scoasse qui non le vogliamo ma le spediamo invece al Sud dove la camorra organizza e gestisce il traffico dei rifiuti. Dovremmo ideare buone pratiche di quartiere organizzate con criteri di disciplina e autodisciplina. E’ fondamentale comunque educare al consumo e intervenire sulla produzione delle merci e sulla necessità della riciclabilità. Ricorda l’esigenza di allargare la riflessione e la discussione sul modello di sviluppo nonché della riduzione dei consumi stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO Sostiene che non c’è un’unica alternativa di strategia ma al contrario si devono individuare più strategie e pluralità di interventi. La logica non deve essere quella della sanzione ma quella della riappropriazione del territorio e dell’autorganizzazione sociale della governabilità del territorio. Piattaforma di interscambio delle merci dismesse come luogo di altissima socialità. Per quanto riguarda la produzione di merci osserva che più produciamo senza lavoratori - i produttori - più viene meno il controllo sociale e la capacità di incidere sul processo. Si chiede inoltre quale intervento possiede il soggetto consumatore nell’entrare in rapporto con la produzione? Per quanto riguarda il packaging, osserva trattarsi di un settore che va benissimo, chi ha potere d’intervento in tale settore? Come si diventa capaci di interlocuzione con gli operatori dal momento che spesso la sola interlocuzione individuale non sortisce effetti ed è fonte di frustrazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su alcune battute di LINO relative al riciclo dei contenitori di plastica e metallo che una volta sciacquati perdono la caratteristica di scoasse per ritornare semplici involucri vuoti, si scambiano alcune battute a proposito del possesso da parte di uomini politici di eventuali idee mirate ad affrontare la questione. E' così che viene nominato VELTRONI da parte di FERNANDO offrendo la possibilità a&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO per dire che Roma è sporca e VELTRONI ne è responsabile; ha privilegiato la comunicazione e la spettacolarità; invita a riflettere sul fatto che il governo dei cambiamenti sembra essere sempre legato al profitto. I cittadini sono sempre depotenziati nei confronti dei meccanismi del mercato che si autoriproduce; sono condannati al ruolo di consumatori e non acquisiscono statuto di cittadinanza. E' ricercata sempre la soluzione tecnicamente migliore lasciando così totale autonomia al mercato; si deve invece ragionare su quello che è il sistema di accumulazione e produzione della ricchezza dell’attuale organizzazione dell’economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAUSA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CLAUDIO suggerisce di proporre un’iniziativa pubblica dove presentare delle buone pratiche che dovremo individuare questo pomeriggio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA afferma che forse vale la pena di spendere ancora del tempo per maturare una maggiore coesione del gruppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FERNANDO la prospettiva di organizzare un incontro tra un esperto di RSU e VESTA sono atti concreti come la raccolta del toner, le lampadine, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CRISTINA non pensa ad assemblee ma ad incontri più ufficiali nelle sedi pubbliche come potrebbe essere la sala S. Leonardo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO C. in Trentino,ricorda, funziona il sistema di raccolta differenziata; paragonato al Veneto quale deve essere il rapporto con l' Ente Locale e come intervenire per interloquire con il governo locale? Anche in Emilia esistono iniziative interessanti. Noi dobbiamo imparare ad entrare in contraddittorio con la Municipalità. Se il Comune non “accetta” dobbiamo considerare la necessità di fare pressione. Bisogna essere capaci di “apprendere”: ci vuole expertise per diventare un interlocutore in possesso di conoscenza, dobbiamo anche imparare a comunicare e decidere cosa comunicare e con quali mezzi. Approfondire la questione degli stili di vita (da cambiare) in rapporto ad una società che abbiamo definito "bloccata". Quindi ribadisce la indispensabilità di raccogliere ed acquisire materiale con cui uscire in pubblico e farci conoscere. Perché suggerisce non occuparci della società della plastica?. FONDAMENTE deve proporre approfondimento e “uscire” pubblicamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CRISTINA considera un eventuale approccio polemico perdente; è più opportuno al contrario offrire proposte ed interloquire con domande e richieste di approfondimento volte a comprendere perché l’esistente è tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA dice che se ci si presenta ad un contraddittorio bisogna essere preparati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CRISTINA si dichiara contro la coppia amico/nemico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO noi non dobbiamo diventare un gruppo che si occupa di problemi specifici, non dobbiamo cadere nella trappola di diventare un meccanismo frammentato, tecnico e determinista; dobbiamo invece collocarci in una dimensione di dialogo che non si arresta ma procede nell'individuare le questioni che hanno valenza politica e che in quanto tali vengono poste agli amministratori che le gestiscono tecnicamente secondo mandato dei cittadini. Noi dunque dobbiamo essere in grado di formulare domande comprensibili e che abbiano carattere problematizzante. Bisogna capire come ci si legittima nel porre le domande, vale a dire come si costruisce il soggetto che pone la domanda? E ancora, le domande che sono formulate sono degne di un soggetto politico?&lt;br /&gt;La gente deve innanzitutto interrogarsi sulle proprie modalità e sui propri stili di vita. Prova a fornire un possibile elenco di domande:&lt;br /&gt;è possibile una domenica pulita a Venezia?&lt;br /&gt;è possibile eliminare i cassonetti?&lt;br /&gt;è possibile ripristinare il vuoto a rendere?&lt;br /&gt;Una volta potenziato il soggetto che pone le domande si va al confronto politico, evitando di scadere nella autoreferenzialità tecnica. Un sistema complesso non può essere gestito in termini tecnici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA osserva che non ci domandiamo più il perché del consumo di certi materiali piuttosto che di altri; non ci si domanda più il perché delle cose. Tutto nel mondo é in relazione ma non ci interroghiamo più su quali siano le relazioni: sembriamo averlo dimenticato. Ricorda l’importanza della gestione della tecnica e sulla comprensione degli effetti che da questa vengono indotti. Sintetizza: si può anche non saper fare ma occorre conoscere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAMPIETRO precisa che in un sistema complesso la conoscenza non basta; se io non mi fido dell’altro, il sistema collassa. Dove non è possibile la conoscenza dell’intero processo tecnico, io non posso che affidarmi allo specialista e accettare ciò che mi viene detto dal momento che non ho capacità di giudizio e valutazione infinita; ciò che diventa fondamentale è quindi comprendere il tipo e la qualità di patto sociale che vige e che regola di conseguenza le relazioni di convivenza nella società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO S. trova la discussione interessante ma dichiara ora di essere più interessato a strategie sociali di trasformazione. Quali cambiamenti possiamo mettere in atto? quali piccoli atti capaci però di trasformazione più profonda e generale, in grado di aiutarci a conoscere e comprendere l’intero processo di produzione? Interessa di più la questione del profitto o la gestione politica dello stesso: come usarlo nel produrre ed innescare cambiamenti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La discussione si accende interviene anche il verbalizzante che dichiara unilateralmente la chiusura del verbale per esaurimento delle proprie energie; si riserva comunque di inviare al più presto un intervento con alcune sue osservazioni relative al metodo di stesura del verbale insieme a qualche riflessione sulla discussione avvenuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L'incontro ha termine alle 17.00. I partecipanti concordano un informale programma di lavoro:&lt;br /&gt;Durante la prossima riunione si cercherà di approfondire il tema "pensioni" applicando il metodo sperimentato sulla questione "rifiuti";&lt;br /&gt;A settembre sarà organizzato un primo incontro con un esperto RSU per verificare e validare le domande emerse o che stanno emergendo sulla questione.&lt;br /&gt;Un terzo tema sembra affiorare: la capacità di carico turistico di Venezia e i cambiamenti antropologici che questo modello urbano sta producendo.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-6294956637123845754?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/6294956637123845754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=6294956637123845754' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6294956637123845754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/6294956637123845754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/06/verbale-incontro-del-23062007-villa.html' title='Verbale Incontro del 23.06.2007 - Villa Groggia'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-4920406842824224834</id><published>2007-06-26T23:23:00.000+02:00</published><updated>2007-06-26T14:14:42.882+02:00</updated><title type='text'>Prossima riunione 7 luglio 2007, ore 11.00</title><content type='html'>Cari tutti,&lt;br /&gt;potremmo fare il prossimo incontro di Fondamente sabato 7 luglio ore 11.00 presso i locali di Villa Groggia- Cannaregio. Abbiamo infatti ipotizzato di riuscire a riunire un gruppetto di persone per un'ultima riunione prima delle vacanze estive, attendiamo una conferma di disponibilità da parte di tutti i presenti per proseguire.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Proposta di discussione&lt;/strong&gt; per la prossima riunione di &lt;strong&gt;Fondamente&lt;/strong&gt; (7 luglio, ore 11.00 - Villa Groggia): è apparso difficile affrontare compiutamente due argomenti in una giornata dunque si potrebbe riorganizzare il dibattito in una seconda fase tra le due questioni già note:&lt;br /&gt;- Gestione dei rifiuti solidi urbani e partecipazione cittadina&lt;br /&gt;- Riforma del sistema previdenziale e pensionistico&lt;br /&gt;La prima potrebbe essere meglio e più specificatamente declinata in relazione alla specificità veneziana che consente analisi e sperimentazioni avanzate in relazione alla pressione turistica e all'uso saltuario della città.&lt;br /&gt;La seconda questione è stata trascurata sabato scorso ma potrebbe essere trattata in coppia con la prima, cercando con più costanza il passaggio tra le questioni (da questioni di governo locale a una valenza più generale e di prospettiva) a cavallo dei temi socioculturali che emergono continuamente.&lt;br /&gt;Il metodo di analisi/approfondimento ipotizzato nello scorso odg è stato più volte richiamato e confermato dalla discussione (siamo a cavallo tra il punto 1 e 2 ed abbiamo ipotizzato in settembre il primo confronto con esperti):&lt;br /&gt;1. primo livello di discussione libera (con verbale e"cristallizzazione" di alcune idee-chiave);&lt;br /&gt;2. ricerca di dati, analisi e documentazione di supporto;&lt;br /&gt;3. formulazione di punti fermi e quesiti;&lt;br /&gt;4. confronto con esperti, persone-chiave;&lt;br /&gt;5. iniziativa pubblica di confronto con la cittadinanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla discussione è emerso come sia opportuno svolgere a turno il ruolo di verbalizzatore (è una grande fatica) come quello di moderatore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-4920406842824224834?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/4920406842824224834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=4920406842824224834' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4920406842824224834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/4920406842824224834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/06/cari-tutti-potremmo-fare-il-prossimo.html' title='Prossima riunione 7 luglio 2007, ore 11.00'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-3237267724751247147</id><published>2007-06-14T21:34:00.000+02:00</published><updated>2007-06-26T14:16:59.837+02:00</updated><title type='text'>Incontro 23 giugno ore 11.00</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Proposta di discussione&lt;/strong&gt; per la prossima riunione di &lt;strong&gt;Fondamente&lt;/strong&gt; (23 giugno, ore 11.00 - Villa Groggia).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Organizzare il dibattito attorno a due questioni "attuali" e "concrete":&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Riforma del sistema previdenziale e pensionistico;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gestione dei rifiuti solidi urbani e partecipazione cittadina.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p align="justify"&gt;La scelta dei due temi può essere così argomentata: si tratta di due temi "immediati" e controversi quanto a posizioni e luoghi comuni. Il primo ha una valenza più generale e di prospettiva; il secondo chiama in causa questioni di governo locale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Rispetto al "decalogo" proposto nella prima e seconda riunione, l'idea è quella di analizzare queste due prime questioni come banco di prova per i temi seguenti:&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pensioni: 1) pubblico/privato; 2) diritti/privilegi; 5) giovani/anziani;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Rifiuti: 1) pubblico/privato; 6) fisco/spesa pubblica; 7) ambiente/crescita; 9) locale/globale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p align="justify"&gt;Metodo di analisi/approfondimento:&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;primo livello di discussione libera (con verbale e "cristallizzazione" di alcune idee-chiave);&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;ricerca di dati, analisi e documentazione di supporto;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;formulazione di punti fermi e quesiti;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;confronto con esperti, persone-chiave;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;iniziativa pubblica di confronto con la cittadinanza&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-3237267724751247147?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/3237267724751247147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=3237267724751247147' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3237267724751247147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/3237267724751247147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/06/proposta-di-discussione-per-la-prossima.html' title='Incontro 23 giugno ore 11.00'/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5465035279303484094.post-5724830271592742814</id><published>2007-06-13T17:39:00.000+02:00</published><updated>2007-06-13T17:51:58.132+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Venezia, Parco di Villa Groggia, 9 giugno 2007, ore 11.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Secondo incontro del gruppo Fondamente&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sintesi degli interventi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro Pizzo&lt;/strong&gt;                   chiede se ci sono commenti rispetto all’incontro precedente (Isola della Certosa, 26 giugno), anche riguardo la gestione della riunione e la scelta dei temi in discussione. Lamenta la mancanza di un documento di “capitalizzazione” di quanto emerso in quella occasione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernando Marchiori&lt;/strong&gt;  trova inopportuna la scelta di allegare alla convocazione di questo secondo incontro degli appunti scritti a mano che evidentemente andavano elaborati e organizzati. Può dare l’impressione all’esterno che solo a ciò si sia ridotto il lungo confronto alla Certosa, dal quale invece sono emersi elementi di riflessione anche piuttosto alta. Si propone come verbalizzatore della presente riunione. Propone anche di dare un nome, sia pure provvisorio, al gruppo, anche per firmare collettivamente future convocazioni, eventuali documenti, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Silvia Raccampo&lt;/strong&gt;                   Si era proposta per oggi la questione della società bloccata nel nostro Paese. Certo può essere anche un modo per reinterpretare il tema della complessità. Ma in generale si chiede se sia corretto condizionare la discussione con proposte di riflessione già predeterminate o non sia meglio piuttosto arrivarci in modo più aperto, per esempio attraverso scambi di opinioni in un blog.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernando&lt;/strong&gt;                               chiede di riassumere i punti del “documento programmatico” del primo incontro, a beneficio dei nuovi partecipanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                             rilegge la parte finale del documento, quella riguardante l’Italia come società bloccata, e poi anche l’elenco delle questioni chiave e delle dicotomie emerse, sottolineando l’importanza di scendere sempre nella concretezza, di riportarle anche a un vissuto concreto della realtà cittadina, per verificarne immediatamente la tenuta e per riportarle a una dimensione più pubblica.&lt;br /&gt;Pubblico/privato: la privatizzazione anche a livello sociale è diventata normale; la sfera del pubblico viene comunemente percepita come residuale, negativa. La questione rimette in discussione molti nostri comportamenti privati.&lt;br /&gt;Diritti/privilegi: estensione dei diritti, certo, ma attenzione alle contraddizioni, perché per esempio l’estensione dei “diritti universali dell’uomo” è oggi anche la giustificazione della guerra in Afghanistan o in Iraq. Dall’altre parte è evidente la crescita dei privilegi, accettati in maniera passiva da chi li subisce (normalità delle diseguaglianze).&lt;br /&gt;Religione/laicità: dicotomia che permea nuovi comportamenti e scelte politiche, aprendo falde contraddittorie anche a sinistra. Quale possibilità di costruzione di una laicità autentica a fronte di una società sempre più multiculturale?&lt;br /&gt;Welfare: si investe su persone, saperi, conoscenze? In Italia no. Si assiste invece a una decapitalizzazione del patrimonio pubblico, per esempio non si investe nella scuola pubblica, nell’università, nella ricerca…&lt;br /&gt;Vecchi/ giovani: la spaccatura generazionale è un’altra declinazione del tema diritti/privilegi.&lt;br /&gt;Fisco/spesa pubblica: doppia possibile lettura: necessità di investimento pubblico in strutture collettive e rapporto sempre più difficile tra Stato e contribuente.&lt;br /&gt;Ambiente/crescita: dalla ricerca di uno sviluppo sostenibile alle teorie “antisviluppiste” che rifiutano la logica di uno sviluppo infinito, l’idea (anche di tanta sinistra) che la nostra società è in difficoltà semplicemente perché l’“economia non cresce”.&lt;br /&gt;Lavoro/tempo libero: il valore del lavoro, quale il suo spazio/senso in una società complessa nella quale il tempo libero non si riduce a un tempo di “non lavoro”?&lt;br /&gt;Locale/globale: limiti di una politica che cerca di dare risposte tutte sul piano locale, mentre sono le questioni più generali che bloccano scelte e possibilità. Rischio di schizofrenia tra il qui e ora e il globale.&lt;br /&gt;Guerra/pace: indebolirsi di una cultura della pace mantenibile in un equilibrio di rapporti di forze e che non ha peso reale nella politica internazionale, mentre si è tornati a fare politica interna attraverso la guerra.&lt;br /&gt;Erano poi emersi altri temi forti, per esempio quello della legalità. Ricorda infine lo sforzo di chiarificazione terminologica che ha accomunato molti interventi nel primo incontro, quasi a cercare un nuovo glossario minimo comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Yasser&lt;/strong&gt;                              I punti appena ricordati comprendono praticamente tutto, ma non è così che si colma il vuoto tra la classe politica e la gente comune. Un linguaggio difficile e grandi analisi rischiano di essere degli ostacoli nella realizzazione di qualcosa di concreto. Consiglia di partire da una cosa piccola, a portata di mano, e una volta realizzata quella procedere un gradino alla volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Il bisogno di azioni concrete è di tutti. Ma è possibile agire oggi efficacemente, produrre un cambiamento concreto se non si produce un cambiamento nel modo di pensare? Si tratta di provare a pensare diversamente il problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Yasser&lt;/strong&gt;                              Porta la sua esperienza: da una grande discussione con alcuni amici è nato cinque anni fa un Gruppo di Acquisto Solidale: erano 7 persone, oggi il gruppo coinvolge oltre 50 famiglie e ha ottenuto l’attenzione del Comune, l’impegno anche delle istituzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alberta De Grenet&lt;/strong&gt;          Nell’altro incontro ci siamo chiesti: che ci facciamo qua? Come procediamo? Sono emerse varie ipotesi: impegnarsi in azioni dimostrative (raccogliamo le cartacce in campo); chiamare degli esperti a intervenire su temi specifici; continuare a incontrarci in luoghi aperti, pubblici. Comunque non abbiamo per ora lo scopo di fare qualcosa di pratico. Questo sembra delinearsi come un gruppo di riflessione teorica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Claudio Peressin&lt;/strong&gt;             I temi generali prima presentati rischiano di non portare a nulla. Bisogna certo che dietro un’eventuale azione ci sia una riflessione, ma è anche necessario stare nelle cose che ci accadono intorno. Porta l’esempio di gruppi e comitati sorti a Venezia contro il Mose, contro le “grandi navi” o contro l’inquinamento provocato dal traffico della tangenziale di Mestre. Spesso non si tratta di persone sprovvedute, perché per es. discutere del traffico in tangenziale significa anche mettere in discussione un modello economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Silvia&lt;/strong&gt;                                D’accordo. Stiamo cercando di smettere di pensarci separati. Affrancarci dalla separazione cartesiana tra mente e corpo. Per evitare che nell’affrontare i dieci temi generali si parli a vuoto, si tratta di sfaccettarli in tutta la loro complessità, di incarnarli, trovando gli strumenti non solo intellettuali per cambiare lo stato delle cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernando&lt;/strong&gt;                         Dovremmo sempre tener conto che accanto a una crisi di rappresentanza della politica, c’è anche una questione che ha a che fare con la rappresentazione della politica. Il “teatrino” mediatico, il confronto dematerializzato, la realtà virtuale, la “personaggizzazione” della politica. Una deriva iniziata con il mutamento antropologico denunciato da Pasolini e che oggi si compie con il Grande Fratello. Stentiamo ad accorgerci di essere già in una “Second Life”. Siamo come dentro una bolla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Yasser&lt;/strong&gt;                              Ma io ho il bisogno di concludere qualcosa. Riflettere va bene, ma dopo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      No alla vecchia politica: prima l’analisi e poi l’azione. L’azione è efficace se insieme è cambiamento del modo di pensare. La società è bloccata perché io sono bloccato. Siamo in una bolla ma abbiamo ancora la possibilità di sapere che siamo dentro questa bolla, la possibilità di pensare che c’è qualcosa d’altro fuori. E’ questo il disagio che blocca la nostra società. Cercare di pensare in un modo diverso è già un modo per  uscirne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernando&lt;/strong&gt;                         Perché è proprio su questo piano che i poteri politici ed economici hanno lavorato su di noi in questi decenni, cioè sull’immaginario, sulla rappresentazione, ed è solo su questo piano che possiamo provare a rispondere. Intanto smascherandolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lino Iannaccio&lt;/strong&gt;                 Partire dalle piccole cose (bene l’esperienza dei GAS ecc.), ma poi ci vorrebbe la sintesi che porti alla rappresentanza politica: una volta era il Partito, ma oggi il partito è partito. Eppure un discorso più ampio ci vuole. Se lo specchio è la società, io determino me stesso in rapporto a quanto e come entro in rapporto con essa.&lt;br /&gt;Credo che in questo Paese ci sia un problema di moralità. Bisogno di una assunzione di responsabilità in prima persona, per una diversa rappresentazione della società.&lt;br /&gt;Dare risposta alle singole solitudini.&lt;br /&gt;Difficoltà a entrare a fare politica in partiti e sindacati. E infatti stanno perdendo, “Ma adesso non voglio buttarla in politica.”&lt;br /&gt;Nuovi strumenti. Anche il vecchio “intervento” non serve a niente. E’ diventato un genere, come i dibattiti televisivi, con una sua struttura preordinata, uno svolgimento retorico. Meglio la conversazione, il dialogo, dove posso smascherare chi non è onesto nel confronto, la strumentalizzazione, il controllo sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Laura Gagliardi&lt;/strong&gt;               Esprime contentezza per la convocazione. Difficoltà da molto tempo a fare politica, solitudine. Bisogno non solo di appartenenza ideologica, ma anche di condivisione del sentire. E’ d’accordo sull’importanza del ricominciare a pensare. Non solo dire no, ma costruire un sì, attraverso una consapevolezza che nasce dal confronto. Sul fare è critica: non sempre il fare è veramente un fare, non sempre aggiunge qualcosa.&lt;br /&gt;Rivendica la sua appartenenza alla sinistra, cosa che probabilmente accomuna i presenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Paola Tiozzo&lt;/strong&gt;                    Ritorna su una questione già sviluppata e apprezzata nel primo incontro: non voglio collocarmi preventivamente, anzi: il mio essere qui nasce da un azzeramento delle mie appartenenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernando &lt;/strong&gt;                        Ricorda come nel primo incontro sono stati messi in discussione gli stessi termini di destra e sinistra affrontando questioni concrete. Per es., riconoscere il merito è di destra o di sinistra?  Si è anche deciso di incontrarsi in un parco o in un luogo pubblico proprio per evitare dei luoghi troppo connotati politicamente (per es. la sede di Rifondazione Comunista che pure era stata proposta).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      In una discussione aperta entrano processi di falsificazione, di messa in discussione,  ma anche processi di validazione. Per quanto mi riguarda una dei motivi di questi confronti è la verifica dell’ipotesi del socialismo nella nostra società. E’ un’ipotesi che tiene? Non dobbiamo rispondere ripescando vecchie categorie, ma portando fino in fondo dei discorsi, sviluppando dei ragionamenti, come quello su diritti e privilegi, per esempio. Anche questa è un’azione: un’azione che modifica il nostro “stradario mentale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mario Coglitore&lt;/strong&gt;              Completamente d’accordo con l’intervento di Paola. Anch’io sono qui perché ho fatto un percorso politico e temo di aver fatto un errore. Quello del PCI è stato il più devastante effetto politico nella storia della Repubblica. Ciò non vuol dire rinunciare a una cultura di sinistra, ma provare a rileggere criticamente un percorso. Bisogna che in questi confronti si rivaluti il termine “critica”. Critica e autocritica, altrimenti si fa solo scontro, e anch’io per molto tempo ho fatto solo critica senza mettermi in discussione. Ovviamente qui stiamo tra la psicologia e la terapia di gruppo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Ci sono i tempi e i ritmi della costruzione del nuovo. Non strutturare gli interventi, gli incontri, è un valore. Senza paura che si parli di sé. Rompere la separatezza tra pubblico e privato. Non si tratta più di delegare la sintesi al segretario di partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Laura&lt;/strong&gt;                               Rivendica il suo essere di sinistra, il poter usare positivamente il termine “compagno”. Volontà di partire dal vissuto personale. Non azzera nulla della sua storia politica, perché lei non ha conosciuto le logiche di partito ma quelle del movimento, dentro il quale è stata attivamente per almeno quindici anni, dalle scuole superiori fino a dieci anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Claudio&lt;/strong&gt;                            Uno dei motivi per cui la nostra società è bloccata e siamo come in una bolla, è il fatto che non solo siamo stati messi in quella bolla, ma ci siamo entrati noi stessi. Uno dei limiti della sinistra (del PCI) è stato quello di aver detto: noi siamo i migliori.&lt;br /&gt;Invece, da quando si è rotto il movimento, gli è capitato di vivere esperienze di impegno con persone diversissime tra loro e non solo di sinistra, per esempio nel suo lavoro in un campo profughi durante la guerra in Bosnia.&lt;br /&gt;Impasse: se cerco di fare qualcosa con quelli che la pensano come me, rischio di non riuscire a fare niente; se mi trovo a farle sto con persone che la pensano diversamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Siamo parte di questa società, ne abbiamo dunque anche la fragilità, che oggi si coniuga in una maniera precisa: siamo disposti a metterci in discussione su alcune cose ma probabilmente non su tutte. Non laddove abbiamo degli interessi, per esempio professionali. Questa appartenenza a singoli interessi è il segno che la privatizzazione è avvenuta, ci ha pervasi, ne portiamo le cicatrici. Superare questa sclerosi di interessi, altrimenti il blocco della società è in noi, la fragilità della società è questa nostra schizofrenia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Paola&lt;/strong&gt;                                Se guardo la mia vita professionale le più grandi fregature e discriminazioni sono venute da persone di sinistra. Dunque posso parlare di me solo come individuo, azzerando appartenenze e provenienze ideologiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Silvia&lt;/strong&gt;                                La posizione di Paola è corretta anche dal punto di vista sociologico. Precari, immigrati, vecchi, giovani, sono realtà che hanno completamente sconvolto le nostre categorie. Giampietro e Paola mi sembrano su prospettive opposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernando&lt;/strong&gt;                          Da qualche parte si incrociano: da un lato si tratta di verificare la tenuta di valori ideali (nel caso di Giampietro il socialismo) scrostandone le gabbie e le storture ideologiche; dall’altro lo scrostarsi di dosso ogni appartenenza è condizione necessaria al recupero di una propria storia personale, di una identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alberta&lt;/strong&gt;                             A monte di tutto questo non c’è solo la storia della sinistra, ma proprio la storia italiana, la mancanza di unitarietà e di senso civico. Non si può non tenerne conto, anche sul piano della provenienza personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mario&lt;/strong&gt;                               Verificare se abbiamo un comune sentire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Claudio&lt;/strong&gt;                            Che cosa vuol dire per te “comune sentire”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mario&lt;/strong&gt;                               Se condividiamo dei valori morali, per usare l’espressione di Lino, io preferisco dire “valori etici”, la parola “morale” mi sa troppo di Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cristina Toso&lt;/strong&gt;                              Proviamo a vedere quali sono questi valori. Prendiamo un punto per cominciare, per esempio la meritocrazia che più volte è emersa nei discorsi anche l’altra volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Laura&lt;/strong&gt;                               Partiamo da un nostro desiderio. Restando nella propria esperienza. Mi sono allontanata dalla politica, anche di genere, perché volevo partire da me. Ognuno parli come sa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lino&lt;/strong&gt;                                  Sentire non è ancora condivisione di valori. Io parlerei di sensibilità alla reciprocità. Si tratta di valorizzare l’individuo, non le idee. Il nostro stare qui, oggi, va in questa direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Come ridinamizzare la nostra società, come rimetterla in moto? Era questo il tema proposto per oggi. Proviamo ad affrontarlo. Qual è l’immagine che riusciamo a proiettare in avanti per ricostruire una dimensione di socialità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Claudio&lt;/strong&gt;                            Porta l’esempio di un gruppo di donne di Cannaregio che praticano forme di solidarietà reciproca organizzandosi spontaneamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alberta&lt;/strong&gt;                             Venezia è una città che agevola i rapporti sociali, anche le classi sociali sono molto mescolate. Dovremmo sfruttare queste caratteristiche anche per allargare il nostro gruppo, coinvolgendo persone diverse. Torna alla questione della semplicità di linguaggio che poneva Yasser: se volessimo davvero espanderci, dovremmo parlare all’esterno come ci si rivolge ai bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Laura&lt;/strong&gt;                               Esalta la pratica femminista di queste donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Resta il fatto che queste cellule sane non riescono poi a cambiare un organismo sociale che è malato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lino&lt;/strong&gt;                                  Forse sono delle monadi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Yasser&lt;/strong&gt;                              Ecco che si parla partendo da fatti piccoli. Sarebbe bene che ognuno partisse da esperienze concrete, personali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Ma quell’esperienza non è un fossile? Non lo facevano anche le nostre nonne di badare vicendevolmente ai bambini ecc.?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alexandra Geese&lt;/strong&gt;                        Esistono relazioni piccole tra gruppi, legate alla scuola per es. Ma si fatica a metterle insieme. Quella veneziana è un’esperienza di amicizia allargata. Quanto alla società bloccata, bisogna tener conto che c’è un contesto economico mondiale, che è la mancanza di alternative al capitalismo, e c’è una dimensione italiana di stallo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Sappiamo portare all’esterno, espellere le negatività ma non le progettualità. Abbiamo smesso di credere alla positività della dimensione pubblica. Sul discorso del merito: con l’idea di meritocrazia si rischia di pensare di inserire una novità, mentre ci iscriviamo in una logica americana che non appartiene alla nostra storia. E poi non si risolve nella competizione delle individualità, nel tutti contro tutti? Del resto proprio questo è il prodotto di una società fragile, nella quale le mie paure personali le riorganizzo in una logica di microsocietà con chi mi è più vicino. Ma se sviluppiamo il ragionamento: le mamme che formano un gruppo a Cannaregio non risponde alla stessa logica di chi fa una lobby?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAUSA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernando&lt;/strong&gt;                         D’accordo con l’analisi sociologica di Giampietro sulla “lobby” delle mamme di Cannaregio. La dimensione politica di un’esperienza del genere è semmai quella delle “banche del tempo”, pubbliche (appunto) perciò aperte a tutti. Quanto alla meritocrazia, sarebbe meglio buttare questo termine e considerare semplicemente, accanto alla uguaglianza delle opportunità, anche la giustizia e la correttezza. L’insegnante o l’impiegato comunale che firmano la presenza e poi se ne vanno a casa, è giusto che abbiano lo stesso stipendio e le stesse garanzie di chi cerca di svolgere al meglio il proprio dovere? E’ giusto che nei concorsi universitari raccomandazioni e nepotismi prevalgano sempre più sui curricula e sui titoli? Succede così nel resto d’Europa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eugenio Parziale&lt;/strong&gt;             pone la questione delicatissima dei valutatori: chi stabilisce e certifica il merito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Silvia&lt;/strong&gt;                                Forse dovremmo riconsiderare i 10 temi iniziali, per esempio ponendo ancora il grande tema dell’Altro che sta a cuore a qualcuno di noi, che prima mi diceva, a proposito degli immigrati: è giusto che vengano qui? O non sarebbe più giusto che rimanessero (che permettessimo loro di rimanere) a casa loro? Dovrebbe votare Lega per questo? E’ una provocazione, naturalmente, ma pone un problema concreto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      E’ un’altra declinazione della questione del blocco della società. Che ha distrutto e dimenticato ciò che era e non sa riorganizzarsi elaborando un progetto. La nostra società non è né carne né pesce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mario&lt;/strong&gt;                               Che vuol dire né carne né pesce? E perché negli ultimi interventi (Fernando, Giampietro) esce finalmente il concetto di Europa? Quale Europa intendiamo, viste le difficoltà di integrazione ecc.?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Esistono dei caratteri che sono nella storia dell’Europa, per es. l’organizzazione del lavoro, il riconoscimento dei diritti, ecc. Credo nell’appartenenza all’Europa. Meritocrazia, retorica del mercato, scarso ruolo del pubblico ecc. sono invece “valori” importati chiavi-in-mano da un altro contesto, quello americano. Prova ne sia il Partito Democratico che stanno importando in Italia, il fatto che non siano stati neppure capaci di trovare un nome diverso a un partito che nasce sul modello dell’omonimo americano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alexandra&lt;/strong&gt;                        Ricorda la paura crescente, più o meno motivata, i continui richiami al problema della sicurezza. Ci si sente soli, vulnerabili. Non c’è più un’appartenenza di classe, e neppure professionale vista la necessità di cambiare più volte lavoro nel corso della vita. A ciò si aggiunge lo smantellamento dello stato sociale, in Italia come in Germania e nel resto d’Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lino&lt;/strong&gt;                                  Né carne né pesce? Da quando mi sono avvicinato alla politica la società italiana è sempre stata “in transizione” (era un tema caro ad Amendola). Transizione o schizofrenia?&lt;br /&gt;La Costituzione prevede il riconoscimento del merito, ma noi no lo abbiamo considerato, e adesso importiamo il concetto di meritocrazia.&lt;br /&gt;Ritrovare la dignità pubblica per poter tornare a fare politica. Se non entro in conflitto con ciò che è sporco, con ciò che “non va bene” (che sia nel condominio o nell’ambiente di lavoro) non sono degno di occuparmi di politica, perché mi nascondo nella mia bolla di individualità nella quale perseguo il mio particulare. Voglio proprio usare il termine “moralità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro &lt;/strong&gt;                     In una società cesaropapista come la nostra la regola è lo scambio. La buona contabilità degli scambi è oggi la politica. Abbiamo cannibalizzato tutte le ipotesi di emendamento, tutti i progetti di riforma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Stefania Marangoni&lt;/strong&gt;        Sulla questione “meritocratica”: il problema è non tanto chi valuta, come ha detto Eugenio, ma piuttosto i criteri di valutazione. E’ l’unicum italiano. In Europa gli altri Paesi hanno un progetto, dunque valutano. In Italia no. A scuola oggi lo vedi bene: chi ha un’idea di scuola, di educazione, sono per es. i ragazzi moldavi, mentre i nostri sono già “marci”, il valore che hanno introiettato è quello del telefonino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Laura&lt;/strong&gt;        difende l’esperienza del gruppo femminista. Non si tratta di un gruppo nato per necessità o bisogno, ma per un riconoscimento. Ci siamo scelte, messe in relazione sul piano non solo intellettuale, e “ci autorizziamo”. Crede nelle relazioni politiche tra donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      Vuoi dire che c’è una società al femminile che si è salvata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Laura&lt;/strong&gt;                               Non si è salvata, si è costruita. C’è la politica e c’è la politica di genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vari interventi (Fernando, Stefania, Giampietro, Silvia e altri) sono nettamente critici. Ricordano che la questione della critica di gender è già stata sollevata nel primo incontro, ma in termini di dispositivo dialettico da mettere in campo nelle relazioni, nell’analisi dei fenomeni sociali ecc. Qui la questione è posta in modo diverso, come una pratica che da una parte esclude, dall’altra si erge come modello. In sostanza: come può un’esperienza personale come questa (che nessuno mette in giudizio) intervenire sulla politica? Come può contribuire a costruire un “progetto di società”, che evidentemente è “per tutti”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Laura&lt;/strong&gt;                               ricorda che si tratta di esperienze diffusissime nel mondo. Sono realtà separate perché per ora non è facile portare questa pratica politica all’esterno, allargarla. Contesta che si possa considerare un pratica di gender quella “ideologica” indicata tra gli interventi precedenti, mentre qui si tratta della concretezza della sua vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernando&lt;/strong&gt;                         Forse Laura confonde “teoria” con “ideologia”. E comunque può essere ben concreta (e né teorica né ideologica) la questione del gender applicata all’insegnamento, praticata nelle relazioni interpersonali quotidiane, nell’analisi dei fenomeni sociali o dei processi culturali. Mentre sembra davvero ideologica la posizione di Laura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguono vari interventi di commento che si sovrappongono confusamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lino&lt;/strong&gt;                                  Riappropriarsi di una decisionalità politica. Non voglio tornare a pratiche di sopravvivenza, a logiche di “movimento” che lascio ai giovani. Oggi, qui, parlando nel parco, abbiamo fatto politica, cioè abbiamo cercato di collegare le monadi isolate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Santillo&lt;/strong&gt;            interviene sulla questione della “meritocrazia”: il merito di per sé non è garanzia di una società nuova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giampietro&lt;/strong&gt;                      riassume il senso del “nuovo” per la politica. Un processo aperto, inserendosi nel quale si possono produrre certi esiti piuttosto che altri; onestà intellettuale, anche nell’attaccare i luoghi comuni. Nei luoghi comuni spesso si annidano gli aspetti peggiori dei nostri automatismi. E nel contempo essere “visionari”, perché ci vuole una visione più ampia delle cose. “Voglio affrontare il problema delle scoasse davanti a casa, ma lo voglio fare avendo ben chiaro il quadro complessivo e anche la mia appartenenza a un sistema di blocchi sociali che si va costituendo.” Poi ribadisce la necessità di andare fino in fondo anche su questioni che sembrano inattuali o che possono essere impopolari: patrimoniale (di cui nessuno parla più), pensioni (lo scalone, su cui attacca la posizione di Rifondazione; e a proposito di gender: è giusta l’età differenziata tra uomo e donna per la pensione?), reddito di cittadinanza…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lino&lt;/strong&gt;                      Misurarsi con il fenomeno del non-voto. Torna la questione della rappresentatività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eugenio&lt;/strong&gt;                Paradosso: proliferazione di liste e partiti, mentre sentiamo che nessuno ci rappresenta veramente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lidia&lt;/strong&gt;                     Si presenta: è un’esponente trevigiana di Rifondazione. Ha ascoltato. Conferma la sensazione di alcuni: ci sono molti altri gruppi spontanei che si incontrano in giro per l’Italia. Ha osservato le dinamiche dei due gruppi presenti fin dal mattino nel parco: il nostro e quello di una serie di amici con numerosi bambini che hanno portato giochi e cibo. Noi ci siamo avvicinati, abbiamo cercato un contatto nella pausa del panino. Loro non hanno dimostrato interesse per quello che stavamo facendo. Loro sarebbero la società: bisogna trovare forme di coinvolgimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe&lt;/strong&gt;              Superare la forma partitica. “Rifondazione è un partitino novecentesco, dove manca la democrazia e il rispetto per le individualità”. Si può pensare oggi a un grande partito della sinistra, in cui ci possano essere uomini e donne liberi, pluralità, gruppi? Sulle pratiche politiche delle donne: sono importanti ma non devono diventare ideologia, bisogna cercare di portarle in un contesto più grande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Silvia &lt;/strong&gt;                   Dovremmo cominciare a chiederci quali sono i nostri interlocutori, quali i compagni di strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Stefania&lt;/strong&gt;                Porta l’esempio dei comitati, per esempio quello contro le “grandi navi” a Venezia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Silvia&lt;/strong&gt;                    Spiega la sua reazione forte alle parole di Laura tornando a parlare di “ideologia” e proponendone una definizione. Ribadisce: il rifiuto di ogni atteggiamento mentale di tipo ideologico dovrebbe essere per noi un fondamentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vari cenni d’assenso. Poi ancora strascichi di discussione e chiarimenti personali. Sono le ore 17. Si decide di dare un nome al gruppo: Fondamente. E di ritrovarsi sabato 23 giugno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5465035279303484094-5724830271592742814?l=gruppoculturapolitica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/feeds/5724830271592742814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5465035279303484094&amp;postID=5724830271592742814' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5724830271592742814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5465035279303484094/posts/default/5724830271592742814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gruppoculturapolitica.blogspot.com/2007/06/venezia-parco-di-villa-groggia-9-giugno.html' title=''/><author><name>fondamente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07964134826731848205</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry></feed>
